Il 150esimo anniversario dell'unità d'Italia, le cui celebrazioni sono state preannunciate in questi giorni con la costituzione di un apposito comitato nazionale che si metterà al lavoro con programma da attuarsi nel 2011, potrebbe dare una spinta al vecchio progetto per la realizzazione di un museo del Risorgimento nella reggia di Caserta. Un voto in tali termini era stato indirizzato nel 1919 dalla Società Napoletana di Storia Patria al Presidente del Consiglio dei Ministri ed al Ministro della Pubblica Istruzione argomentando sulla importanza storico-artistica del complesso vanvitelliano, per il quale si invocava la dichiarazione di monumento nazionale , appena passato dal catalogo dei beni della Corona a quelli del Demanio per volontà di Vittorio Emanuele III. «Né sarà difficile mettere a contribuzione le raccolte già esistenti nei principali centri della provincia per formare un museo archeologico, una biblioteca ed un museo del Risorgimento per la Provincia di Caserta, in quella sede, che non sarebbe più degna». L'intervento della Società Napoletana di Storia Patria (quella di Caserta, nel nome di Benedetto Croce, sorgerà soltanto nel 1952) era stato sollecitato dalla esigenza di salvaguardare il ruolo culturale dinamico del palazzo reale di Caserta dopo che il Re lo aveva destinato a scopi benefici. Erano i momenti terribili successivi alla fine della prima guerra mondiale quando i combattenti e reduci reclamavano a viva voce una decorosa sistemazione, soprattutto abitativa, e da più parti già si levavano voci accreditanti l'ipotesi di accogliere gli ex militari con le loro famiglie nel grandioso contenitore opportunamente adattato alle esigenze contingenti. «Il fabbricato è così ampio e spazioso - affermava il direttivo della Società Napoletana di Storia Patria - che può ospitare migliaia di ricoverati, senza deturparlo e senza occupare i pochi appartamenti reali, che con lo scalone,la cappella ed il teatro potrebbero essere adibiti alla conservazione dei monumenti, della biblioteca provinciale e dei ricordi del Risorgimento nazionale, pertinenti alla Provincia di Terra di Lavoro». Scongiurata la iattura di trasformarlo in abitazioni di emergenza, il palazzo reale di Caserta non ha più accolto l'auspicato museo del Risorgimento. Per la verità nel 1961 con le celebrazioni per il centenario dell'Unità d'Italia la reggia ospitò una corposa mostra documentaria ed iconografica, illustrata in un catalogo, sintesi di un pregevole lavoro svolto da una équipe di primo piano. Tempo innanzi ne resta per una riconsiderazione che potrebbe rendere giustizia a Caserta dopo tante dolorose mutilazioni, dal ridimensionamento della scuola superiore della pubblica amministrazione a quello della scuola aeronautica.