Come ci comportiamo quando un amico è in difficoltà? Gli stiamo vicino, cerchiamo di scoprire le cause del suo malessere, ci impegniamo per trovare una soluzione che lo tiri fuori dai guai. Ed è proprio quello che hanno fatto ieri tanti comaschi, con un "amico" molto speciale: il Lario, ferito dalla cementificazione selvaggia delle sue sponde. «Non ci aspettavamo una partecipazione del genere», commentano a fine giornata gli organizzatori del convegno «Costruire il lago? - Quale futuro per il paesaggio del Lario», che si è tenuto a Villa Gallia, in un affollatissimo salone. Molti cittadini hanno voluto ribadire con forza il loro no alla proliferazione di "mostri di cemento" e l'iniziativa, voluta dalla sezione comasca di Italia Nostra, dal quotidiano La Provincia e da Villa d'Este, ha fornito anche l'occasione per un dibattito tra esperti e sindaci dei paesi rivieraschi. Il convegno si è aperto con la visione di un filmato del regista Tommaso Lipari, che ha puntato sull'accostamento stridente tra le bellezze del Lario e le colate di cemento comparse negli ultimi tempi, ampiamente documentate su queste pagine. Fiammetta Lang, presidente della sezione comasca di Italia Nostra, ha rivelato un sogno: «Una parte del Lario potrebbe essere inserita tra i siti posti sotto la tutela dell'Unesco, come patrimonio dell'umanità». Darko Pandakovic, docente di Architettura del paesaggio al Politecnico di Milano, si è detto preoccupato: «Ci sentiamo offesi dagli interventi che stravolgono le sponde del lago. Non c'è sensibilità nei confronti del bello, tanto che il presidente della Provincia recentemente ha dichiarato di non aver visto "veri scempi"». L'urbanista Vezio De Lucia ha rivelato alcuni dati sullo "spreco del territorio": «In Italia ogni anno si consumano più di 250mila ettari di suolo, mentre in Germania possono essere al massimo 10mila, grazie a un'apposita legge». Luigi De Falco, segretario campano di Italia Nostra, ha chiuso la sezione del convegno intitolata "Pensare", moderata da Margherita Canepa: «La cementificazione selvaggia - ha detto De Falco - è legata anche all'impressionante regressione della cultura politica, così come di quella urbanistica ». Nella sezione "Partecipare", moderata da Giorgio Gandola sono state presentate le esperienze del comitato «Salviamo le rive di Blevio», del Fai, del Wwf e della riserva naturale «Pian di Spagna e lago di Mezzola». L'architetto Lorenzo De Stefani, della Soprintendenza lombarda, si è soffermato sugli aspetti normativi: «Molti problemi discendono dalla legge regionale 18 del 1997, con la quale la Lombardia ha delegato ai Comuni le competenze paesaggistiche, senza riservarsi possibilità di controllo. Il compito di verificare le autorizzazioni spetta alle Soprintendenze, che hanno però enormi difficoltà. Siamo solo 14 in Lombardia, io ricevo 4.500 autorizzazioni l'anno. Inoltre siamo tecnici, ma dobbiamo valutare atti amministrativi. La logica di chi stila certi progetti è: proviamo a chiedere 100, se poi ci concedono 50 guadagniamo comunque. Ma il problema di fondo è la mancanza di controlli preventivi: non si può delegare tutto alla sola Soprintendenza. Anche perché, con le norme attuali, abbiamo un potere limitato». Guerra: servono vincoli più rigidi Spallino: sta tornando Tangentopoli «Fino a quando le finanze dei Comuni resteranno legate agli oneri di urbanizzazione, si continuerà a consumare suolo». Nel suo intervento al convegno sul Lario ferito, il sindaco di Tremezzo Mauro Guerra non ha nascosto le difficoltà di chi amministra i paesi del lago: «I problemi sono molti, a partire dall'assenza di tecnici sufficientemente preparati - ha detto - Abbiamo comuni molto piccoli, privi di competenze specifiche in materia di paesaggio. Ma il fatto più grave è che le amministrazioni "non hanno il fisico" per reggere le pressioni di chi vuole costruire: se, come oggi accade, chi consuma il territorio ottiene più risorse e può quindi garantire servizi migliori, la cementificazione non cesserà. La tentazione per i Comuni è troppo forte, perché purtroppo il consenso elettorale si conquista anche in questo modo. Pertanto - ha proseguito - bisogna intervenire sul quadro legislativo. Ben vengano i vincoli, ne abbiamo bisogno». Guerra ha poi suggerito un'altra soluzione: «I Comuni si uniscano e stilino insieme i piani di governo del territorio. Puntare sulla programmazione intercomunale è l'unica strada percorribile, personalmente ci ho provato ma senza successo, anche perché non ci sono molte sponde nella normativa regionale. Infine, deve sicuramente crescere la sensibilità dei sindaci su questi temi». Si è soffermato sul tema dell'impreparazione dei tecnici comunali anche l'avvocato Lorenzo Spallino: «La seconda Repubblica ha affidato a queste figure compiti che non sono i loro - ha sottolineato - In secondo luogo, devo constatare la totale assenza di buone leggi per il governo del territorio, e inizio a pensare che questa mancanza di regole piaccia a molti». Spallino ha quindi chiuso il suo intervento con una nota polemica: «Nessuno degli amministratori del Comune e della Provincia di Como ha partecipato al convegno, né ha mandato un messaggio di saluto. Questo mi porta a dire che, forse, non hanno la capacità di intendere e di volere il bello». Parole pesanti sono arrivate anche dal presidente nazionale del Wwf, Franco Venini: «Si compiono veri e propri reati contro l'identità culturale dei paesi, i "manovali della matita" stanno facendo danni enormi. Se la salute del paesaggio rivela il grado di civiltà di chi vi abita, non c'è da stare allegri». Pier Fausto Bagatti Valsecchi, del Fai, ha parlato di «villettopoli dilagante» e ha definito Menaggio «il paese delle gru». Antonio Spallino, presidente del centro Volta, ha detto: «Viviamo in un Paese profondamente immorale, sotto queste situazioni c'è un ritorno di Tangentopoli, anche se nessuno ne parla. Il secondo problema è l'assenza di amministratori preparati».