Faceva bella mostra di sè nella principesca casa parigina di Jacques Marcoux, proprietario del giornale di gossip «Oh La», in Place Vendome, di fronte al Ministero della Giustizia. È l'affresco di area pompeiana sequestrato dal Gruppo Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza e presentato ieri a Roma nella conferenza stampa per l'«Operazione Ulisse», l'indagine delle Fiamme Gialle che ha riportato in patria mille reperti archeologici, dei quali 400 di inestimabile valore, oltre a 22 falsi d'autore provvisti di expertise di compiacenti personaggi del mondo critico-scientifico. I falsi dipinti (Degas, Picasso, Fontana, De Chirico) servivano per accedere a linee di credito privilegiato presso istituti di credito. Tre milioni di euro, finora, i proventi derivanti dal traffico illecito, recuperati dal fisco grazie alla complessa operazione di intelligence internazionale, durata tre anni. Alla conferenza stampa sono intervenuti i pubblici ministeri della Procura di Roma, Giancarlo Capaldo e Giorgio Ferri, il soprintendente di Pompei, Giovanni Guzzo, la storica Mariastella Margozzi e il finanziere, capitano Massimo Rossi, che ha seguito l'indagine. L'organizzazione opera tra il Lazio, la Toscana e la Lombardia. La «sede operativa» è nel centralissimo quartiere di Brera. In una casa della Milano bene viene ritrovato un cospicuo nucleo di opere provenienti da scavo clandestino, pronte per essere commercializzate all'estero. E qui si scopre che il padrone di casa aveva già curato l'esportazione, prima in Svizzera e poi in Francia, di un affresco di area pompeiana. Louis Godart, consigliere del patrimonio artistico del Presidente della Repubblica, sostiene che decontestualizzare un'opera del passato significa ammutolirla. E difatti, non si sa fino a che punto sarà possibile conoscere la storia di questo affresco: da quale parete, da quale villa, da quale luogo è stato strappato. Probabilmente proviene dalla villa di Poppea Sabina a Oplonti, l'attuale Torre Annunziata. Da qui sarebbe stato asportato negli anni '70. È una decorazione parietale che rappresenta un santuario con templi, giardini, fontane, un'agorà e una residenza recintata; è databile I secolo dopo Cristo. Da Ginevra, montato su un pannello, grazie all'intermediazione di un antiquario locale, confluisce nella collezione di un industriale di Bruxelles. Nel 2002 l'editore Marcoux (un rumeno naturalizzato francese), ricchissimo, lo acquista per dare lustro al suo resort nel centralissimo Faubourg St. Honorè. Nella magione, oltre all'affresco, venono ritrovati 87 capolavori dell'archeologia etrusca, gnathia e magno greca, tra cui un corpus di straordinari vasi canosini e una serie di vasi attici del IV secolo avanti Cristo a figure rosse e a figure nere. Tra questi, una rara Kalpis e una ricca selezione di crateri a campana e a calice. Ora Marcoux è accusato di ricettazione. Con lui, altre trenta le persone denunciate: due parigini, 18 romani, 1 ginevrino, 9 milanesi.
CAMPANIA - Il mistero dell'affresco trafugato ad Oplonti
Un affresco di area pompeiana è stato sequestrato dal Gruppo Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza e presentato a Roma nella conferenza stampa per l'Operazione Ulisse. L'affresco, databile I secolo dopo Cristo, rappresenta un santuario con templi, giardini, fontane, un'agorà e una residenza recintata. È stato ritrovato in una casa di Brera a Milano, dove era stato esportato in Svizzera e poi in Francia. Il proprietario del giornale di gossip Oh La, Jacques Marcoux, è stato accusato di ricettazione e di aver acquistato l'affresco per dare lustro al suo resort nel Faubourg St. Honorè.
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