Il traffico, con sempre più rotonde, le minaccia ogni giorno di più. Una volta erano dei simboli Leccezione in Italia è Bari: ogni vicolo ne ha una tutta sua. Di tante ora restano soltanto le fotografie dal nostro inviato La signora Ada Brancaleone, classe 1933, ricorda bene la giaculatoria. «Passando per questa strada, ti saluto o Madre Beata. Passando per questa via, Ti saluto o Madre mia». Sorride, pensando a quando era bambina. «Ad ogni incrocio cera una Madonnina. Mentre andavamo a scuola, ci fermavamo per una preghiera ogni cento metri. Le Maestà - così noi chiamiamo le Madonnine sui pilastri, sui muri delle case, nei piccoli oratori - ci accompagnavano ad ogni passo. E quando sono diventata ragazza, che festa. Nelle sere di maggio si andava alle Maestà per recitare il rosario, e così finalmente potevamo uscire di casa e guardare i giovanotti. E farci guardare». Bisogna salire qui, sulle colline della valle del Taro, per ritrovare il mondo delle Madonnine scomparse. Ci sono fiori i biancospino davanti alla Beata Vergine Maria della famiglia Dallatomasina, costruita nel 1878 «per essere stati liberati da grave infermità e preservati dalla grandine». Continua a sorridere la Regina degli Angeli, guardiana delle acque, sul pozzo e sullabbeveratoio delle mucche, abbandonati ormai da decenni. «Ma anche qui - racconta la signora Ida - tante Madonnine sono scomparse. Dopo la guerra molti sono andati via da questa terra così dura da lavorare. Muri e case sono crollati e anche le Madonnine sono state travolte. Poi, quando hanno allargato le strade per mettere lasfalto, tanti pilastrini sono stati sfrattati. Certi viottoli sono stati dimenticati e allora per trovare la Madonnina devi entrare nel fitto di un bosco. Ormai solo noi anziani ricordiamo dove sono nascoste le Maestà davanti alle quali si diceva il rosario». Le edicole sacre cambiano nome in ogni parte dItalia: verginine, madonnelle, mistadelli, pilastrini, cellettine, figurelle Le Madonne sui pilastri sono state sfrattate soprattutto dalle rotonde. «Adesso tutti corrono veloci. Li vedo passare in macchina, quasi sempre sono soli. In un quarto dora sono a Salsomaggiore. Noi ci mettevamo tre ore, quando a piedi andavamo a vendere uova e galline. Ma si stava in gruppo, si rideva e si scherzava. Quasi non sentivi la fatica. E anche attraverso i campi e i sentieri non ti perdevi mai. Allincrocio con la Madonna di Lourdes giravi a destra, passavi davanti alla Madonna del Carmine, una giaculatoria davanti alla Maestà di case Mezzadri». La figlia della signora Ida, Roberta Scaffardi, è ogni giorno alla ricerca delle Madonne che si sono perdute. Ha curato una mostra, assieme a Margherita Bernier, per il piccolo museo di cose antiche di Varano dei Marchesi. Sta scrivendo un libro. «Qui da noi - racconta - ci sono tante Maestà diverse: quella delle abitazioni, sul muro della casa, veniva messa per proteggere la famiglia o per grazia ricevuta. La Maestà delle fonti serviva a invocare aiuto per lacqua, il bene più prezioso per gli uomini e gli animali. La Maestà delle strade era la più diffusa. La nostra era una comunità chiusa, cera chi passava tutta la sua vita fra i quattro pilastrini che stanno attorno al paese. E quando doveva fare un viaggio - cinque ore a piedi per arrivare a Parma - nelle immagini delle Maestà cercava conforto e incoraggiamento. Le Madonnine erano una sorta di reticolo che avvolgeva le campagne e il paese. Non a caso, quando cerano le Rogazioni (il 25 aprile per San Marco e la settimana prima della festa dellAscensione) ci si riuniva tutti in chiesa a pregare per il raccolto poi si andava in processione fra i campi davanti a tutte le Maestà. I contadini, davanti ai loro campi, mettevano croci di legno