Cercasi disperatamente sponsor per iniziare al più presto il restauro del «Compianto del Cristo morto». L'opera, otto terrecotte a grandezza naturale tra le più belle uscite dalla mano di Guido Mazzoni, artista modenese del Quattrocento, rischia di andare letteralmente in frantumi. Le figure dello scenografico gruppo, custodito nella chiesa di Sant'Anna dei Lombardi, sono coperte da una fitta ragnatela di crepe e fratture. Occorrerà, dunque, smontarle pezzo su pezzo per poter fare una diagnosi esatta dei malanni che le affliggono. «Un lavoro delicatissimo - sottolinea Flavia Petrelli, la storica dell'arte della Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici guidata da Enrico Guglielmo, a cui è affidata l'alta sorveglianza dei tesori della chiesa - perché l'indagine dovrà anche salvaguardare le caratteristiche di questa scultura emiliana i cui effetti espressionistici: le rughe, i dettagli delle vesti, del volto, dei capelli, sono elementi di eccezionale bellezza». I perni di sostegno che si trovano all'interno delle statue potrebbero infatti essere del tutto ossidati e ogni azione, anche la più lieve, rischia di ripercuotersi pesantemente sulle già malsicure aree di puntello. L'ultimo intervento degli specialisti fu fatto negli anni Ottanta e considerò appunto la sostituzione dei sostegni metallici stremati dall'ossidazione. Ma si dovrà anche tentare di recuperare le poche tracce di colore che ancora restano sui personaggi. Perchè le statue, quando vennero consegnate ai committenti, i sovrani aragonesi, erano completamente colorate. Il gruppo venne commissionato al Mazzoni qualche anno prima della consegna, avvenuta nel 1492, e sistemato nel convento dei monaci olivetani fondato nel 1411 da Gurello Origlia e dedicato, assieme all'annessa cappella, alla Vergine di Monteoliveto Purificazione di Maria. L'intero complesso divenne poi la chiesa dedicata a Sant'Anna, allorché vi si aggiunse un corpo di fabbrica realizzato sotto la direzione di Domenico Fontana nel 1582. «Che fossero dunque in maniera da avere un aspetto reale - chiarisce l'esperta - emerge dall'analisi di altri gruppi prodotti modellati dallo stesso scultore per le chiese di San Giovanni Battista, a Modena, e Santa Maria della Vita, a Bologna». Di più. Perché fosse ricordata la casa che aveva ordinato il «Compianto», Mazzoni modellò i volti di sovrani aragonesi in due delle otto terrecotte: nella prima a sinistra, Giuseppe d'Arimatea, è stato individuato Alfonso d'Aragona; l'altra, sul lato opposto a destra, Nicodemo, propone invece il volto di Ferrante. Comunque vengano recuperate le tracce di colore, tuttavia, non si riuscirà a ottenere la situazione originaria. Il gruppo, durante questi cinque secoli, ha subito numerosi e poco puntuali restauri. Nel 1925, ad esempio, c'è il restauro di Pietro Vinchiotti, torinese, che cancella quello che resta della policromia e vernicia tutto color bronzo; rifà in parte i capelli di Cristo, sostituisce il poggiolo di marmo con il travertino e muove le figure dalla posizione originaria dando un nuovo assetto al gruppo con una scena semicircolare. Le statue, oltre al Cristo e ai sovrani aragonesi, propongono, da sinistra, Maria di Cleofa, Maddalena, Madonna, Giovanni Battista e Maria Salome, avevano invece uno sviluppo laterale alla figura di Cristo. «Il dato su cui ragioniamo - dice la storica - è la direzione dello sguardo di ciascun personaggio che non confluisce nella deposizione». Insomma, per una corretta lettura della drammaticità della scena si dovrà tentare di ricostruire anche la posizione originaria degli elementi. Il finanziamento del restauro, centomila euro, è stato chiesto al Ministero ma è poco probabile che la somma sia stanziata per intero. «Per questo - dice la storica - per salvare uno dei più bei gruppi di terrecotte esistenti, auspichiamo anche il sostegno dei privati».
A SANT'ANNA DEI LOMBARDI Il Cristo morto un capolavoro a rischio usura
Il Compianto del Cristo morto, un gruppo di otto terrecotte a grandezza naturale realizzato da Guido Mazzoni nel Quattrocento, è in pericolo di essere distrutto a causa delle sue condizioni di degrado. Le figure sono coperte da crepe e fratture e richiedono un restauro delicato per essere salvate. La scultura è stata commissionata ai sovrani aragonesi e presenta elementi di eccezionale bellezza, tra cui le rughe e i dettagli delle vesti e del volto. Il gruppo è stato restaurato nel 1925, ma il restauro non ha recuperato la situazione originaria. Il finanziamento del restauro è stato richiesto al Ministero, ma è poco probabile che la somma sia stanziata.
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