Cercavano il fondo della vasca e i canali per lo scolo delle acque. E si sono trovati davanti il corpo di una fanciulla, fasciata da un panneggio mosso che evidenzia le forme aggraziate della ragazza: bellissima, anche se scempiata e mutilata dalla furia dello scalpello. Accanto, il pezzo di un sarcofago istoriato. Poi cippi, iscrizioni e altari funerari dellantica via Castrimeniense che porta a Marino. Ma, soprattutto, decine di frammenti di un tempio in peperino che Rodolfo Lanciani nell800 già doveva constatare come scomparso. E i cui capitelli, fregi dorici, lesene e basi dirute, erano andati invece a finire da secoli nel "butto" lì vicino. Ossia la gigantesca cisterna di inizi primo secolo dopo Cristo appena ritrovata a due passi dalla ferrovia che attraversa Ciampino. Un vasto spazio trapeziodale, con 23 pilastri emersi dal fango, che gli archeologi della Soprintendenza del Lazio hanno riportato alla luce a partire da ottobre (dopo i sondaggi del 2004) nellambito dei lavori decisi dal Comune di Ciampino per il sottopasso che eliminerà il passaggio a livello. Siamo in località Marcandreola. A un passo dai casali cinquecenteschi dei Colonna, dalla via dei Laghi e dallaeroporto. E a poche decine di metri dalla villa di Quinto Voconio Pollione (II sec. d.C.), spogliata nellOttocento delle sue statue più belle (sileni, atleti, veneri) andate ad arricchire il mercato internazionale e il Landesmuseum di Karlsruhe. Una villa sepolta oggi sotto villini e villette. «Si pensava che della dimora patrizia non rimanesse più nulla. E invece, facendo i sondaggi in un terreno privato, un anno fa abbiamo trovato le propaggini della pars rustica, oltre a una sepoltura in pozzetto molto precedente, dellXI secolo» spiega Alessandro Betori, responsabile per la Soprintendenza dello scavo eseguito dallarcheologa Agnese Fischetti. Fu forse proprio per la posa dei binari nel 1856 che il tempio in peperino venne demolito. Mentre i resti delle tombe finirono nella cisterna quando nel '500 la zona fu destinata a orti. «Edificio pubblico per usi agricoli, la cisterna si appoggia a un muro in opera quadrata del quinto secolo a.C. che serviva per irreggimentare le acque di un rivo o di un torrente ora scomparso». Il muro corre anche sotto il liceo costruito negli anni Ottanta e rispunta, più in basso, nella fossa del sondaggio eseguito nel terreno dove sorgerà un altro, ennesimo insediamento residenziale. «Dei 40 metri di superficie muraria, almeno 10 rimarranno a vista e saranno visitabili» assicura Betori. E la cisterna, che fine farà? «Dintesa con il Comune di Ciampino - sottolinea la soprintendente archeologa del Lazio, Marina Sapelli Ragni - verrà fatta una parziale musealizzazione della struttura, in modo che lesterno dei muri perimetrali restino in vista testimoniando i volumi delledificio». Buona parte della cisterna dovrà insomma, finito lo scavo, essere interrata. E per i frammenti del tempio in peperino gettati nel "butto", «si profila lipotesi di una collocazione e, dove possibile, della ricostruzione, allinterno di uno spazio comunale qui a Ciampino».