Paradisi fiscali sono anche paradisi per larte? A quanto pare no. Anni fa il barone Heinrich von Thyssen ha messo al "riparo" la sua collezione di dipinti portandola da Lugano a Madrid e vendendola allo Stato spagnolo che ne garantisce oggi gestione e mantenimento. Più di recente, il principe Adam II del Liechtenstein ha riportato a Vienna le celebri raccolte darte di famiglia conservate fino al 2004 nel castello di Vaduz. Quali sono stati i motivi del trasloco? I Liechtenstein sono collezionisti da secoli e le loro raccolte di pittura e scultura hanno spesso gareggiato con quelle degli Asburgo. I loro tesori sono sempre stati conservati, ben visibili al pubblico, in due palazzi di Vienna, uno nel centro storico e un altro appena oltre il Ring. Quando i nazisti occuparono lAustria nel 1938, le gallerie dei Liechtenstein vennero dichiarate «irrinunciabili beni artistici» per il Reich e fu intimato alla famiglia il divieto desportazione. Ma, con i bombardamenti su Vienna a partire dallestate del 1943, i principi attivarono una rocambolesca fuga di capolavori attraverso cantine di conventi e miniere di salgemma, facendo approdare a Vaduz lintera raccolta. Dopo la guerra lo Stato austriaco ha fatto notevoli (e sgradevoli) pressioni sui Liechtenstein per indurli a riportare in patria le raccolte. Senza ottenere risultati. Solo nel 2000 si è giunti a un accordo. Il principe Hans Adam II, si è impegnato a riallestire unesposizione permanente di 25o capolavori nello splendido palazzo di Vienna perfettamente ristrutturato (e per fare questo il nobiluomo ha speso 20 milioni di curo), in cambio della libera circolazione nei due sensi tra Vaduz e Vienna delle altre 1.6oo opere che compongono la collezione di famiglia. Il Museo Liechtenstein è un luogo affascinante, un palazzo barocco circordato da un parco urbano che contiene capolavori di Rubens, van Dyck, Frans Hals, Brueghel e Bellotto. Assieme a una spettacolare biblioteca al pian terreno ricca di ioomila volumi. Curioso apprendere che il principe ha rinunciato a sovvenzioni statali di qualsiasi tipo: il museo è e sarà esclusivamente privato, sganciato da logiche locali. In questi anni ha continuato ad acquistare opere darte sul mercato (con investimenti per diversi milioni di euro) puntando sulla costante crescita delle raccolte e sulla varietà di offerta, soprattutto in termini di mostre temporanee e di servizi (il ristorante del museo è uno dei migliori di Vienna). Per gestire la raccolta, i Liechtenstein hanno anche aderito al «Private Art Collections», unassociazione che riunisce altre collezioni private di rilievo (la Harrach, la Esterhàzy, la Schonborn-Buchheim, la Residenzgalerie di Salisburgo, lAccademia di Arti Figurative di Vienna) per scambi di opere e idee che consentano esposizioni più ricche e migliori sinergie organizzative.