«Quelle torri sono un'opera provvisoria, destinate poi a essere portate via per essere utilizzati per il rigassificatore di Rovigo. Per questo non c'è nulla di strano che né la Commissione di Salvaguardia, né la Soprintendenza abbiano esaminato il progetto. Sono come le strutture che vengono realizzate dentro i bacini di carenaggio di Marghera e poi vengono portate via. Si tratta, inoltre, di un intervento previsto, perché era già nei programmi di Palomar, la società che li ha realizzati». E' una difesa d'ufficio senza se e e senza ma, quella che il presidente di Venezia Arsenale spa Roberto D'Agostino fa dei megapilastri da 40 metri di altezza e otto di larghezza spuntati come funghi all'interno dei Bacini dell'Arsenale, suscitando lo sconcerto e l'indignazione di chi ritiene insopportabile il loro impatto in un'area storica come quella dell'Arsenale. «Qui, anche in passato si costruivano armi e navi di grandi dimensioni e anche queste sono in fondo opere marittime, destinate poi a essere spostate senza lasciare impatto ribatte D'Agostino e interventi come questi fanno parte delle nuove attività previste all'Arsenale. Come quelle del Consorzio Venezia Nuova, che occuperà sei Tese per trasportare qui i suoi uffici e il suo personale, ma anche per realizzare la manutenzione dei cassoni d'acciaio del Mose. Un intervento anche questo già previsto, la cui progettazione è stata ultimata e che ha già ottenuto il parere favorevole della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Venezia per le sue caratteristiche, comunque rispettose dell'area. Anche in questo caso nonostante ci sia chi la pensi diversamente si tratta comunque di opere marittime realizzate su aree demaniali». La trasformazione «produttiva» dell'Arsenale dunque va avanti, nonostante in molti ritengano che essa non possa snaturare le caratteristiche di quello che è anche uno straordinario complesso monumentale, da riutilizzare comunque preservandone le caratteristiche. Quello che ha intenzione di fare anche la Biennale, con il nuovo presidente Paolo Baratta, rendendo permanente la sua presenza negli spazi che già occupa con le sue manifestazioni.