per proteggere i beni più preziosi: il grano per il pane e il granoturco per la polenta. Perdere questi raccolti voleva dire patire la fame per un anno intero. Sulle croci veniva legato anche un ramo di ulivo benedetto, per tenere lontano la grandine». Negli anni '50 il paese si è svuotato. Braccianti, mezzadri e anche contadini sono andati a fare gli operai in pianura. «Per quarantanni le Maestà sono state dimenticate. Poi qualcuno è tornato in collina, dopo essere andato in pensione. Ha riaperto la vecchia casa, ha ritrovato la Maestà diroccata o coperta dalledera. Si è messo al lavoro per rimetterla in piedi, ha messo un cero o un mazzo di fiori. Ha capito che non è giusto perdere la memoria di un luogo dove i nostri nonni si facevano il segno della Croce. E magari pregando si riposavano un attimo, dopo una giornata di lavoro che spaccava la schiena». Sulla via Emilia resistono solo alcune delle edicole più grandi o gli oratori. Qualcuna si è trovata chiusa dentro al parcheggio di un supermercato. Giovanni Guareschi racconta la battaglia vinta da una Maestà dellacqua, sullargine del Po. Per non abbattere la Madonnina Peppone e don Camillo si mettono daccordo e fanno spostare una casa popolare. Tante altre edicole invece hanno perso la battaglia. Quasi mai, per non offendere la sensibilità e i ricordi degli anziani, sono state usate le ruspe. È bastato aspettare che il fulmine spaccasse il tetto, è bastato non fare nulla quando la statua di Maria è stata rubata e i muri hanno iniziato a crollare. Altre edicole sacre si sono trovate nel centro di una rotonda, e chi voglia portare un fiore rischia la vita sotto un autotreno. Di tante Madonnine esposte in edicole, sacelli, tabernacoli, restano solo le fotografie. LIbc - Istituto dei beni culturali - dellEmilia Romagna sta organizzando ricerche e inventari di queste testimonianze della religiosità popolare. «Le Maestà - ha scritto Anna Mavilla dellIbc - erano la Biblia pauperum, la Bibbia dei poveri, pagine aperte per il popolo che non conosceva le lettere ma aveva lintelligenza della fede». Accanto alla Vergine, tanti Santi chiamati in aiuto contro ogni afflizione. «Antonio abate, protettore degli animali, era invocato contro lherpes zoster, la peste, lo scorbuto e lafta epizootica. San Rocco contro silicosi, peste e vaiolo. Larcangelo Michele era propiziatore della buona morte e patrono delle confraternite seppellitrici. Genesio era invocato contro lepilessia, Valentino contro il malocchio. Liberata era la protettrice delle partorienti». Anche la statale Adriatica, allargando il suo asfalto, ha spazzato via Madonne di Loreto e Beate Vergini delle lacrime. «Qui ad Arcevia - dice Gianni Tenti, 47 anni, sociologo allufficio cultura della Regione Marche - siamo riusciti a non cancellare del tutto il passato. Negli anni '60 cè stato labbandono dei cascinali di campagna, ma poi abbiamo visto arrivare tedeschi e olandesi che si sono messi a comprare ruderi e a ristrutturarli. Così anche noi abbiamo capito che avevamo dei tesori in casa, edicole comprese, e li stavamo perdendo». Anche qui una mostra, organizzata da Pro loco e Comune. «Non ho ancora capito perché, ma ad Arcevia queste edicole sono chiamate «figurelle». Per fotografarle a volte ho dovuto usare le mappe dellistituto geografico militare, dove tutto è segnato. Per trovare una figurella sul monte San Simone ho camminato per due chilometri in un bosco abbandonato e ho trovato il pilastrino coperto da arbusti». Santi e Madonne anche qui vivranno almeno negli archivi fotografici. «Le figurelle - dice Gianni Tenti - raccontano anche la nostra storia. In una località chiamata «i Papi» cè una figurella a pilastro con tre nicchie, costruita nel 1814. Si invoca Maria con