Il tram spazza veleni a Firenze? Offende il Duomo. Le pale eoliche che aiutano a stabilizzare il clima? Un affronto al paesaggio. I grattacieli firmati dagli architetti che il mondo ci invidia? Uno sconcio da fermare. Lalta velocità che premia il meno inquinante dei mezzi di trasporto? Unoffesa intollerabile. Tra i sostenitori del pulito e i sostenitori del bello è ormai guerra aperta: la lotta tra le due fazioni agita le cronache e attraversa gli schieramenti politici. La crescita della coscienza ecologista ha cambiato gli equilibri amministrativi e sta facendo emergere possibili soluzioni per sanare i guasti ambientali. Ma, paradossalmente, proprio la consapevolezza della lunga stagione di devastazione del territorio paralizza le alternative appiattendole sotto lombra del sospetto. I nuovi interventi miglioreranno realmente la situazione, o si trasformeranno nellennesimo scempio? I lavori rispetteranno preventivi e tempi, o i cantieri resteranno aperti allinfinito? È così che, uno dopo laltro, i capisaldi della proposta ambientalista sullenergia sono finiti nel mirino di una parte del movimento ecologista Nel campo delleolico lItalia fatica ad arrivare a un terzo della disponibilità pro capite europea perché molte Regioni hanno bloccato la costruzione delle fabbriche del vento. E anche se lunico referendum, quello che si è tenuto lanno scorso a Scansano, ha visto prevalere il sì allimpianto, i comitati anti pale continuano a moltiplicarsi. La geotermia, lenergia che ci regala la terra, è stata attaccata frontalmente sullAmiata, dove sono nati gruppi di opposizione che parlano di disastro ambientale. Gli impianti per le biomasse, anche di piccola taglia, provocano insurrezioni. E perfino il solare, lenergia dolce per eccellenza, è finito sul banco degli accusati appena si è trasformato da ideale astratto in prodotto industriale. A Sticciano, in provincia di Grosseto, è stato minacciato un referendum perché il Comune voleva creare un impianto fotovoltaico per 500 famiglie. Nel Lazio, nellottobre scorso, una laconica ordinanza della sovrintendenza - interpretata male dai Comuni - ha bloccato la spinta verso il fotovoltaico impressa dal governo. È uno scontro frontale tra bello e utile che vede schierati, accanto ai comitati del no, intellettuali dal prestigio indiscusso. «In teoria la soluzione del dilemma è facile: il bello deve essere anche utile», afferma lex presidente della Rai Vittorio Emiliani, che guida il Comitato per la bellezza. «Ma mentre in passato le trasformazioni venivano fatte con mano felice, oggi sono spesso dominate dal segno della pesantezza. In molti casi il problema riguarda la misura degli interventi e il rispetto dei luoghi. A Firenze per evitare ogni problema sarebbe stato sufficiente immaginare un tram più piccolo che passava nella piazza accanto al Duomo. E uno dei grandi produttori di vino toscano, Biondi Santi, ha vinto una causa al Tar perché le pale eoliche diminuivano, assieme allappeal del paesaggio, il valore delle sue vigne». Cè un problema che riguarda il come (la taglia delle opere, il luogo). Cè un problema che riguarda il modo di prendere le decisioni (la capacità di coinvolgere in una discussione preventiva chi è interessato agli impianti). E cè un problema che investe il concetto di utilità e il concetto di pulizia del territorio. «Utile per chi? Una strada veloce in un paesaggio intatto può essere utile per alcuni, ma sul lungo periodo costituisce un danno per tutti», ammonisce Asor Rosa, un altro dei nomi di riferimento dei comitati per il no. «Leolico può essere utile se inserito in un contesto adatto, ma è devastante sulle colline di Fiesole. La geotermia va bene in molti posti, ma sullAmiata prosciuga le falde acquifere e crea un inquinamento diffuso». Un sì alle fonti rinnovabili condizionato da tanti vincoli può però conciliarsi con lobiettivo principale indicato dagli scienziati, la disintossicazione dai combustibili fossili? «A fronte della minaccia di scempio del paesaggio non è da escludersi il ricorso alle centrali nucleari», risponde Asor Rosa. «Chernobyl ha dimostrato che le dimensioni del rischio nucleare sono inaccettabili e immorali», replica il ministro dellAmbiente Alfonso Pecoraro Scanio. «Per difendere il bello non cè bisogno di giocare alla roulette dellatomo: basta applicare il nuovo codice dei Beni Culturali e del paesaggio preparato da una commissione presieduta dal direttore della scuola normale di Pisa, Salvatore Settis: è quello il modo corretto per frenare gli appetiti dei palazzinari, oggi più forti che mai». In altre parole, creare le regole del gioco, stabilire i parametri da rispettare per conciliare utile e bello: un principio su cui laccordo è ampio in teoria, inesistente di fatto. «Non riusciamo più a percepire il nuovo come bello eppure non possiamo più permetterci di costruire un utile che non sia bello», osserva Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. «Si tratta di sviluppare una coscienza estetica non pigra, non basata solo sulla continuità meccanica. Ad esempio il tram in alcuni contesti può sembrare una rottura, ma in realtà è molto più organico allimmagine storica delle nostre città dellautomobile: nei film del neorealismo, nelle immagini di Rossellini e De Sica, protagonista è il tram non lauto». Protagonista anche dal punto di vista dellutile per il corpo. Roberto Bertollini, responsabile del dipartimento mutamenti climatici dellOrganizzazione mondiale di sanità ha calcolato che spostare il traffico su ferro può essere fondamentale: se le polveri sottili, determinate per due terzi dal trasporto su gomma, scendessero a 20 microgrammi per metro cubo, a Firenze ogni anno si eviterebbero 354 morti tra gli adulti e 15 mila casi di malattie respiratorie tra i bambini. Nella battaglia tra bello e utile si gioca limmagine del futuro. Da una parte cè chi guarda con diffidenza a ogni cambiamento, dallaltra chi sogna un paese che mutando forma migliora. Per Carlo Ripa di Meana, lex presidente di Italia Nostra che ha dedicato gli ultimi anni di attività alla battaglia contro leolico, anche linnovazione architettonica proposta a Torino da nomi come Renzo Piano e Massimiliano Fuksas è una pigra citazione dellurbanistica americana: «Non ha senso costruire falansteri burocratici che distruggerebbero lo skyline disegnato dalla Mole Antonelliana e dalle Alpi. Anche in Italia abbiamo conosciuto la spinta verso lalto con le torri medioevali, ma erano arroccamenti di difesa o simboli di fratellanza come i campanili, non un atto di conformismo». «È vero che da 60 anni fatichiamo a produrre bellezza, ma se trasferissimo nel passato certe posizioni troveremmo chi si oppone alla creazione di San Gimignano per non abbattere un bosco», ribatte Ermete Realacci, leader storico dellambientalismo e dirigente del Partito democratico. «A Firenze si usa ancora bischero come aggettivo. Ebbene, i Bischeri erano una potente famiglia che si rifiutò di vendere le proprie case per far costruire il campanile del duomo di Firenze: sostenevano che era troppo grande e troppo brutto. Le cronache raccontano di un incendio che colpì i loro palazzi: il duomo ebbe il suo spazio e loro non ricevettero indennizzi».