I punti prioritari dell'associazione In nome dell'ambiente e della tutela dell'ecosistema il Wwf regionale ha stilato le sue linee-guida in vista delle elezioni regionali. Non è una panoramica opzionale, bensì le regole d'oro che non potranno essere messe tra parentesi, pena la messa in crisi di un'economia regionale che non può sacrificare, a detta del presidente regionale Vinicio Collavino, il bene della natura sull'altare degli interessi di potenti e lobby. Sei i punti-chiave attorno a cui ruota la mission, che dovrebbe essere condivisa dai futuri politici che reggeranno le sorti del Friuli Venezia Giulia, resa nota a Udine. Svetta al primo posto il rifiuto della logica della grande opera: no alle maxi infrastrutture che sconvolgono l'ambiente e, per di più, richiedono costi elevatissimi. In pole position si trova il no alla Tav (sì invece al trasferimento del trasporto da gomma a ferro), seguito dal no all'autostrada-raccordo tra A23 e A27 (tra Carnia e Cadore), e dal no alle casse di espansione sul Tagliamento. La natura, in questa terra, reclama protezione: al secondo punto del proclama del Panda troviamo la richiesta di un programma definito sulla tutela delle aree protette e della natura, con tanto di riperimetrazione della zona a protezione speciale Magredi di Pordenone e la realizzazione di corridoi ecologici tra aree che dovranno essere salvaguardate. Inoltre, negli altri punti, la difesa delle specificità territoriali non può svincolarsi dall'istituzione di una riserva naturale regionale sul Cansiglio (transregionale) e del parco del Carso (transfrontaliero), oltre agli obblighi di provvedere alla riperimetrazione del parco regionale delle Prealpi Giulie e di creare l'autorità per la laguna. Ed ancora, la revisione complessiva della legislazione venatoria, con i requisiti essenziali che prevedono l'abolizione dell'uccellagione, l'eliminazione della caccia con il segugio e la partecipazione paritaria di ambientalisti e agricoltori negli organi di gestione venatoria. Il Wwf indica inoltre la conversione dell'agricoltura regionale verso l'approdo 'bio' e, soprattutto, la chiusura di un modello devastante di sfruttamento turistico legato alla pratica sciistica intensiva. Un lungo elenco di secchi no a questo proposito: no a interventi a Pramollo, a nuovi impianti a Sella Prevala, all'espansione del polo di Piancavallo in direzione Cansiglio, al finanziamento di impianti sotto i 1.500 metri. «Stiamo spendendo miliardi di euro - si è scaldato il presidente - per rovinare le nostre montagne e mettere in discussione il futuro delle falde sotterranee in cui 'pescano' i cannoni che sparano la neve artificiale, è ora di dire basta». Sui casi Sistiana e cementificio di Torviscosa il movimento chiede che si rafforzino le valutazioni Via e Vas e che non ci siano più intromissioni politiche. Nel documento si trovano anche le indicazioni per una nuova politica energetica (no a rigassificatori, ad elettrodotti aerei in montagna, agli inceneritori) e le regole per evitare che il Friuli Venezia Giulia divenga solo una piattaforma logistica che mette al bando la tutela dei beni ambientali e paesaggistici. Intanto, la guerra contro l'ampliamento della centrale nucleare di Krsko continua sul versante legale e fra pochi giorni sarà pronto il dossier definitivo sui cinque anni di governo Illy. «Il giudizio complessivo - anticipa il presidente - è negativo, sia per quanto riguarda la maggioranza sia l'opposizione, consenziente spesso e altrettanto taciturna».