Firenze dice no alla nuova tramvia? Chissenefrega, il progetto va avanti lo stesso. E così mentre a Torino la sinistra e gli pseudoambientalisti continuano ad opporsi alla Tav aderendo alla campagna d'acquisto dei terreni interessati dalla ferrovia all'alta velocità, un po' più giù fanno a gara per far passare nel cuore di Firenze, a due passi dal campanile di Giotto e dalla cupola del Brunelleschi, un eurostar di trentadue metri camuffato da tram. Incongruenze e scelte folli di una sinistra a corto di idee. Ma nella vicenda fiorentina c'è anche un altro dato che va registrato: il Pd nel suo primo confronto, sia pur locale, con i cittadini incassa una sonora bocciatura. Il 53 per cento dei votanti ha detto no al referendum sul progetto di una nuova tramvia. Sulla linea due si è dichiarato contrario il 53,84 per cento dei fiorentini mentre ha votato a favore il 46,16 per cento. Sulla linea tre, che collega Careggi a viale Europa, ha votato contro il 51,87 per cento e a favore il 48,13 per cento degli aventi diritto. L'affluenza alle urne, nei 234 seggi allestiti, è stata del 39,36 per cento, pari a 124.239 elettori su 315.641 aventi diritto. Il referendum aveva mero valore consultivo e, secondo quanto prevede lo statuto del Comune, solo con un'affluenza alle urne superiore al 50 per cento la giunta sarebbe stata obbligata a convocare una seduta consiliare. Malgrado ciò ci si aspettava un minimo di riflessione sul tema, e perché no, anche un passo indietro. E invece restano fermi sulle loro decisioni e minimizzano definendo i risultati del referendum «pura propaganda». Come fa il sindaco Lenardo Domenici, secondo il quale «non sussistono i presupposti per una revoca degli atti amministrativi». Nessuna amministrazione, è il ragionamento del sindaco, «sulla base dei principi della democrazia, può pensare dì revocare degli atti perché il 20 per cento dei cittadini si è espresso contro». In un incontro con i giornalisti, Domenici ha confermato il passaggio del tracciato della tramvia vicino al Battistero, ma poi si è detto disponibile «ad aprire un tavolo sulla mobilità». Dicono no alla modifica anche gli ambientalisti del Pd come Ermete Realacci: «I risultati non mettono in discussione la tramvia, ma sull'opera non si può ignorare l'opinione dei cittadini». L'unico a fare autocritica, sempre nel Pd, è Erasmo D'Angelis, presidente della commissione Ambiente e territorio del consiglio regionale della Toscana, che affonda senza esitazione la lama sulla ferità: «È inutile girarci intorno, questa è una sconfitta inattesa, che brucia e molto». Ma la vicenda è tutt'altro che chiusa e da Firenze rimbalza subito a Roma diventando un caso nazionale. Vittorio Sgarbi, schierato tra gli oppositori al progetto, parla di una «vittoria forte del buon senso rispetto alla cattiva amministrazione», un risultato di cui «credo non si possa non tener conto: d'altra parte se non ne tiene conto il consiglio comunale ne dovrà tenere conto il prossimo governo». Per Sgarbi «Firenze è un problema nazionale e sovranazioale, e il sindaco va di fatto commissariato per ciò che riguarda la dimensione monumentale e storica: non si può immaginare che una città storica così importante sia minacciata da una serie di ipotesi vagamente moderniste». Critico anche Riccardo Migliori, parlamentare di An: «La banalità con la quale la sinistra sottovaluta il giudizio di oltre centomila fiorentini alla stregua di un ininfluente sondaggio misura l'incolmabile lontananza tra Palazzo Vecchio e i cittadini. Firenze ha messo in minoranza Domenici e la sua giunta comunale -sottolinea - Chi non ha votato, si appresta alle. prossime politiche e comunali a manifestare uguale giudizio critico nei confronti dell'arroganza di chi intende governare non ascoltando la città». Da Roma Fabio Rampelli, primo firmatario di un'interrogazione al ministro Francesco Rutelli sulla tramvia di Firenze, attacca Realacci: «Destano stupore le sue dichiarazioni. Il campione alla Camera della tutela dei centri storici, sconfessa un impegno decennale imbracciando il piccone per distruggere il cuore di Firenze. Questo dimostra un vizio atavico della sinistra in tutte le sue evoluzioni partitiche». Anche dall'opposizione di Palazzo Vecchio arrivano critiche al vetriolo. «Il sindaco -osserva Giovanni Donzelli, consigliere comunale di An - ha annunciato in aula la volontà di aprire una attività di concertazione sulla mobilità, ma anche di proseguire con le linee due e tre della tramvia poiché il referendum per lui non ha valore. Se Domenici vuole aprire un tavolo di responsabilità per risolvere i problemi della mobilità a Firenze deve prima di tutto ascoltare i cittadini che si sono espressi con il referendum». La situazione per il Pd è davvero imbarazzante. Cerca di metterci una pezza l'alleato Antonio Di Pietro: «II Comune di Firenze dovrebbe prendere atto del risultato del referendum sulla tranvia e comportarsi conformemente. Visto che si tratta di un'opera che interessala città è stato giusto rimettere ai cittadini la discussione. Un referendum o non lo si fa, o se lo si fa ci si comporta di conseguenza». Un modo come un altro per invitare l'amministrazione fiorentina a chiudere il caso senza troppe polemiche. La partita che si gioca a livello nazionale per il Pd e i suoi alleati è troppo importante per rischiare di essere messa in crisi da un progetto contestato non solo dal centrodestra, ma anche da esponenti della cultura e dello spettacolo. E soprattutto bocciato dai cittadini.
FIRENZE La tramvia bocciata? Il sindaco se ne frega
Il referendum sul progetto di una nuova tramvia a Firenze ha visto il 53,84% dei votanti esprimersi contro, mentre il 46,16% ha votato a favore. L'affluenza alle urne è stata del 39,36%, inferiore al 50% richiesto per obbligare la giunta a convocare una seduta consiliare. Il sindaco Lenardo Domenici ha confermato il passaggio del tracciato della tramvia vicino al Battistero, ma ha detto di essere disponibile ad aprire un tavolo sulla mobilità. Gli ambientalisti del Pd hanno anche espresso la loro opposizione al progetto, mentre il Pd nel suo primo confronto con i cittadini ha incassato una sonora bocciatura.
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