Lì c'è di mezzo una tramvia, qui un filobus. Lì si tratta di vedere quanto incide il passaggio del nuovo mezzo tra il Battistero e il Duomo, qui tra via San Vitale e Strada Maggiore, lì hanno votato l'altro giorno senza raggiungere il quorum, qui il quorum probabilmente si raggiungerebbe. Sempre che si riescano a raccogliere le firme prima che aprano i cantieri in centro. Firenze e Bologna: le analogie ci sono, eccome. Per questo i più noti architetti e urbanisti di Bologna sono (quasi) tutti della stessa idea: bisognerebbe fare un referendum per sentire cosa ne pensano i bolognesi del Civis. E nemmeno fra molto tempo, visto che, se la tabella di marcia verrà rispettata, i lavori nel primo tratto inizieranno già quest'estate. «Il comportamento di superiorità dell'amministrazione dice Pier Luigi Cervellati, architetto ed ex assessore all'Urbanistica porta a pensare che chiedere alle persone cosa ne pensano di questo scempio sia un'operazione indispensabile. È opportuno che la città parli e si confronti: il referendum, a prescindere dal raggiungimento del quorum, è un termometro importante anche se esprime il parere di una minoranza». Andrea Emiliani, ex soprintendente ai Beni artistici e storici, fa un salto nel passato e ricorda (con rammarico) quel referendum per la pedonalizzazione del centro storico ai tempi di Imbeni, dove il sì per la chiusura del cuore della città stravinse, ma l'amministrazione non diede seguito alle richieste. Insomma, la premessa (storica) non è delle migliori, «ma il referendum sul Civis dice Emiliani avrebbe molto successo, perché quel progetto scandalizza chiunque: impedirà i movimenti. A Firenze il centro è già ridotto a una stazione ferroviaria, un luogo per turisti in calzoncini. Da noi è diverso». Se si vuole davvero avviare una consultazione, per lo storico dell'arte (ed ex soprintendente) Eugenio Riccomini è indispensabile una massiccia campagna informativa «Perché dice lo storico quello di cui ancora non si parla è il perché si dovrebbe fare il Civis, questa è l'informazione che manca». E dopo le informazioni, le consultazioni: «Sentire i cittadini continua Riccomini può servire da guida e poi, con un referendum indetto, gli enti preposti dovrebbero uscire allo scoperto sulle procedure». Va all'attacco anche Giuseppe Coccolini, architetto progettista della barriera protettiva di San Petronio: «II referendum è da fare, anche se sarebbe un po' tardivo: avrebbero davvero il coraggio, poi, di deviare il percorso? Disfare il progetto significherebbe rifare l'istruttoria finanziaria, ma in ogni caso sarebbe comunque meglio pagare le penali, piuttosto che infliggere tanti danni alla città. Le istituzioni non possono avere la vita comoda, imponendo scelte che sperano passino inosservate». E convinta della partecipazione massiccia ad un eventuale referendum l'architetto Felicia Bottino. «Almeno perché possano dire la loro spiega su quel passaggio assurdo del Civis in via San Vitale e Strada Maggiore: il progetto va fermato». E va abbattuto, a sentire l'architetto Roberto Scannavini, quel «muro» tra cittadini e amministrazione: «Sulla questione del Civis dice non ci sono modalità diverse dal referendum per discuterne: con il Comune non si riesce a parlare. La consultazione popolare in una città come Bologna avrebbe molto successo: si riapra almeno la possibilità di intervenire sul passaggio in centro storico». Un quesito secco «Civis sì, Civis no» non convince l'architetto Campos Venuti. «A Firenze il quesito è stato posto male, non si deve fare lo stesso errore. Bisognerebbe chiedere ai bolognesi quale politica della mobilità preferiscono: sistema ferroviario metropolitano-tram leggero-autobus o Civis-people mover- metrò?». Ai bolognesi l'ardua sentenza.
Bologna - Urbanisti all'attacco: Al voto per il Civis. Ex soprintendenti e architetti contrari all'opera: indispensabile sapere cosa pensa la gente
In Bologna, il progetto del Civis, un sistema di trasporto veloce, è stato oggetto di dibattito. L'amministrazione ha deciso di procedere con i lavori, ma alcuni architetti e urbanisti hanno espresso la necessità di un referendum per sentire le opinioni dei cittadini. Il progetto scandalizza chiunque, poiché impedirà i movimenti. A Firenze, il centro storico è già ridotto a una stazione ferroviaria, un luogo per turisti. I cittadini devono essere informati sul progetto e sentire le loro opinioni. Alcuni architetti e urbanisti sostengono che il referendum è necessario per discutere del progetto e potenzialmente fermarlo.
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