Università Suor Orsola Benincasa e Pio Monte della Misericordia: due antichissime istituzioni napoletane che ora trovano un punto d'incontro. Domani alle ore 17 infatti, nella sede del Pio Monte in Via Tribunali 253, sarà presentato l'avvenuto restauro del San Pasquale Baylon, opera di Giovanni Stefano Maia, un pittore genovese che lavorò a Napoli alla fine del Seicento. Il saluto agli ospiti sarà rivolto dal principe don Francesco Brancia d'Apricena, Soprintendente del Pio Monte della Misericordia, da Francesco de Sanctis, Rettore dell'Università Suor Orsola Benincasa e dall'architetto Enrico Guglielmo Soprintendente dei beni artistici e paesaggistici di Napoli e provincia, per poi passare agli interventi di Stefano Causa e di Anna Adele Aprile di Cimia, entrambi docenti del Suor Orsola. Sarà anche presentato il volume curato da Aprile: Ricerca e conservazione. Attività di restauro del laboratorio dei dipinti, laboratorio attivo al Suor Orsola. Con l'occasione, saranno inoltre ufficializzate tre borse di studio (circa 8mila euro ognuna), promosse da Maria Grazia Leonetti di Santojanni e messe a disposizione degli studenti del corso di diagnostica e restauro dal Pio Monte della Misericordia. A seguito di una convenzione stipulata nel 2006 tra il Suor Orsola e il ministero per i Beni e le attività culturali, al laboratorio di restauro possono essere affidate opere di proprietà pubblica per i necessari interventi sotto l'alta sorveglianza della stessa Soprintendenza. L'importanza dei restauri eseguiti sul quadro di San Pasquale Baylon, attualmente esposto nella quadreria del Pio Monte (poi, ritornerà nella chiesa di San Diego all'Ospedaletto), deriva proprio dalla scoperta della firma di Giovanni Stefano Maia. Dal ritrovamento della firma si è passati ad una più approfondita indagine storica sull'autore e alla ricerca di altre sue opere firmate. Fino ad oggi, infatti, si conosceva solo il dipinto conservato al Pio Monte della Misericordia, raffigurante un ritratto equestre del principe di Montemiletto, Leonardo di Tocco, dalla donazione Carelli-Capece Galeota. Il confronto è stato molto utile per una corretta datazione dell'opera. La presenza, in entrambe le opere, di un soggetto così diverso ma con una firma davvero identica potrà consentire nuovi studi che potrebbero portare alla rivalutazione della statura artistica del pittore genovese. Il Maia, che aveva lavorato a Napoli per circa trenta anni prima nella bottega del Solimena e poi in proprio, era stato sino ad ora considerato un buon ritrattista, citato da Raffaello Causa solo come autore del ritratto del principe di Montemiletto. La scoperta di questa firma mette così fine alle precedenti attribuzioni, che oscillavano tra Andrea Vaccaro e Lorenzo De Caro; sarà inoltre possibile disegnare un diverso percorso artistico del pittore e ampliare gli studi che lo riguardano attribuendo allo stesso Maia anche numerosi dipinti a soggetto sacro ancora nell'anonimato o attribuiti ad altri artisti. L'intensa attività del laboratorio di restauro, l'organizzazione della didattica e della ricerca nel campo della conservazione e la formazione culturale e professionale degli allievi, che si concretizza in ricognizioni, analisi e restauri delle opere presenti sul territorio cittadino con un interessante azione di interscambio operativo con le altre istituzioni, potranno sicuramente contribuire ad una migliore fruizione delle tante opere d'arte presenti a Napoli e sino ad ora quasi sconosciute al grande pubblico.