L'aula equestre dello Juvarra ospiterà 427 capolavori del design E' risorta la «Grande scuderia» ideata nel 1722 da Filippo Juvarra per la Reggia di Venaria Reale. Si prepara ad aprire le porte. Accoglierà il pubblico il 23 aprile, quando ospiterà 427 capolavori di design. Li proporrà in mostra, con il sostegno della Compagnia di San Paolo, l'Associazione Disegno Industriale, che da 50 anni assegna il premio «Compasso d'oro» ai migliori stilisti italiani. Con un anticipo di circa dieci mesi alla data prevista per l'inaugurazione ufficiale, le opere di restauro sono alle finiture. E' risanata la maestosa aula voltata, lunga 147 metri, alta 13,80, ampia 12,40. Un candido marmorino esalta di nuovo le prospettive delle sue pareti, incorniciate da una fuga di 1900 metri di rinnovati stucchi. La rischiara una parata aerea di 14 grandi lanterne. Mentre nei pavimenti in cotto spigato e pietra di Luserna un ordito di griglie attende l'ora di pompare migliaia di metri cubi d'aria climatizzata. Li produrrà un'avveniristica centrale, accolta in una navata sotterranea, quattro metri più profonda. Pare un'argentea astronave, che allinea 16 grandi condizionatori. Non resta che lucidare i pavimenti e ricomporre gli zoccoli in finta pietra. Entro il 30 marzo la scuderia verrà consegnata agli allestitori della mostra. I lavori, condotti con la regia di Alberto Vanelli, sotto egida del Soprintendente Francesco Pernice, sono stati progettati e diretti dal professor Paolo Marconi. Hanno affrontato le difficoltà di un restauro condotto su opere incompiute da Juvarra. «Abbandonò i cantieri di Venaria - ricorda Marconi - per mettere mano alla Palazzina di Caccia di Stupinigi. La Grande Scuderia, al contrario di quanto si pensa, non ospitò mai i cavalli del re. Nel Settecento rimase inutilizzata. Solo con l'Ottocento accolse i cavalli dell'artiglieria sabauda». Gli stalli, che Marconi vuole riproporre in faggio, erano allestiti su strati di ghiaia, che drenava le urine degli animali. «Nel tempo - prosegue Marconi -crearono depositi di sali ammoniacali, che risalirono le murature fino al tetto, provocando fioriture di salnitro». Per risolvere alla radice il problema Marconi ha scelto di rinnovare tutti gli intonaci, con nuovo marmorino. La soluzione ha creato sofferto dibattito, ma Marconi assicura che «non vi era alternativa». Qualche polemica hanno sollevato anche due scale in cemento armato, erette per collegare con uscite di sicurezza il piano superiore, quello che ospitava gli appartamenti dei paggi e che accoglierà una caffetteria, con affaccio terrazzato sui giardini. «E' una scelta che confermo, in quanto necessaria alla tutela del pubblico. Non me ne pento. In architettura ogni pentimento aumenta i costi», insiste Marconi. «Le scale verranno però dissimulate, coprendone le superfici in cemento con mezzi mattoni, simili a quelli juvarriani». Un ultimo intervento, programmato dopo la mostra, restituirà luce alle «serliane» della scuderia, due portali monumentali, ancora murati, che la mettevano in collegamento con gli spazi oggi occupati dal Centro Nazionale di Restauro, presieduto da Carlo Callieri. A lui e ad Andrea Bairati, assessore regionale all'Innovazione, si deve l'idea dell'«ouverture d'anteprima della scuderia, per collaudare la sua vocazione a grandi mostre». Quella sul design, curata da Maurizio Morgantini, è organizzata da Paola Zini «in un allestimento a dedalo, che proporrà capolavori di design dell'ultimo mezzo secolo, compreso un aeroplano».