«L'Expò sia un'occasione di tutela del territorio» Il presidente di Italia nostra Domenico Palezzato avverte: «No ad altro cemento, no ai mega alberghi che non servono» «Costruiamo un turismo a misura di lago, ad esempio Rovereto con il nuovo museo è entrato in un circuito europeo» Una villa in Brianza trasformata in un fascinoso bed breakfast invece di concludere la sua storia centenaria sotto le prosaiche spoglie di un condominiotto; un vecchio opificio che diventa un alberghetto tipico a due passi dal lago. Expò 2015: è qui il turismo, ma per accalappiare visitatori che poi diventeranno affezionati villeggianti, e con il passaparola poi chissà, non servono grandi strutture, albergoni e ancora cemento a carrettate. «La domanda è: che cosa abbiamo da offrire? Abbiamo il paesaggio e dunque vendiamo il paesaggio, non alberghi nuovi. Che poi il nuovo troppo spesso fa rima con consumo brutale di quel che resta del territorio, perché o pensiamo a un grande cinque stelle da duecento camere, ben fatto e costruito con gusto - ma dove? il lago non può permettersi queste dimensioni - o disseminiamo il lago e la montagna e la Brianza, feriti a sufficienza, di nuovo cemento senza qualità. Rimpolpando così il catalogo già abbastanza lungo degli obbrobri». Il presidente della sezione lecchese di «Italia Nostra» ha la sua ricetta per approfittare della magnifica occasione di dare una spinta decisiva alla provincia: per entrare finalmente nel circuito internazionale del turismo, a suo dire, la via indicata, anzi invocata da Confcommercio non solo è sbagliata, ma è dannosa. Dissente l'architetto Domenico Palezzato: guai a chiedere alla Provincia e ai comuni di impegnarsi a potenziare la capacità ricettiva alberghiera con nuove strutture, in luoghi strategici, per stivare finalmente i grandi numeri di turisti sciamanti da Milano verso le nostre terre. «Anche perché - argomenta - il lago che cosa offre? Bellezza, appunto, che si può apprezzare nella gita di una giornata: vengono, guardano, fanno il giro in battello, e se ne vanno contenti». Ci vuol altro, ma ci vuol poco. Intanto una piccola operazione linguistica che non è solo formale ma sostanziale: «Ho paura quando si parla di valorizzazione: si vuole valorizzare il patrimonio culturale, il paesaggio e via dicendo, ma spesso dietro a questa parola si nascondono nefandezze. Sostituiamo la valorizzazione con la tutela, che in questo contesto è un sinonimo: vi assicuro però che il risultato sarà ben diverso». Parola d'ordine, tuteliamo il paesaggio, la nostra grande risorsa, l'attrazione per cui vale la pena di fare un giro dalle parti del Resegone, «ed evitiamo i carrozzoni all'italiana - aggiunge Palezzato - che il giorno dopo il grande evento per il quale sono stati costruiti restano scheletri abbandonati». Già, ma allora? È il recupero di quello che c'è, la chiave di volta del progetto: «L'Expò è una sfida, usiamola come volano per costruire il futuro turistico a misura di lago - spiega il presidente di Italia Nostra - Certo, c'è un'emergenza ricettiva da risolvere, tenendo conto però della nostra piccola realtà. Gli spazi, i contenitori, li abbiamo: da salvare, da riadattare, da recuperare per un'operazione buon gusto che tutela il territorio, invece di consumarlo e distruggerlo, annientando proprio quella risorsa ambientale che è il nostro punto di forza. L'unico». L'unico, dice, e purtroppo il lago non basta: «Stufi del turista mordi e fuggi? Ma per apprezzare i nostri luoghi basta e avanza la gita di un giorno o due. Per tenerli qui, i turisti, ci vuole la grande operazione culturale. A Rovereto c'è uno splendido museo di arte moderna e contemporanea, il Mart, che ha lanciato questa piccola città nel circuito europeo. Lecco potrebbe cominciare a pensare altrettanto in grande. Un centro culturale, per esempio, in una grande area, magari: come l'Arlenico, l'ultima rimasta in città». Per passare dai sogni al concreto, secondo Palezzato, serve un'«unità operativa territoriale per l'Expò»: tutti intorno a un tavolo, istituzioni, operatori, portatori di interessi e associazioni di tutela ambientale: «Cominciamo intanto a valutare l'esistente. Non è vero che la logica economica richiede per forza le grandi strutture. Indirizziamo le sovvenzioni regionali allo scopo di trasformare piccoli spazi di potenziale grande fascino nei tipici alberghetti di atmosfera per i quali i turisti fanno carte false». Maura Galli