In Sardegna 380 mila visitatori l'anno scorso hanno staccato un biglietto nei dodici musei e siti archeologici dello Stato. Diecimila visitatori in meno rispetto al 2001, un dato negativo in controtendenza rispetto al mezzo milione in più registrato a livello nazionale. Nei musei statali italiani nel 2002 si sono contati complessivamente 31 milioni di visitatori. A leggere le statistiche del settore beni culturali si scoprono numeri interessanti e anche sorprendenti. Sicuramente che fanno riflettere. Intanto c'è un dato allarmante che sino a oggi è stato trascurato, non ignorato. Negli ultimi sei anni i musei statali dell'Isola hanno perso 60 mila visitatori: nel 1997 erano 444.360, poi sono andati calando con una media di circa 10 mila all'anno. «Questo fatto - afferma Giovanni Sistu, docente di Politica dell'ambiente dell'università di Cagliari - dovrebbe far suonare il campanello d'allarme e spingere gli amministratori pubblici a elaborare urgenti strategie». Sistu, insieme alla ricercatrice Monica Iorio, sta svolgendo un esame approfondito dei beni culturali legati al settore del turismo sostenibile. «Siamo partiti dall'analisi delle presenze per capire dove vanno e dove non vanno i turisti. Il secondo passo - continua il docente - sarà di studiare le realtà locali, per conoscere come fanno sistema, cioè come si integrano musei, siti archeologici e naturalistici con i paesi e l'economia della zona. I risultati di questo lavoro, che abbiamo avviato di recente con la diffusione di migliaia di questionari, sarà disponibile solo all'inizio del prossimo anno». BOOM EUROPEO. Dal 1980 il boom del turismo ha raddoppiato il volume di attività del settore in Europa. Attualmente 380 milioni di cittadini dell'Ile compiono quasi 530 milioni di viaggi turistici all'anno, ad esclusione delle escursioni in giornata. «Ciò significa - sottolinea Sistu - quasi un viaggio all'anno per ogni singolo cittadino, con una durata media di cinque giorni in una destinazione situata all'incirca a 900 km dal luogo di residenza. In termini di servizi il cittadino medio dell'Ue trascorre quasi sei notti all'anno in un alloggio fuori dal proprio comune e viaggia per più di 2500 km». I beni culturali dovrebbero essere un volano fondamentale per l'economia locale. «Secondo una recente ricerca un visitatore rende otto euro, mentre un turista 120», afferma il soprintendente regionale Paolo Scarpellini: «il problema è di riuscire a creare un circolo virtuoso e remunerativo: attorno a un piccolo museo o a un sito archeologico si deve sviluppare l'indotto, con ristoranti, alberghi, agriturismo, botteghe di artigianato e di gastronomia. Così si arricchisce l'intero territorio. Ma per fare questo occorre uno sviluppo pilotato e consapevole, promuovendo le piccole imprenditorialità». Scarpellini, dal suo ufficio cagliaritano dietro la basilica di San Saturnino, ha il difficile compito di tutelare i beni di tutta la Sardegna. «Ma vi rendete conto di quale immenso tesoro dobbiamo occuparci?». SARDEGNA. Snocciola qualche numero, tanto per rendere l'idea: ottomila nuraghi, mille tombe dei giganti, mille villaggi nuragici 103 torri costiere, ottanta castelli medioevali, centinaia di chiese campestri. A cui si aggiungono musei, chiese e i monumenti di paesi e città. «La Soprintendenza regionale - anticipa Scarpellini - ha avviato un analisi dettagliata della qualità dei nostri beni culturali, prendendo in esame 250 siti campione nei quali distribuiremo questionari con cento indicatori ciascuno. Da questa analisi scaturirà la fotografia dell'attuale situazione. Finalmente saremo in grado di conoscere il livello standard di ciascun museo e sito. E sulla base di studi come questo si potrà lavorare per migliorare i servizi, l'accoglienza, le esposizioni». Nonostante l'aumento di arrivi e presenze turistiche, la Sardegna fa registrare un trend negativo per il numero di visitatori dei beni culturali. A dispetto degli sforzi sempre più crescenti di Comuni, Consorzi, Regione e delle stesse Soprintendenze. Basti pensare alle numerose iniziative promosse hi ogni angolo dell'Isola che hanno richiamato decine di magliaia di visitatori, come le mostre d'arte al castello di San Michele a Cagliari o le esposizioni organizzate da Sa Corona Arrubia a Villanovaforru e dintorni. Eppure il bilancio dei musei e siti statali indica un crollo complessivo. «Il problema non è alzare il numero dei visitatori, ma cambiare la qualità della visita», sostiene Scarpellini: «Più che allungare la stagione estiva, dove si concentrano i picchi turistici, occorrerebbe destagionalizzare». In che modo? «Valorizzando le diversità locali. Proprio il fatto di essere diversi è una risorsa che bisogna accettare, promuovendo la piccola imprenditorialità e quindi l'indotto». VIAGGIATORI. Scarpellini sottolinea come sia cambiato il modo di viaggiare. «Oggi arrivano pullman di comitive per visitare un sito dopo l'altro. È il turismo di massa che si riversa anche sui luoghi d'arte. In realtà la Sardegna deve richiamare un turismo di qualità, quello di gusto romantico, del viaggiatore in cerca di emozioni e di ispirazioni, dell'esplorazione dell'ignoto. Nessuna terra offre tanti richiami come la Sardegna». Ed è a questo bacino di viaggiatori intelligenti che, secondo gli esperti, l'offerta turistica dovrebbe rivolgersi. «La, -strategia del turismo so-stenibile - riprende Giovanni Sistu - deve in primo luogo identificare, sfruttare e realizzare azioni specifiche e buone pratiche da sviluppare nei settori pubblico e privato». Nella sua indagine il ricercatore mette in evidenza alcuni dati sulla stagionalità. Nei mesi di bassa stagione turistica (gennaio-marzo e settembre-dicembre) il numero degli arrivi in Sardegna più o meno corrisponde al numero dei visitatori di musei e siti archeologici. Nei mesi di: punta dell'estate (luglio e agosto) con l'impennata degli arrivi dei vacanzieri attirati dal mare e dalle spiagge, si registra anche il picco delle visite ai monumenti rispetto agli altri periodi. «Questo conferma come i due fattori siano strettamente legati» spiega Sistu: «Il vacanziere viene in Sardegna per il mare, ma poi va a vedere anche le aree nuragi-che o il museo delle tradizioni popolari. Il fenomeno si evidenzia molto bene quando si parla di zone costiere come Alghero o Pula dove arrivi turistici e presenze nei monumenti coincidono. Ad aprile e maggio, invece, aumentano le visite nei siti archeologici, mentre diminuiscono nettamente gli arrivi: questo risultato è determinato dal turismo scolastico. Migliala di studenti si muovono in lungo e in largo per l'Isola. A giugno, invece, ovunque crollano i visitatori: ciò perché da una parte sono finite le scuole e dall'altra non è ancora cominciato il massiccio flusso dei vacanzieri». Sulla base di questi dati, dicono gli esperti, bisogna confrontarsi e partire per mettere in pratica i buoni propositi che emergono dalla miriade di convegni e convegnini.
L'Unione Sarda
27 Novembre 2003
Ma dove son finiti i visitatori dei musei?
CA
Carlo Figari
L'Unione Sarda
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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