I VERBALI I magistrati: richieste al ministero per la nomina del direttore generale degli Scavi di Pompei Colloquio con Mosella, capo della segreteria di Rutelli: "Devo galvanizzare gli amici" -------------------------------------------------------------------------------- Il 13 settembre 2007, alla vigilia delle primarie del Partito democratico, il consigliere regionale della Margherita Roberto Conte telefona a Donato Mosella, allepoca dei fatti capo della segreteria politica del ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, per informarsi di un provvedimento in attesa di firma ministeriale. Informazione attesa, spiega Conte al suo interlocutore, «solo per galvanizzare un po gli amici». Secondo la Procura, gli «amici» ai quali fa riferimento il consigliere regionale sono gli imprenditori Antonio e Carmine Buglione, ora agli arresti domiciliari, e il decreto del quale vengono chieste notizie riguarda la nomina di un docente universitario, Antonio De Simone, come direttore generale degli Scavi di Pompei. Mosella, il ministro Rutelli e il professor De Simone, va immediatamente chiarito, non sono in alcun modo coinvolti nellinchiesta per corruzione condotta dalla Finanza e coordinata dal pm Filippo Beatrice. La Procura cita però lepisodio, allegando agli atti questa e altre conversazioni intercettate, a riprova dello «stretto legame» esistente fra Conte e gli imprenditori nolani. Alcune telefonate inducono gli inquirenti a definire Antonio Buglione come «uno dei grandi elettori sui quali Conte - si legge nellordinanza - faceva affidamento per la vittoria dei suoi candidati regionali e nazionali» alle Primarie anche se poi il consigliere regionale giudicherà insoddisfacente lesito delle consultazioni. Quando una sorella dei Buglione, Rosa (a sua volta estranea allinchiesta) sindaco di Saviano, decide di non correre per le Primarie, Conte chiede al fratello Antonio, rilevano i magistrati, di «procurare una serie di candidati nei comuni del Nolano» raccomandando di indicare, come si evince da unintercettazione, «un maschio e una donna» per ciascun collegio. Ed è a ridosso delle primarie che Antonio Buglione, ha evidenziato il pm Beatrice nel corso della conferenza stampa indetta dopo gli arresti, «chiede a Conte di raccomandare il professor De Simone». La nomina andrà poi effettivamente a buon fine. Da altre conversazioni allegate agli atti emerge però che, inizialmente, il consigliere regionale si era informato sulla «fedeltà» del docente: «Non è che se ne fotte di quello che dico io?», chiede ad esempio Conte in una circostanza, citando anche un presunto colloquio intercorso con il collega Martusciello il quale lo avrebbe messo in guardia dicendo: «alla fine dei conti questi qua corri il rischio di non trovarteli, tu fai una battaglia e po... so amico di tutti quanti». Buglione però lo tranquillizza: « Sta da trentanni allUniversità, è un amicone, una persona perbene». Sia Conte sia Antonio Buglione hanno già avuto a che fare, in tempi diversi, con la giustizia. Agli anni Novanta risale il coinvolgimento dellimprenditore (e di un altro fratello non indagato in questo procedimento) in uninchiesta sulle ramificazioni del clan Alfieri conclusa con lassoluzione di entrambi. Nella sua ordinanza, il gip Laviano richiama la sentenza nella quale, pur scagionandoli dalle accuse, gli imprenditori vengono riportati giudizi severi sugli imprenditori, definiti «uomini disonesti e privi di scrupoli». Più recenti invece i problemi del consigliere regionale, perquisito due volte in due mesi, prima nellindagine del pm Giancarlo Novelli su presunte irregolarità in alcuni appalti affidati alla società "Fire control" ritenuta facente capo allimprenditore Vincenzo Cotugno sia, più di recente, nellambito dellinchiesta originata dalle dichiarazioni del padrino di camorra Giuseppe Misso, che ha parlato di sostegno elettorale fornito a Conte nel 2000, quando lesponente politico militava nel partito dei Verdi. Per questo episodio, Conte è indagato per concorso esterno in associazione camorristica. Durante questa seconda perquisizione, eseguita il 28 gennaio, è stata sequestrata la scrittura privata dalla quale risulta che Conte è titolare del 30 per cento della Europa immobiliare. (d.d.p.)