Un altro capolavoro custodito agli Uffizi volerà in Giappone. A un anno dalla trasferta dell'Annunciazione di Leonardo da Vinci, lunedì pomeriggio sarà «impacchettata» e spedita anche La Venere di Urbino. Come per la tavola leonardesca, anche la tela dipinta da Tiziano intorno al 1538 sarà la star della mostra «La Venere di Urbino. Mito e immagine di una dea dall'Antichità al Rinascimento», curata da Maria Sframeli, responsabile dell'Ufficio ricerche del Polo Museale Fiorentino. L'obiettivo dichiarato della mostra è ripercorre la fortuna del mito di Afrodite-Venere, dea dell'amore e personificazione dell'ideale di bellezza femminile, nell'arte italiana del Medioevo e del Rinascimento attraverso le opere di alcuni dei massimi maestri dell'epoca. Con questa «giustificazione», voleranno in Giappone - e saranno visibili nel Museo Nazionale di Arti Occidentali a Tokyo, con la sponsorizzazione del grande giornale Yomiuri Shimbun, dal 3 marzo al 18 maggio - ben 77 opere dall'Italia. Una buona metà se ne andranno dai musei fiorentini, che contribuiranno ancora una volta generosamente a un'esposizione in terra nipponica, a cominciare dagli Uffizi, una vera e propria «cava» di capolavori da spedire in ogni angolo della Terra. Oltre alla Venere di Urbino - che ha già lasciato gli Uffizi nel 1935, nel 1978, nel 1998, nel 2000, e per ben due volte nel 2003 - lasceranno la Galleria (e difficilmente saranno rimpiazzati) la Venere di Lorenzo Di Credi e la Venere vista di spalle di Annibale Car-racci. Dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti voleranno in Giappone la Venere che pettina Amore di Giovanni da San Giovanni mentre dal Museo Bandini di Fiesole partiranno i Trionfi dell'Amore e della castità di Jacopo del Sellaio; e ancora la Galleria dell'Accademia si priverà della Venere realizzata da Pontormo su disegno di Michelangelo Buonarroti. Altri prestiti vedranno protagonisti - si fa per dire - il museo Archeologico, Palazzo Davanzati e il Museo degli Argenti di Firenze, la Biblioteca Estense di Modena, l'Accademia di Brera di Milano, le gallerie Borghese e Barberini di Roma. Parte del materiale è già giunto a destinazione, mentre alcuni pezzi (come la Venere di Urbino) se ne andranno lunedì prossimo. Ancora una volta si ripresenta l'irrisolto problema della regolamentazione dei prestiti dei capolavori. Questa mostra - incentrata sul mito e l'immagine di Venere - non dice assolutamente niente di nuovo a livello scientifico. Non fosse altro che si tratta, in parte, della «fotocopia» della mostra «Il mito di Venere» presentata a Cipro nel 2003 e che poi peregrinò tra Parigi e Bari. Quindi i motivi e gli interessi per mettere a rischio, un'altra volta, alcuni dei più apprezzati capolavori degli Uffizi sono di altra natura. Senza contare che l'accordo per questa mostra in Giappone - voluta in larga parte dal Ministero degli Esteri italiano - fu siglato dall'ex-ministro della cultura Buttiglione il quale, come il suo successore Rutelli, ha agito con un po' di leggerezza. Se infatti a Rutelli possiamo riconoscere la volontà di regolarizzare il prestito dei capolavori (con l'istituzione della cosiddetta «commissione prestiti»), va anche detto che alle parole non sono seguiti i fatti e oggi i soprintendenti italiani sono liberi di prestare a destra e a manca ogni tipo di opera, compresi i capolavori identitari di un museo, quelli che la legge dovrebbe tutelare con particolare attenzione. Dovrebbe, se qualcuno - quella legge - la applicasse alla lettera.