Un mercato «opaco», dietro il quale «si sono create nicchie protette di monopolio pubblico e pubblico-privato attraverso società cui si incrociano gli interessi di pochi attori». E quello che il libro bianco di Confindustria e Confcultura sulla valorizzazione della cultura definisce "neo-statalismo" o "neo-capitalismo municipale", che ha generato «situazioni anche paradossali» soprattutto a livello locale, dove è più facile il ricorso al modello dellaffidamento dei servizi in house, cioè "in casa" della pubblica amministrazione con «acquisizioni di imprese private da parte di amministrazioni pubbliche o fondazioni, mortificando un mercato (per certi versi) ancora immaturo, ma strategicoper il sistema Paese, in cui lo sviluppo della capacità imprenditoriale andrebbe semmai rafforzato». Si prenda il caso di Arcus, società per azioni partecipata al 50 dal ministero delle Infrastrutture e per il resto da quello dei Beni culturali. Arcus può contare per gli interventi imprenditoriali in campo culturale sul 5 degli stanziamenti per infrastrutture. A distanza di anni manca ancora il regolamento attuativo e così il ruolo della Spa pubblica continua a essere svolto senza unadeguata programmazione e in assenza di «regole procedimentali che assicurino quantomeno imparzialità e trasparenza». Altrettanto si dica di Ales (Arte lavoro e servizi Spa), società mista costituita nel 98 per iniziativa dei Beni culturali insieme a Italia lavoro pa, società partecipata dal ministero del Lavoro. Nelle intenzioni dovrebbe essere una struttura multi-service che opera nel campo delle politiche occupazionali nel settore della cultura, ricollocando, per esempio, i lavoratori socialmente utili. Nel tempo ha finito, invece,, per diventare una società leader di mercato nella progettazione e realizzazione di servizi per i beni culturali. Si tratta, però, di un competitor certamente avvantaggiato, perché può contare sugli affidamenti diretti di gestioni di servizi garantiti dal fatto di essere emanazione della pubblica amministrazione. Anche Scabec Spa- società partecipata per il 51 dalla Regione Campania e per il 49 da imprese sul mercato - presenta profili problematici, di cui si è occupato nel 2007 il Parlamento. Scabec, infatti, partendo da una posizione privilegiata che è garantita dalla presenza della Regione, gestisce alcuni siti campani di competenza statale, andando al di là dellorganizzazione dei servizi aggiuntivi. Lo stesso dicasi per Beni culturali Spa - società in possesso per il 100 dellassessorato per lindustria della Regione Sicilia -, che opera in settori che non figurano nella denominazione sociale, come lo spettacolo e lindustria - e la Srl Zètema, partecipata al 100 dal Comune di Roma. Nel 2006 laniministrazione capitolina ha sottoscritto con Zètema un contratto di servizio che - come ha stabilito il Tar Lazio - ha aggirato le regole dellevidenza pubblica. Zètema, tra laltro, partecipa, in concorrenza con gli altri operatori, allaggiudicazione di appalti banditi dal Comune e alla presentazione di progetti per il finanziamento di singole iniziative anche al di fuori dei confini del Campidoglio. Ecco perché, secondo la ricerca, «la legittimità degli affidamenti in favore di Zètema appare quanto meno controversa». Stesso giudizio per la Fondazione musica per Roma.
Vanno superate le nicchie protette di monopolio
Un mercato opaco si è creato in Italia, con la creazione di nicchie protette di monopolio pubblico e pubblico-privato attraverso società. Questo fenomeno è stato definito "neo-statalismo" o "neo-capitalismo municipale". Le società in questione, come Arcus, Ales e Scabec, hanno ricevuto finanziamenti pubblici e hanno ottenuto contratti di servizio con amministrazioni pubbliche, limitando la concorrenza sul mercato. Questo ha portato a situazioni paradossali, come ad esempio la creazione di una società che gestisce servizi culturali e allo stesso tempo partecipa all'aggiudicazione di appalti e alla presentazione di progetti per il finanziamento di iniziative.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo