"Sorpreso" della nomina da parte del ministro Urbani, che lo ha voluto nel consiglio scientifico per la tutela del patrimonio artistico, Salvatore Settis conferma le perplessita' sui rischi di vendita dei beni statali espressi nel suo libro 'Italia Spa' (Einaudi) e promette: "Non ho cambiato idea: il patrimonio non si tocca". "Il fatto che il ministro intenda ascoltare la mia voce e' per me un'occasione importante", sottolinea Settis, che nella nuova veste di consigliere intende "insistere innanzi tutto sulla necessita' di rafforzare le garanzie della tutela con una normativa piu' chiara rispetto alla legge vigente e in grado di risolvere tutti gli eventuali equivoci. Come ho scritto nel mio libro, il fallimento legislativo risale almeno agli ultimi dieci anni, ma la legge istitutiva della Patrimonio Spa come minimo ha aggiunto confusione, come ha riconosciuto lo stesso ministro Urbani: dobbiamo invece ribadire l'inalienabilita' del patrimonio storico-artistico". Docente di Storia dell'archeologia e direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, Settis non crede nella "sacralita' di ogni singolo bene che appartiene allo Stato", ne' ha mai "accusato il ministro Tremonti di voler vendere il Colosseo: ma - spiega - e' necessario indagare sul valore artistico di ogni singolo bene. Ho gia' detto al ministro Urbani che il primo impegno da affrontare e' un'indagine conoscitiva, di concerto con il Demanio, sul patrimonio pubblico. Bisogna infatti definire in maniera chiara, caso per caso, quali sono i beni di valore artistico, che quindi non si possono alienare". Nel consiglio per la tutela Settis portera' tutte queste istanze: "Vediamo se funzionera': se si fara' il contrario di quello che dico, andro' via". (ANSA). KIR