L'assessore provinciale Panzeri presenta le linee del piano di coordinamento territoriale che individua anche gli ambiti agricoli L'area del Mais a Molteno dove dovrebbe sorgere un'area produttiva La novità? Gli ambiti agricoli, che prima i piani territoriali di coordinamento non erano tenuti a individuare. Invece il nuovo strumento di programmazione, rivisto e corretto alla luce della legge regionale 12 rispetto alla versione del 2004, adesso programma non solo gli spazi da costruire, ma anche gli spazi aperti. Da salvaguardare. Con l'avvertenza che le aree riservate alle attività agricole non devono sovrapporsi ai «corridoi ecologici», cioè quelle strisce di congiunzione tra le zone naturalistiche del territorio che tutelano appunto flora e fauna locale. Insomma, il nuovo piano territoriale di coordinamento della Provincia, che ha la funzione di armonizzare la programmazione urbanistica tra i Comuni per evitare uno sviluppo caotico e contraddittorio, ha tra i suoi obiettivi primari la tutela del verde e del paesaggio? «Certamente la salvaguardia è uno dei princìpi di fondo - spiega l'assessore provinciale al territorio, Emanuele Panzeri - senza però cancellare un'opportunità di crescere purché qualitativamente migliore». Intanto il piano introduce criteri di controllo del consumo del suolo, al punto che le aree agricole sono protette nel tempo: impossibile modificare la destinazione e nei prossimi vent'anni si potrà al massimo ridurre la zona destinata ad attività agricole di un 10, e solo del 5 se le aree sono già scarse. Del resto, aggiunge l'assessore provinciale, il consumo del territorio è sottoposto a norme attraverso degli indicatori di crescita. Di cosa si tratta? «Di indicazioni su quanto un comune può ampliarsi - dice Panzeri - . Non è che non si può più costruire, ma lo si deve fare meno e meglio, in una maniera che sia coerente e non dannosa per il paesaggio. E poi abbiamo introdotto un elemento di novità. La Regione ci dice che con il piano di coordinamento del territorio la Provincia deve individuare le modalità di coordinamento dei comuni. Ecco noi abbiamo scelto dei criteri che rappresentano davvero un nuovo strumento di coordinamento». La Provincia dice ai Comuni: se volete crescere poco, la soglia è la metà della crescita odierna che è pari a tremila nuovi abitanti all'anno in provincia di Lecco. Una provincia dunque, la nostra, che aggiunge in media annualmente la popolazione di un paese. Se invece la scelta è di uno sviluppo più importante, allora il comune sarà tenuto a consultare e a stabilire accordi con i comuni confinanti che devono condividere questa necessità. «Più facile uno sviluppo armonico se i paesi limitrofi stabiliscono che uno magari mette a disposizione un'area produttiva che ha già, e l'altro invece offre spazio per costruire case - spiega l'assessore - Il criterio della collaborazione serve anche a limitare la cosiddetta "cementificazione" che nasce dalla necessità degli enti locali di ricavare oneri di urbanizzazione per rimpinguare le casse: potranno essere redistribuiti attraverso un'operazione di perequazione. Anche la mobilità sostenibile è un obitettivo da perseguire: la rete ciclabile sarà implementata e sarà posta tutta l'attenzione necessaria a migliorare la circolazione con tutti i mezzi dal mobility mangement al car sharing». E il capitolo aree produttive? «Offriamo possibilità di crescita all'industria che rappresenta tuttora la spina dorsale della nostra economia, ma anche qui con precisi criteri di cui l'accorpamento è il più importante: abbiamo contato 1.560 aree produttive esistenti in provincia, cioè tante piccole lottizzazioni produttive. Non si può continuare con questa logica». M. Gal.