Il progettista: «I lavori potevano finire a Pasqua» -------------------------------------------------------------------------------- LUCCA. Potevano finire a Pasqua i lavori di restauro del transetto del duomo. Così non è stato perché - dice il progettista, l'ingegner Natale Gucci - la direzione regionale della Sovrintendenza ha bloccato i lavori a ottobre, non appena iniziato lo smantellamento del muro. In sostanza per Gucci i motivi dei ritardi nel consolidamento non sono da attribuire a problemi tecnici (o di progettazione), né finanziari: semmai sono collegati allo stop imposto da Firenze e Roma, dal nuovo studio richiesto e dalle soluzioni proposte che sarebbero «pericolose» per il duomo. DOMENICA, 17 FEBBRAIO 2008 Pagina 1 - Lucca Il prof. Gucci: «Tempi lunghi non per certo per motivazioni tecniche e neppure finanziarie» Duomo, ecco gli intoppi Il progettista: «Lavori finiti se Firenze non li bloccava» Stop a ottobre appena appena iniziato lo smontaggio del muro Non si vuole toccare la faccia interna del '200 che è pure intonacata -------------------------------------------------------------------------------- LUCCA. Potevano durare pochi mesi i lavori di consolidamento del transetto del duomo. Anzi, il restauro si poteva concludere a Pasqua. Ma così non sarà. E questo perché le Belle arti - Firenze (la direzione regionale) e Roma - hanno fermato i lavori non appena iniziato (a ottobre 2007) lo smantellamento del muro effettuato «con tecnica che mantiene in posto sia l'artistico portale sia la sovrastante finestra». Non ci sta l'ingegner Natale Gucci a prendersi le colpe dei lavori infiniti al duomo di San Martino. Il professore - ordinario di Diagnostica e consolidamento all'università di Pisa - e progettista (insieme all'ingegner Bartelletti) dell'intervento di consolidamento del transetto ribadisce che i «tempi di progettazione e di costruzione del sostegno sono stati brevi. L'abnorme durata, dunque, non è mai stata da attribuire a motivazioni tecniche o economiche». IL PROGETTO Il progetto di consolidamento e risanamento - scrive Gucci - consisteva nello «scaricare il muro debole e deteriorato per poterlo ricostruire usando le parti riutilizzabili (tutta la facciata e parte del paramento interno), ma sostituendo quelle carenti (il "sacco" interno), tenendo sospese la copertura e le volte con una tecnica ad hoc originale. Un tal risanamento sarebbe stata certamente la scelta dei nostri avi, se lo stato della tecnica lo avesse consentito». L'ANALISI Considerato il tipo di intervento - prosegue Gucci - «i tempi di progettazione e di costruzione del sostegno (al netto dei tempi di decisioni di natura non tecnica) sono stati brevi; la abnorme durata dei lavori è da attribuire al reperimento di tombe nell'area dell'intervento (con conseguente studio archeologico) e soprattutto all'utilizzazione del muro come palestra per lo studio storico della sequenza di interventi e rimaneggiamenti cui fu soggetto in passato per rimediare alle sue carenze statiche. Il completamento dell'opera, seguendo il progetto in corso, richiedeva pochi mesi. Ma appena iniziato lo smontaggio del muro (a ottobre) Roma e Firenze hanno fermato i lavori. Se ciò non fosse avvenuto, il lavoro avrebbe potuto concludersi a Pasqua». La motivazione della sospensione - precisa Gucci - «non è ufficiale, ma, in poche parole, consta nel fatto che la faccia esterna del muro si può smontare e rimontare perché settecentesca, mentre una parte della faccia interna, intonacata, deve essere mantenuta in luogo perché sembra essere in parte duecentesca». LA POLEMICA Per Gucci se queste sono le ragioni dello stop al cantiere «e non altre estranee all'opera, la posizione assunta da chi ha fermato i lavori è insostenibile dai punti di vista tecnico e anche culturale. Infatti, oggi per adeguare gli stipiti della grande apertura è necessario alleviarli del sovrastante carico dovuto alla parte di muro non sorretta dalla struttura di presidio. Sotto il profilo culturale, prima di tutto deve essere conservata la cultura che ha prodotto ciò che apprezziamo e custodiamo. Secondo il pensiero di chi costruì e conservò, la porzione di muro più vecchia è in posto non perché è del Duecento, ma perché al momento dell'ampliamento del Duomo era ancora utilizzabile. E poi perché sulla parte del 1.200 (non visibile perché intonacata) non si può intervenire e su quella del '700 sì?». In questa vicenda - insiste Gucci - «occorre prendere atto che i difficili problemi tecnici sono stati sempre tempestivamente risolti e che non mancano i finanziamenti per finire nel modo progettato». LA PROPOSTA Visto che la situazione è questa - aggiunge il progettista - «bisogna adoperarsi per superare le sistematiche lentezze di natura non tecnica e quelle complicazioni che, dopo le sollecitazioni della Curia, conseguono anche al sovrapporsi di 5 organi statali (Roma, Firenze, Pisa, Lucca e, per particolari circostanze, anche Cosenza) che intervengono con diverse competenze e con incomprensioni dalle quali sono sempre stato estraneo. Tutto ciò - polemizza Gucci - ha prodotto, oltre la sospensione dei lavori, la richiesta da parte di Firenze di un nuovo studio tecnico che dovrebbe ripartire con operazioni già attuate più di 10 anni fa e rivolte a verificare di nuovo se il consolidamento può essere ottenuto con sicurezza senza la sostituzione dei materiali carenti. Si è così ricominciato da capo un lavoro che, dopo l'importante opera di sostegno, era in fase di ultimazione, per ricercare una soluzione (iniezioni) già scartata in questo caso perché pericolosa e non risolutiva nel tempo». LA STORIA La enorme porta del transetto - ricostruisce l'ingegner Gucci - fu realizzata dopo la costruzione del muro, aprendo un vano «che ha ristretto in modo pericoloso le porzioni del muro a fianco della porta. Queste strisce di muro sostengono: la copertura, le volte e tutto il muro soprastante. Gli stipiti da cui transita l'enorme carico sono così rimasti porzione del vecchio muro (di cattiva qualità) anziché robusti pilastri di pietra squadrata, come sarebbe stato se la costruzione fosse nata con una così grande apertura. Nel tempo si sono manifestati dissesti cui si è cercato di rimediare con i mezzi disponibili, usando (nel '700) anche il gesso che si ammorbidisce con l'acqua. