Consulenze facili in Regione: sborserà 14mila euro Prima condanna della Corte dei Conti per la maxi-inchiesta sugli incarichi esterni «inutili e dannosi» -------------------------------------------------------------------------------- Sulle spese per le consulenze degli enti locali arriva la stretta della Corte dei Conti. In questi giorni i "custodi" dei soldi pubblici hanno emesso la prima condanna nell'ambito della maxi-inchiesta su alcuni incarichi affidati dalla Regione Toscana a professionisti esterni alla pubblica amministrazione. Per la magistratura contabile Sandra Logli, dirigente delle politiche formative, beni e attività culturali della Regione, dovrà sborsare oltre 14mila euro per tre incarichi professionali conferiti fra il 2002 e il 2003. Si trattava di incarichi a una giovane giornalista per la progettazione editoriale del numero due della rivista «CulturAe», e ad un'altra professionista esterna per la verifica e l'immissione di dati riguardanti i settori della musica, del teatro e della danza nell'ambito del piano regionale dello spettacolo 2003. Secondo la Corte, presieduta da Giancarlo Guasparri, si tratta di un esborso che ha danneggiato le casse pubbliche e che la dottoressa Logli è ora chiamata a restituire. Tali consulenze, scrivono i giudici, sono illegittime «non solo per palese violazione della legge regionale» ma «anche per sostanziale inutilità della spesa trattandosi di mera prestazione d'ordine che poteva e doveva essere svolta con le professionalità interne». In dibattimento il viceprocuratore generale Acheropita Mondera Oranges aveva ricordato che la legge consente alle amministrazioni pubbliche di conferire incarichi individuali ad «esperti di provata competenza» per «esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio». Il rappresentante dell'accusa aveva però sottolineato l'«erroneo presupposto» secondo il quale l'attività di una amministrazione si svolge «abitualmente ed assiduamente attraverso il ricorso ad incarichi esterni» e non attraverso il personale di quest'ultima. Tale «distorta e dannosa visione», secondo il pm Oramges, è «tipica di quei funzionari responsabili che considerano l'utilizzo di personale esterno «la regola e non, come la legge richiede, l'eccezione». Prima di procedere ad un affidamento esterno occorre dunque verificare se l'amministrazione non disponga di specifiche competenze al suo interno. In assenza di tali presupposti l'affidamento di consulenze esterne costituisce «illecito disciplinare e determina responsabilità erariale». Una tesi fatta propria dalla Corte secondo la quale, si legge nelle motivazioni della sentenza, «è principio assodato che l'attività delle amministrazioni deve essere svolta dai propri uffici, consentendo il ricorso a professionalità esterne soltanto nei casi previsti dalla legge o ricorrendo eventi straordinari non diversamente fronteggiabili». La dirigente si è quindi «discostata con evidente e inescusabile leggerezza del modello organizzativo previsto dal sistema», che «per la posizione rivestita avrebbe dovuto ben conoscere», e dalle «generali norme di buona amministrazione». L'inchiesta sugli incarichi esterni della Regione era stata chiusa nel giugno 2005 quando gli uomini della guardia di finanza, su delega della procura contabile, avevano terminato di esaminare la documentazione relativa a 63 dirigenti della Regione che tra il 2002 e il 2004 hanno affidato circa 180 incarichi. Dopo questa condanna si attendono dunque altre novità. Sulle "consulenze facili" si era più volte espresso il procuratore regionale Claudio Galtieri che, nel 2006, nella sua relazione per l'apertura dell'anno giudiziario, aveva confermato l'esistenza di numerose inchieste.