PPer "costruire il lago" non bastano i mattoni. Lo ribadisce il tema di un convegno che prende a prestito il verbo più frequentato nell'edilizia per scongiurare invece il prolificare di grigio nel verde: edifici malamente incastonati fra la bellezza naturale di un lago che nell'ultimo decennio qualcuno, pochi, si è prodigato invano di difendere. Difficile dire oggi quale sia la "ferita" più grave. Di stilare una classifica di demerito si rifiutò perfino il soprintendente Alberto Artioli, quando l'estate scorsa il giornale cominciava la sua rassegna di stonature e lui subito si chiamava fuori, attribuendo la responsabilità dei danni a una malaugurata legge del 1997. "Costruire il lago" vuol dire anche, e anzitutto, unire esperienza e competenze, confrontare interpretazioni e punti di vista, decidere con più ampia consapevolezza "quale futuro per il paesaggio del Lario". La tavola rotonda di ieri non poteva pretendere certo di risolvere in una giornata, pur ricca di interventi e dibattiti, una situazione aggravatasi gradualmente e irrimediabilmente, fra impotenza e distrazione. La devastazione nel parco di villa Roccabruna a Blevio, secondo agli interessi della gestione di un hotel lussuoso, la progressiva distruzione dei pendii di Menaggio, sacrificati a complessi residenziali che non smettono di sorgere dove ancora sia rimasto spazio, sono ormai realtà permanenti: non le cancellerà il senno del poi né le voci di protesta. Eppure, oggi, l'impressione è che il lago sia un po' meno ferito. Che qualcosa sia cambiato, o sia sul punto. Ne sono testimoni quanti hanno partecipato al lungo dibattito sulle ferite paesaggistiche: sindaci, architetti, ambientalisti, ma anche tanta gente comune, sensibile all'estetica del Lario e al suo destino. Dacché i cittadini hanno realizzato che il paesaggio è un patrimonio collettivo, e non un assemblaggio di pertinenze private su cui i proprietari hanno diritto esclusivo, si sono organizzati in comitati civici, per tentare di salvaguardarlo laddove le istituzioni latitino. Mentre nasce un'associazione intercomunale, che si appresta a preservare dagli scempi gli ulivi del Centro Lago, un'altra già consolidata dalle battaglie si arma per la prossima, in disaccordo con il solito comune di Blevio che vuole una piscina al posto della spiaggia. L'amministrazione sembra intenzionata a ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, che a novembre ha bocciato il progetto: un intervento che, nessuno ne fa mistero, rimpinguerebbe le casse comunali. Lo sa bene un altro sindaco del Lario, Mauro Guerra, quando invoca vincoli e gratificazioni per aiutare i meno forti a resistere alla lusinga del denaro, così che i Comuni virtuosi non siano penalizzati dalla rinuncia al cemento e ai suoi introiti. Nell'attesa, non rimane che confidare in Italia Nostra, al lavoro affinché le rive del lago siano riconosciute patrimonio mondiale dell'Unesco, come la Costiera Amalfitana e le Cinque Terre, le Isole Eolie e le iscrizioni rupestri della Valcamonica. E sugli uffici della Soprintendenza e della Provincia: meno soggette alle pressioni che un piccolo ente locale faticherebbe a sostenere, capita ancora che oppongano dei no a qualche redditizia ambizione di troppo.