Cinquanta luoghi di cultura che si preparano, entro lanno, a rinnovare le gestioni dei servizi aggiuntivi. Cinquanta siti - da quelli molto famosi a realtà meno conosciute - in cui le concessioni sono scadute da tempo e sono state automaticamente prorogate oppure sono state sospese. Una situazione di caos che si trascina ormai da anni, alimentata dalla mancanza di regole sul come predisporre i bandi, su quali servizi interessare, per quanto tempo e con quale estensione. In qualche soprintendenza si è tentato di correre ai ripari, ma con risultati dubbi, che spesso hanno generato contenziosi ancora in atto e finito per rendere più confuso il quadro. La situazione si dovrebbe, però, sbloccare entro la fine di aprile. Il ministero dei Beni culturali ha, infatti, approntato i nuovi criteri per le gare. Ci si muove - così come voleva la circolare 131, sottoscritta nel 2005 dallallora ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione, e come più di recente ribadito dallarticolo 14 del decreto legge 159 del 2007 - nellottica dellintegrazione dei servizi, per evitare la parcellizzazione delle gestioni che ha finora contraddistinto il settore dei beni culturali (si veda anche la pagina a fianco). Lobiettivo è di rendere il comparto più efficiente e redditizio, mettendo in rete sia in modo verticale che orizzontale - i servizi di musei famosi e non, così da rivitalizzare anche i luoghi darte minori. «Si tratta di un passaggio intermedio - spiega Maddalena Ragni, direttore generale per il bilancio e la programmazione economica del ministero dei Beni culturali - verso integrazioni più estese, capaci di agire sul territorio mettendo a sistema non solo i siti statali ma anche quelli degli enti locali. Per il momento ci si ferma ai siti di competenza statale. Dopo aver messo a punto il decreto, che sarà pubblicato a breve sulla Gazzetta Ufficiale, stiamo lavorando al modello di bando e al disciplinare, in modo da fornire criteri uniformi a tutte le soprintendenze». Le nuove regole si applicheranno alle concessioni in regime di proroga o in scadenza prima della fine di aprile. E questo per effetto del decreto legge "milleproroghe" (ora allesame del Senato), che ha spostato al 31 aprile il termine per ricorrere ai nuovi criteri, mentre la precedente scadenza era stata fissata al 28 febbraio. Tra le novità, la riduzione del periodo dei contratti da nove anni - come prevedeva la circolare Buttiglione - a un quadriennio, con la possibilità di un unico rinnovo per lo stesso tempo. «Il periodo di nove anni continuativi fissato dalla circolare chiarisce Ragni - era senzaltro favorevole ai gestori privati, ma risultava penalizzante per lamministrazione soprattutto in questa fase, che è di sperimentazione dei nuovi criteri. Daltra parte, non si poteva neanche, per effetto della giurisprudenza europea, ritornare alla situazione pregressa, quando la concessione era di quattro anni, rinnovabili per altri quattro. Perché il rinnovo automatico non è consentito. Si tratterà, pertanto, di studiare il contratto in modo che questa eventualità venga esclusa e il rinnovo della concessione sia legato a una valutazione, da parte della pubblica amministrazione, dei risultati raggiunti dal concessionario». Tra i servizi che possono essere messi a gara per una gestione integrata compaiono anche quelli di pulizia e di vigilanza, finora quasi mai contemplati. Critica la posizione dei concessionari. «Il ministro dei Beni culturali Rutelli- afferma Patrizia Asproni, presidente di Confcultura - aveva espresso lintenzione di allargare e potenziare il mercato e, in questa prospettiva, aveva avviato un colloquio con gli operatori. Il decreto, invece, disattende quelle buone intenzioni, poiché il tavolo di concertazione è stato bruscamente interrotto e le regole elaborate risultano mediocri, lontane da quei criteri di efficienza ed efficacia che si intendeva raggiungere. Così si indebolisce ulteriormente lindustria del settore, impedendo la crescita del mercato oggi asfittico proprio a causa delle limitazioni imposte da norme obsolete».