«L'arenaria si sta sfarinando per lo smog e la pioggia acida» La nostra Cattedrale piange. Lo fa dalle pietre d'arenaria che si stanno inesorabilmente sfarinando a causa dell'inquinamento atmosferico. E' l'allarme lanciato dalle pagine del «Corriere della sera» ieri l'altro da Arturo Carlo Quintavalle, medievista di fama mondiale, direttore del dipartimento Beni culturali e spettacolo dell'Università degli studi Parma e presidente dell'associazione italiana Storici dell'arte medievale. «Le parti più degradate del Duomo di Parma - afferma Quintavalle - sono la zona delle cinque absidi, tranne quelle rimaste chiuse all'interno, e le porte laterali in facciata, che sono di arenaria e oggi pressoché illeggibili. Basta confrontare le foto apparse nel mio volume sulla cattedrale, pubblicato nel 1974, con la situazione attuale, per rimanere allibiti». L'arenaria è un materiale fragile che, attaccato dall'industrializzazione, si ammala facilmente: «E' una pietra di deiezione pluviale e, quando l'acqua s'infiltra, si sfarina. E in cinquant'anni, a causa degli acidi presenti in atmosfera e disciolti nelle piogge, si è avuto lo stesso degrado dei precedenti novecento: lo confermano gli studi chimici, l'Opificio delle pietre dure e l'Istituto centrale del restauro». Mentre le sculture si possono proteggere, ricoverandole all'interno, com'è stato fatto nel caso di molti edifici medievali, ad esempio il nostro Battistero, salvaguardare le pietre è praticamente impossibile: «Purtroppo, non esiste alcuna possibilità di restauro: quando si è dissolta la loro superficie esterna, le pietre non si possono più proteggere. Un esempio fallimentare di tentativo di protezione è stato fatto negli anni Cinquanta nel San Michele di Pavia: la superficie è stata consolidata grazie all'applicazione di sostanze chimiche che, però, hanno fatto l'effetto strappo e tutto quello che vi era scolpito sopra è scomparso». Il problema va risolto in termini globali, «avviando una grande campagna per tutelare le sculture collocate all'esterno e le pietre in arenaria perché siamo di fronte a una distruzione totale. Va suscitato un piano di recupero a livello nazionale, che parta dal ministero dei Beni culturali, altrimenti perderemo tutte le tracce di quello che è stato scolpito in arenaria, a qualsiasi epoca appartenga, al Medioevo come al Rinascimento». Per le pietre romaniche del nostro Duomo, come di altre cattedrali dell'Italia settentrionale, «potrebbe esistere un'innovativa tecnica laser, in cui non si fanno né calchi né copie, ma si adopera lo stesso materiale delle pietre, sanza toccare la superficie originaria e danneggiarla». Ma anche questa soluzione potrà diventare operativa, solo se si diffonde una consapevolezza del pericolo che l'arte in arenaria corre. «Altrimenti - conclude il medievista - Parma sparirà: in trent'anni non ci sarà più nulla».
Parma-. L'allarme di Quintavalle: Il Duomo è a rischio
L'arenaria si sta sfarinando a causa dello smog e la pioggia acida. La Cattedrale di Parma, in particolare, è in pericolo a causa della degradazione delle pietre d'arenaria. Arturo Carlo Quintavalle, medievista e direttore del dipartimento Beni culturali e spettacolo dell'Università degli studi Parma, ha lanciato un allarme sullo stato di degrado delle pietre. Le parti più degradate del Duomo sono le cinque absidi e le porte laterali in facciata. L'arenaria è un materiale fragile che si ammala facilmente e si sfarina facilmente. Gli studi chimici e l'Opificio delle pietre dure confermano lo stato di degrado.
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