Scoppia la polemica sul tratto di antica strada riportato alla luce -------------------------------------------------------------------------------- C'erano persone in fila nel fine settimana, e ognuno diceva la sua nel vedere l'antico e affascinante tratto della via Francigena, riportato alla luce nei giorni scorsi in via Nazionale durante uno scavo per l'acquedotto nella frazione di Ponte a Elsa. Ma la polemica non poteva mancare, davanti a quel selciato in vecchie pietre rotonde, lungo 5-6 metri e largo circa un metro mezzo, con un muretto di 70-80 centimetri. Come osserva Giovanni Corrieri, appassionato di storia locale. «Ma si tratta della via Quintia, la strada militare romana tra Fiesole e Pisa; possibile che nessuno l'abbia pensato? Correva lungo l'Arno, da Badìa a La Catena, a San Miniato Basso l'antico Pidocchio, poi Pinocchio, dove c'era un ponticino, andava verso il vecchio ponte sull'Elsa. Se ne erano perse le tracce, ma ora le abbiamo ora ritrovate: questa strada riportata alla luce va verso l'Elsa». Il crocevia. Prosegue Corrieri: «C'è stato un convegno sulla via Francigena e gli scavi di San Genesio, nel dicembre scorso. C'erano esperti, quali Paolo Morelli, Francesco Salvestrini, Federico Cantini, Roggero Manfredini, e parlavano delle antiche strade in questa zona. La situazione è intricata: la Francigena andava da nord a sud; la Quintia da est ad ovest. E prima dell'anno Mille, vicino San Genesio, s'intersecavano». L'antica viabilità. Corrieri insiste: «Non intendo sminuire il ritrovamento a Ponte a Elsa; la via Quintia ha lo stesso prestigio, e completa la conoscenza di uno snodo della viabilità in zona. Dove erano navigabili anche l'Arno e l'Elsa». La prima via antica. Resta fermo sulla via Francigena il priore di Ponte a Elsa, don Lido Freschi, forte della conferma della Sovrintendenza ai monumenti: «Il ritrovamento è importante perché è un tratto della prima via Francigena, quella che dal Galleno arrivava al borgo di San Genesio, che era la cattedrale, perché San Miniato ancora non esisteva. L'ospedale, in realtà un lebbrosario, era San Lazzaro. Poi la strada saliva su verso Calenzano, Capo di vacca, Toiano, la pieve di Coiano. E scendeva a Castelfiorentino. Questo è il percorso della prima Francigena, nonostante interventi dal 990 e nei secoli successivi. Molto più conosciuto è il tracciato del 1200 in poi». L'Arno bianco e l'Arno nero. Insiste don Freschi: «Non c'entra niente la via Quintia, che è una strada secondaria. A Ponte a Elsa, che era tutta una palude, la via Francigena attraversava quello che Sigerico, arcivescovo di Canterbury, descrisse come l'Arno bianco e l'Arno nero. Tanto è vero che c'è un paese chiamato l'Isola, perché si trovava tra i due Arni; in realtà - conclude - due grandi paludi, quelle dell'Elsa e dell'Arno». Luciano Gianfranceschi