questa scritta: «Letizia di Israele placando Dio ridonaste alla Chiesa il Giusto il Pio». Il Pio dovrebbe essere papa Pio VII, che tornando dalla Francia dopo lesilio passò da queste parti. Le Madonne ci ricordano le guerre e i morti, ed anche i Deo gratias per chi era tornato. A San Ginesio un pilastro con il Sacro Cuore è dedicato a «Antonelli Marino, morto in guerra l11 febbraio 1917. Il padre pose questa memoria». A Loretello cè una figurella costruita nel 1938 «in ringraziamento dellesito vittorioso della guerra dEtiopia e del felice ritorno dei combattenti». Nel 1947 si ringrazia «per scampato pericolo passaggio fronte e prigionia»». Centodiciotto edicole solo ad Arcevia. «Da bambino ricordo gli Insaccati in processione, tutti coperti da cappuccio e saio bianco. Cera anche mio nonno Giovanni. Ricordo le feste alla figurella di Santa Barbara, perché a più di 10 chilometri da qui cera la miniera di zolfo di Cabernardì e tutti gli uomini validi andavano a lavorare là. La miniera è stata chiusa a metà degli anni '50, ma la festa alla figurella resiste ancora, per ricordare uomini che dovevano fare 10 chilometri a piedi prima di mettersi a cavare zolfo con pale e picconi». Non è facile trovare, anche nel mese della Madonna, donne e uomini che recitano il rosario davanti a unedicola di campagna. Del resto sono sempre più vuote anche le chiese nella Messa grande della domenica. A Bari le edicole sacre sembrano invece non sentire la crisi. «Il segreto? Qui ogni vicolo ha una Madonna tutta sua o un Santo che si deve occupare solo di chi abita nel vicolo, non degli altri». Nicola Cortone ha curato, assieme a Nino Lavermicocca, cinque volumi sui «Santi di strada» e in particolare sulle 180 edicole del centro storico. «Davanti alla Madonna ci debbono essere fiori freschi, ceri e lampadine accese. Se una lampada brucia, va subito sostituita. Insomma, bisogna accaparrarsi i favori della Vergine o del Santo. Io ti curo laltare, tu mi proteggi. E ad ogni Madonna si chiedono favori diversi: davanti a quella del Carmelo si prega per le anime del purgatorio, lAddolorata viene invece invocata quando un figlio perde il lavoro o ha guai con la giustizia. La Vergine Odegitria, che è la Madonna che indica la strada, deve appunto consigliare le scelte giuste da compiere nei momenti importanti della vita». La città vecchia è tutta un lumicino. In corte Carducci si venera Maria Santissima di Costantinopoli. In Santo Spirito, sotto limmagine dellAddolorata con la spada nel cuore è stato messo anche un ritratto di Tommy, il bambino rapito e ucciso a Parma. La ragazza con telefonino allorecchio passando si fa comunque il segno della Croce. La signora mette a terra le sporte della spesa e si ferma a pregare, a mani giunte. «Quando cè da spendere per ledicola - dice Nicola Cortone - in tutto il vicolo si fa una colletta e nessuno si tira indietro. La Madonna vigila su di noi 24 ore su 24 e allora deve essere trattata con riguardo. In tante case cè poi la manna di San Nicola. È il liquido che trasuda dalle ossa del Santo e che viene raccolto ogni anno il 9 maggio. Poi viene versato nellacqua benedetta e messo in boccette conservate con cura in quasi tutte le case. Se hai bisogno di una grazia, non puoi fare a meno della manna». «Passando per questa via, Ti saluto o Madre mia». Le nonne non insegnano più le giaculatorie ai bambini. Sulle strade, adesso, ci sono altre «edicole». Mazzi di fiori e fotografie per ricordare i ragazzi uccisi in incidenti della strada. E la disperazione di padri e madri che hanno perso ogni speranza.
la Repubblica
23 Febbraio 2008
Addio alle edicole sacre le auto sfrattano le Madonnine
JE
Jenner Meletti
la Repubblica
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