Una voltasi andava nei Musei Vaticani per lApollo detto del Belvedere e per il Laocoonte, per le sculture classiche del Pio Clementino e per il Raffaello delle Stanze e delle Logge. Oggi ci si va praticamente soltanto per il Michelangelo della Sistina. È lui lattrazione fatale, lirresistibile magnete che orienta e governa tutti i percorsi. I visitatori dei Musei Vaticani sono stati quattro milioni e trecentomila nel 2007. Grazie allapertura pomeridiana andata a regime dal gennaio scorso, al termine di questanno saranno 5 milioni. Ebbene di questi almeno il 60 bypassa le Stanze di Raffaello, laCappella Niccolina dellAngelico, il Pio Clementino, la Pinacoteca con i Caravaggio, i Guido Reni, i Poussin e i Guercino più belli del mondo, per arrivare in linea retta e nel tempo più breve agli agognati celeberrimi affreschi di Michelangelo. Partendo dalla Scala Simonetti attraverso la Galleria dei Candelabri, la Galleria degli Arazzi, la Galleria delle Carte Geografiche, si arriva alla Sistina e dalla Sistina si esce senza neppure toccare gli Appartamenti Borgia e il reparto dellarte contemporanea. Questo è il percorso tipo scelto dalla maggioranza dei visitatori. Durata media unora e venti minuti. Ci sarà ancora tempo per visitare la Basilica di San Pietro, il Colosseo e i Fori, per sostare in Piazza di Spagna e in Piazza Navona e per essere, la mattina dopo, allAccademia di Firenze. Così il turista americano o giapponese potrà dire di aver visto il meglio di Michelangelo pittore (la Sistina) e di Michelangelo scultore (il David). Non è mia intenzione criticare i tempi e i modi del turismo culturale di massa che resta comunque un fenomeno imponente e positivo di libertà e di emancipazione. Nessuno rimpiange i tempi (ed era ieri) quando gli uomini non uscivano dallombra del campanile e se andavano allestero ci andavano come migranti o come soldati. Meglio, molto meglio, la democrazia dei consumi, anche culturali, tipica del nostro tempo con gli inclusive tour di dieci giorni attraverso le capitali dEuropa. Quello che mi interessa è il dato, per così dire, antropologico. Il pubblico dei Musei Vaticani, anche per la sua internazionalità, rappresenta il gusto moderno, la sensibilità degli uomini e delle donne dei nostri giorni. E allora come si spiega lemersione prepotente esclusiva di Michelangelo e la contestuale eclisse di Raffaello, il pittore in assoluto più grande del passato millennio? Io credo che ciò dipenda dal fatto che Raffaello rappresenta lordine, la calma, la "facilità" intesa come supremo raggiungimento dello stile. Lo aveva capito benissimo Ingres quando scrive: «... in Raffaello la creazione sembra facile e, come nelle opere di Dio, in lui tutto appare come un moto della volontà». Di fronte alla Scuola di Atene o alla Disputa del Sacramento si ha limpressione che quelle immagini sublimi esistano semplicemente perché Raffaello le ha volute, che non ci sia fatica, studio, elaborazione concettuale dietro di loro. Si ha limpressione che siano "facili", come sono facili le nuvole, gli alberi, le montagne, le cose uscite senza sforzo dalla mente dì Dio. Ma gli uomini e le donne dei nostri giorni vivono in un universo sociale e culturale che è il contrario dellordine, della calma, della facilità. La Modernità è dramma, contraddizione, tensione e Michelangelo in qualche modo la prefigura e la significa. «Io sono talmente entusiasta di Michelangelo che neppure la natura mi soddisfa più dopo di lui, non potendola vedere con occhi grandi come i suoi». Così Goethe nel suo Viaggio in Italia. E Stendhal in Passeggiate romane aggiunge: «Il solo sentimento che la divinità può ispirare ai deboli mortali è il terrore e Michelangelo sembra nato apposta per imprimere questo spavento nelle anime col marmo e coi colori...». In queste due citazioni cè già in nuce lo spirito che ai nostri giorni allunga code infinite allingresso dei Musei Vaticani e dellAccademia di Firenze. Michelangelo è dismisura (Goethe) ed è terrore (Stendhal), è drammaticità ed eccezionalità. La sua arte, dirà Woelfflin, è come «... un violento torrente montano portatore di felicità e al tempo stesso di devastazione». Anche la vicenda biografica (così abitualmente curata e divulgata da Giorgio Vasari) sembra fatta apposta per affascinare i contemporanei. Lartista polemico e antagonista, individualista e solitario, religiosità tormentata e omosessualità sublimata, è avvertito come uomo del nostro tempo. Per i visitatori della Sistina egli è il protagonista di Tormento ed estasi, titolo di un libro e poi di un film che ha avuto vasta fortuna.