A due anni dalla donazione contestata, meno di cento le visite All'Archivio di Stato si sono rivolti solo alcuni giornalisti, saggisti e studiosi di storia contemporanea -------------------------------------------------------------------------------- Licio Gelli e Pistoia rimangono emozionalmente distanti. Nonostante l'ex grande burattinaio d'Italia sia vicino alla soglia dei 90 anni. E nonostante i documenti personali di rilevantissimo interesse storico e culturale regalati recentemente alla città. Pistoia è rimasta fredda di fronte alla donazione, come le è già successo più di una volta in passato a proposito del capo della P2, considerato un po' il concittadino scomodo. L'interesse per quell'archivio e la voglia di conoscerlo non sono mai sbocciati. In pochi, pochissimi pistoiesi, hanno bussato alla porta dell'Archivio di Stato. Eppure, sono passati due anni dalle polemiche, dai cori di protesta, dagli insulti, dai calci e dai pugni all'auto che si allontanava dall'uscita secondaria del palazzo de' Vescovi. Sono trascorsi due anni da quell'11 febbraio 2006, quando il pistoiese Licio Gelli si materializzò a sorpresa per presenziare alla cerimonia di donazione e consegna dell'archivio personale al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e alla sua città natale. Presente, in qualità di super esperta, anche la moglie di Massimo D'Alema, l'archivista Linda Giuva. Da tempo, ormai, all'Archivio di Stato di piazzetta delle Scuole Normali, il cospicuo patrimonio culturale che era dell'ex gran maestro è stato sistemato in modo adeguato e fruibile in un'ala dello stabile. Vi si trovano documenti, carteggi, libri, oggetti relativi alle vicende personali, nonché all'attività professionale, politica e imprenditoriale, rassegne stampa, recensioni, pubblicazioni, dvd, fotografie di estrema originalità e valenza documentale. La vasta donazione propone incredibili documenti di grande rarità e valore, raccolti meticolosamente da un Gelli amante della storia e "maniaco" del collezionismo. «Fin da ragazzo - disse l'ex venerabile, che oggi è vicino alla soglia dei 90 anni - sono stato un bravo rigattiere. Con la misera paghetta dei genitori andavo per bancarelle a comprare tutto quello che mi sembrava avesse un valore storico». È così che sono stati raccolti, tra gli altri, autografi e documenti di Cavour, Napoleone, Robespierre, Manzoni, Cairoli, Pellico, Hitler, Mussolini, Toscanini, Puccini e Marconi. Oltre alle lettere di papi e regnanti e al piano di ricostituzione della loggia massonica P2, il cosiddetto "piano di rinascita democratica". Ma tutto questo interessa poco. O meglio, sta interessando poco. Nelle intenzioni dello stesso Gelli, questi documenti avrebbero potuto e dovuto attirare semplici curiosi, studiosi, storici, giornalisti, studenti ed estimatori di storia contemporanea. Ed invece, ammontano a poche decine le persone che si sono presentate all'Archivio di Stato chiedendo di visionare qualcosa del "fondo Gelli". «Mi aspettavo - ammette il direttore Carlo Vivoli - un interesse indubbiamente maggiore, alla luce della cassa di risonanza mediatica di cui ha goduto due anni fa la cerimonia in palazzo de' Vescovi. Potrà sembrare strano, ma temevo il grande interesse previsto, perché il nostro Archivio è dotato di una struttura un po' debole, soprattutto sotto il profilo del personale. Tra le sedi di Pistoia e Pescia, infatti, siamo in tutto 14, mentre bisognerebbe essere almeno in 20». Il clamore iniziale, quindi, è svanito in poco tempo. «Per il momento - spiega il dottor Vivoli - le persone che hanno chiesto di visionare la documentazione di Gelli sono sotto le cento unità. Pochissimi sono i pistoiesi. Per la maggior parte, si tratta di giornalisti, saggisti e studiosi di storia contemporanea venuti appositamente a Pistoia da altre zone della Toscana e d'Italia». Tra questi, figurano gli autori degli ultimi tre libri su Gelli usciti nel giro degli ultimi due anni: Sandro Neri ("Parola di Venerabile"), Mario Guarino ("Gli anni del disonore") e Lucia Leonessi ("Il potere invisibile", uscito proprio nei giorni scorsi). Numerose le visite illustri per il momento solamente annunciate. Come quelle dei senatori a vita Giulio Andreotti e Francesco Cossiga, le cui curiosità e volontà di vedere da vicino qualche documento dell'archivio Gelli sono state manifestate dai loro entourage al direttore generale degli Archivi di Stato di Roma. E poi si stanno muovendo i francesi. «Si sono messi in contatto con noi - prosegue Vivoli - quelli della fondazione Napoleone di Parigi. Sono interessati a venire a Pistoia per visionare alcuni documenti». Il puzzo di flop dell'operazione non scoraggia assolutamente Licio Gelli. Che sta continuando a conferire altro materiale all'Archivio di Stato. In alcuni casi di persona. Senza contestazioni e senza il bisogno della scorta. Cristiano Marcacci
PISTOIA. La città snobba Gelli, flop dell'archivio
L'Archivio di Stato di Pistoia, donato due anni fa da Licio Gelli, non ha attirato l'attenzione di molti pistoiesi. Solo alcuni giornalisti, saggisti e studiosi di storia contemporanea hanno visitato l'archivio, che contiene documenti di grande valore storico e culturale. Il direttore dell'archivio, Carlo Vivoli, aveva aspettato un interesse maggiore, ma le visite sono state poche. Solo poche decine di persone hanno chiesto di visionare la documentazione di Gelli, e tra queste, la maggior parte sono stati giornalisti e studiosi provenienti da altre zone della Toscana e d'Italia.
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