È Mauro Galantino, architetto cinquantenne con base a Milano e docente allo Iuav, il vincitore del concorso di progettazione del garage multipiano bandito da Apv Investimenti, l'immobiliare del Porto di Venezia, per realizzare la nuova "porta di terra" della città. Un'opera, il cui costo si aggira sui 63 milioni e che sorgerà nell'area demaniale «ex deposito locomotive» a ridosso di piazzale Roma. Uno spicchio di terra strategico per la gestione dei flussi da e per il centro storico, perché è la vera cerniera tra terraferma e laguna: da un lato punto di scambio col porto passeggeri, dall'altro asse di collegamento grazie al people mover tra piazzale Roma e il Tronchetto. Il bando chiedeva assai più di un garage, e anzi puntava a una riqualificazione urbanistica, paesaggistica e architettonica dell'area inserendo nei 40mila mq dell'area (tre volte piazza San Marco) anche attività legate al terziario. Mauro Galantino, che si è avvalso di Alain Dervieux e Dominque Hernandez per il progetto paesaggistico, ha seguito solo in parte le indicazioni del Piano particolareggiato disegnato da Marco Casamonti (Archea) e criticato nei giorni scorsi dalla Commissione di Salvaguardia. È nata così una struttura che anziché essere divisa dal percorso del people mover lo ingloba, e crea sulla copertura due grandi parchi ad abbracciare l'edificio che accoglie l'hotel, il ristorante e gli altri spazi direzionali. «Con questo progetto - spiega Galantino - ho voluto ricostruire la distanza che Venezia ha sempre avuto dalla terraferma, ma allo stesso tempo, marcare la differenza da Marghera. È per questo che il Parco Alto, la parte più elevata, sale dall'interno verso l'esterno, proprio per impedire una facile vista della città che può essere scoperta solo attraverso tre varchi che inquadrano S. Giovanni e Paolo, i Frari e San Marco e il Porto». Il Parco Basso invece è caratterizzato da una piscina che con la sua forma ricorda il percorso del Canal Grande. I parchi potranno ospitare concerti, manifestazioni ma anche solo passeggiate attraverso i portici che attraversano tutto il complesso. «Abbiamo pensato anche alla sostenibilità ambientale -continua Galantino - utilizzando il cemento fotocatalitico e le pompe di calore, la cui spesa sarà ammortizzata in sei-otto anni». La struttura prevede 2.400 posti auto: di questi 1.400 andranno al comune per i residenti, mentre gli altri 1.000 saranno dati in concessione singolarmente per 50 anni da Apv Investimenti. Fin qui il progetto. Ma il concorso ha sollevato molte polemiche. Dieci i gruppi invitati a presentare sui 38 che si erano proposti e tra questi anche quello guidato da Vittorio Gregotti. Ma il famoso architetto, imitato da altri due concorrenti, non ha presentato alcun progetto e anzi ha apertamente criticato il bando sostenendo che i vincoli rendevano impossibile un lavoro di qualità. La giuria composta da Teresa Ormenese direttore di Apv Investimenti, dalla Soprintendente Renata Codello, dal professore d'economia Giorgio Orsoni, da Vito Saccarola presidente provinciale dell'Ordine degli ingegneri e da Francesco dal Co, docente allo Iuav non la pensa così. Tagliente a riguardo la replica di Dal Co: «Succede che un concorrente o ritenga inadeguato il bando o che invece si ritenga lui inadeguato al bando, non capace di risolvere un problema così complesso. Forse erano troppo occupati, forse non avevano tecnici all'altezza o idee adeguate». Al secondo e al terzo posto si sono classificati rispettivamente i progetti di Carlos Ferrater e Cristhoph Ingenhoven, seguiti nell'ordine da Volkwin Mark, Henning Larsen, Francesco Cellini e Inaki Abalos. Il giapponese Arata Isozaki, il belga Philippe Samyn e Vittorio Gregotti anche se invitati, come abbiamo detto, non hanno presentato alcun progetto.