La polemica A Piazza di Siena un manto verde finto per risparmiare Proprio domenica, guarda caso, ho accompagnato due amici giunti da Parigi a vedere qualche cosa di Roma. Siamo andati di qua e di là poi abbiamo attraversato Villa Borghese e ho visto dallalto il magnifico manto smeraldino che copriva il fondo di piazza di Siena. Dentro di me sono stato contento, quel verde uniforme e ben nutrito faceva dallalto del viale una magnifica figura. Siamo arrivati alla Galleria e lì ho lasciato gli amici. Poi ho letto della plastica: il mantello che maveva così rallegrato era finto, non si trattava di curatissima erba ma di plastica. Piazza di Siena riempita di plastica? E perché mai? Perché, è la risposta che viene da alcuni uffici del Comune, le spese di manutenzione di un vero prato sono eccessive. Ogni anno, in quel "magnifico scenario arboreo", come viene di solito descritto, si svolge (dal 1928) il concorso ippico che fa parte di un circuito degli otto incontri ippici più prestigiosi del mondo. Ogni anno bisogna coprire il fondo con della sabbia e poi, finita la competizione, bisogna portare via la sabbia e ripiantare lerba. La quale erba ha i suoi tempi, vuole molta acqua per crescere, vuole essere tosata per assumere laspetto regolare di ogni prato che si rispetti: cura, tempo, lavoro; cioè soldi. Con la plastica tutto diventa più facile e si risparmiano, è stato detto, 400 mila euro lanno. Il ragionamento fila ma il problema, per una volta, è davvero altrove, scavalca i soldi ed è riassumibile in questi termini: in un luogo ameno come villa Borghese che è anche un luogo carico di storia, si può mettere un prato finto? Più in generale: si possono mettere in maschera luoghi di grande prestigio e significato? Faccio un altro, recente, esempio: in occasione del compleanno del sarto Valentino, sono state drizzate sulla terrazza del tempio di Venere a Roma, tra larco di Costantino e larco di Tito, delle alte colonne di plastica bianca per compensare la vista di quelle smozzicate che lì sorgono. Era unoperazione temporanea e le colonne finte, per la verità senza troppa fretta, sono poi state rimosse. Anche in quel caso però sè trattato di unoperazione azzardata. Le rovine di Roma, i suoi luoghi storici, non si prestano ad essere camuffati. Non credo di scivolare nel fanatismo dicendo che quei luoghi sono arrivati fino a noi a capo di vicende complesse, spesso drammatiche, che ogni colonna spezzata, ogni resto di edificio, ogni luogo che ricorda lesistenza di chi è vissuto qui prima di noi, merita considerazione e rispetto. Las Vegas o le nuove città asiatiche dei divertimenti si possono permettere i finti colossei e le finte calli veneziane, noi che siamo depositari degli originali non lo possiamo fare. Come ha detto con efficace sintesi il sovrintendente ai Beni Culturali del Comune Eugenio La Rocca: «In una villa storica lerba sintetica non si può mettere». E se lerba vera si presentasse, come tante volte ho visto in passato, un po rognosetta? Meglio rognosetta che finta. E se gli amici parigini alzassero un po il sopracciglio? Gli si può dire che i prati del Jardin du Luxembourg sono così impeccabili perché a Parigi piove molto più che a Roma. Da noi i prati, veri, vengono così. Però piazza di Siena cè solo qui.
IL PRATO FINTO Togliete da Villa Borghese quel prato di plastica
Un articolo di giornale descrive la scoperta che il manto verde di piazza di Siena, che è stato oggetto di ammirazione per i suoi colori vivaci, è in realtà finto. Il manto è stato sostituito con plastica per risparmiare sui costi di manutenzione, che includono la sabbia e la cura dell'erba. La decisione è stata presa dal Comune di Roma, che ha calcolato che le spese per il manutenimento di un prato vero sarebbero eccessive. L'autore dell'articolo si chiede se sia possibile mettere in maschera luoghi di grande prestigio e significato, come piazza di Siena, e se sia appropriato sostituire la natura con materiali sintetici.
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