Perfezionando quanto ho anticipato in altra sede ("AA.VV., Umberto Cardia: La cultura e l'etica", 2006, a cura di E.Orrù e N.Rudas), di certo, per le popolazioni parlanti il sardo - il popolo sardo - si dovrà ribadire la sussistenza di una nazione senza Stato, nella pienezza del valore culturale immateriale. Ciò é connesso con le ragioni della specialità, fra cui assumono un distinto rilievo la diversità delle espressioni culturali (v. Convenzione Unesco, Parigi, Ottobre 2005) e la specialicità della lingua d'uso, sa limba, di cui alla Legge 4821994, recante norme in materia di minoranze linguistiche. E' forte il contenuto identitario, relazionato, sia con i beni culturali materiali, sia con i beni paesaggistici e con le attività culturali, queste ultime ulteriormente accresciute di valore, ove finalizzate con la promozione dei medesimi beni culturali e con il paesaggio. Sul tema, ai primi di gennaio 2007, nella veste di Soprintendente ai beni archeologici, proposi al Ministero la modifica integrativa degli art. 134-136 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, al fine di introdurre in norma legislativa la tutela, la valorizzazione e da gestione dei parchi e dei distretti culturali immateriali del grande e vasto patrimonio nazionale della Repubblica. L'idea è derivata dall'analisi di studio dei contesti archeologici, storico artistici, antropologici, linguistici e paesaggistici dell'isola, sullo sfondo dei relativi ambiti geografici, paleontologici, naturalistici e morfologici. Di fatto, in una mirabile linea di successione eco-ambientale, parzialmente venuta meno con l'occupazione aragonese e spagnola, gli eventi archeologici, storico artistici e di urbanistica minore dei piccoli paesi, insieme con i valori immateriali etnoantropologici, di ambito religioso e della comunicazione linguistica locale del mondo rurale, determinano l'insorgenza di quadri coesi e condivisi di bacini culturali immateriali, vivacemente legati, come in simbiosi, con le attuali regioni storiche o con parti di esse. E' esemplificativo il caso della Marmilla. Ora, questi bacini culturali attendono di essere riconosciuti, tutelati, valorizzati e gestiti nel quadro delle potenzialità del Codice Urbani. Quanto leggibile per la Sardegna, non si avrà difficoltà a riscontrarlo nella cultura immateriale delle tante piccole regioni storiche delle restanti Regioni, per cui la proposta di norma costitutiva di parchi e distretti culturali immateriali è da ritenere ben estensibile a tutto il patrimonio nazionale immateriale della Repubblica. Nell'Isola è da ribadire che il vero deposito culturale distintivo e peculiare è dato da questa linea di continuità sociale assicurata dalle popolazioni dei diversi comparti geografici che, sulle orme delle organizzazioni antropiche cantonali prenuragiche e nuragiche, come una linfa vitale, hanno composto i successivi distretti culturali dell'evo antico, da cui sono state ritagliate le partiture amministrative delle curatorie medioevali, e da ultimo, gradualmente, le attuali regioni storiche. Un'unità cantonale ben definita dalla geografia, dalla preistoria e dalla storia, è stata individuata nel bacino territoriale gravitante intorno al sito paleocristiano di Cornus, a sud del rio Mannu: dalla originaria unità cantonale nuragica, poi aperta al riuso di età punica, romana e altomedioevale, si prepararono la successiva curatoria medieovale del Montiferru e la diocesi di Bosa, così pure, sul piano linguistico, il formarsi del logudorese comune centro-occidentale, con i gruppi del Marghine, della Planargia, oltre che del Montiferru stesso. Non diversamente, potremo ipotizzare sia intervenuto nel rapporto dei populi Sulcitani citati da Plinio, con il territorium della romana Sulci, e, poi, con l'attuale futura regione Sulcis. E così via di seguito, per le altre regioni storiche. Di certo la individuazione dei parchi e dei distretti culturali immateriali, si delinea come operazione sistemica, in rete interdisciplinare, di ambito archeologico, storico, economico, geografico, antropologico, storico-artistico, urbanistico e paesaggistico, linguistico e delle tradizioni popolari, e per il settore gestionale, di ambito giuridico e amministrativo. Il riconoscere nei distretti culturali delle attuali regioni storiche, eo in parti di esse, il comporsi pluristratificato delle ragioni della identità culturale plurisecolare dell'isola, si configura di certo come evento sociale antropologico di straordinario interesse sociale, anche idoneo a configurarsi come il valore identitario in sé e per sé, e perciò a superare in positivo la teoria autoreferenziale improduttiva della costante resistenziale sarda di Giovanni Lilliu. Il valore culturale immateriale di questo gioiello di antropologia culturale, dal forte contenuto identitario di matrice anaurbana, rimane uno dei tanti lieviti delle diversità regionali, perciò da riporre, come quello delle altre Regioni a statuto speciale e ordinario, nella disponibilità della sovranità della tutela dello Stato, perché tutti insieme, unitariamente, siano fattori di integrazione e di interazione fra i poteri istituzionali articolati e differenziati della Repubblica. Al riguardo, rimane condivisibile quanto dichiarato dal sottosegretario di Stato del Mibac, on. Daniela Mazzonis: «la inseparabilità della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale (...) e quindi la necessità di una costante e leale collaborazione, nel rispetto del principio dà sussidiarietà, tra Stato, Regione ed Enti Locali. La Stato non può cedere i compiti di tutela, ma può e deve arrivare a una gestione partecipata, come avviene con varie modalità, e come può avvenire di più e meglio» ("Giornale dell'Arte", Febbraio 2007). Aggiungerei; fatta salva la condizione che la collaborazione leale integrata, sia intesa in termini di leale interazione attiva fra le Parti, e non sia invece gestita in termini unilaterali e autoritari, così da produrre, sul fronte regionalistico, una sorta di statalismo formale rovesciato, non idoneo ad incrementare le risorse e le potenzialità di progresso della Repubblica. Già Soprintendente per i beni archeologici delle province di Cagliari e Oristano e ad interim per le province di Sassari e Nuoro.
Sardegna - Un ruolo di primo piano per la Sardegna nella creazione dei distretti culturali
Il popolo sardo, parlante il sardo, si trova a dover ribadire la sussistenza di una nazione senza Stato, con un forte contenuto identitario. La diversità delle espressioni culturali e la specialità della lingua d'uso sono ragioni fondamentali. Il patrimonio culturale immateriale, compresi i parchi e i distretti culturali, attende di essere riconosciuto, tutelato e valorizzato. La proposta di norma costitutiva di parchi e distretti culturali immateriali è estensibile a tutto il patrimonio nazionale immateriale della Repubblica.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo