FIRENZE - Al pianterreno del liceo classico Galilei si sta come sul luogo del delitto. E un voto con vista sulla pietra dello scandalo, perché la curva della futura tramvia che lambisce il battistero del Duomo è distante appena cinquanta metri, al termine di via Mercalli. È stata quella curva a far rimbalzare una consultazione locale in tutto il mondo. Le ha fatto da cassa da risonanza, si è fatta simbolo, una parte delicatissima a rappresentare il tutto. Il Galilei doveva essere lepicentro, il seggio più vicino alloggetto del contendere, il più centrale, affollato e simbolico. Con i suoi corridoi pieni soltanto dei banchi accatastati per fare spazio al referendum, ha invece rappresentato al meglio quello stato di placida indifferenza che ha avvolto il giorno della presunta ordalia referendaria. Gli scrutatori aspettavano visitatori con le gambe allungate sotto al tavolo e la faccia intorpidita. Alla vigilia Mario Razzanelli, il padre della consultazione, aveva fissato lasticella al cinquanta per cento degli aventi diritto al voto. Intorno a quella cifra, sarebbe stato un successo. Non cè andato neppure vicino. Ha votato il 39,36 per cento degli aventi diritto, 124.239 elettori su 316 mila. Nel 2oo1 il referendum sulla costruzione di un ipermercato nel quartiere di Gavinana aveva raccolto il 47,3 dei voti. A centro commerciale smuove gli animi più del tram e del battistero in pericolo. Un convinto sostenitore della tramvia come Francesco Giambrone, sovrintendente del Maggio Musicale, si dice sorpreso dai dati sullaffluenza. «A me sembrava che la città fosse stata coinvolta. Forse il messaggio è stato troppo politicizzato». Anche Pancho Pardi, schierato sulla sponda opposta, quella dei comitati referendari, sostiene che forse è questo il dato più importante. «Strano, perché i fiorentini sono visceralmente attaccati alle sorti della loro città. Anche se la consultazione aveva solo un valore consultivo, questa indifferenza non è certo una buona notizia, denota una disaffezione che non è nel nostro Dna». Il verdetto è simbolico, perché non è stato neppure sfiorato il quorum, e quindi il Comune non sarà obbligato a discuterlo. Ma è provvidenzialmente double face. Razzanelli si consola con una vittoria di stretta misura. I comitati referendari ottengono (dati provvisori) un 52 di voti contrari alla tramvia, con i favorevoli al 48. Contando gli assenti, poco meno di un cittadino su cinque. Lunico vincitore sembra essere il localismo. Doveva essere una questione nazionale e internazionale, alla resa dei conti ha faticato ad assumere una dimensione pienamente collettiva. Gli abitanti delle zone non interessate dalla tramvia hanno disertato in massa. A metà giornata, laffluenza maggiore è stata registrata nei due quartieri - zona stadio e Gavínana - mai A giormente interessati dal passaggio del tram, quelli che più degli altri si troveranno sottocasa «il mostro di Firenze», impegnativa definizione coniata dal comitato referendario. Qui il voto riguardava aspetti di vita quotidiana che hanno avuto poca eco, come il traffico, i futuri cantieri da aprire e gli intralci alla viabilità. Intorno al battistero del Duomo, nel cuore della città, - «E qui che si consumerà lo scempio ad un patrimonio dellumanità intera», tuonavano i leader referendari cè stata unaffluenza bassa. A tre ore dalla chiusura del seggio laffluenza al liceo Galilei - sezioni cittadine numero i e 2 - non aveva ancora raggiunto il 25. Alle otto della sera, poca gente nei corridoi deserti. Daniela Romanelli, presidente di sezione definisce «incomprensibili» i quesiti, dove il no era sì, e viceversa. Gli indecisi si sono trovati a mal partito, leggevano il testo sulla scheda e non capivano. Nel secondo quesito si parlava della linea Peretola-piazza della Libertà, senza specificare però che si tratta del percorso che passerà dal Duomo. Una coppia di pensionati si fa avanti con aria smarrita. Luomo dice che voteranno contro il tram, perché Firenze è cambiata troppo e loro due, che da sempre vivono in centro, faticano a riconoscerla. Poco prima era uscito dallurna un ragazzo di 25 anni, favorevole alla tramvia perché, dice, «finalmente qualcosa si muove in questa città». È in questi due estremi che si gioca il futuro di Firenze, in qualcosa che riguarda la sua anima, non le sue rotaie e un referendum senza esiti concreti, destinato ad essere dimenticato in fretta.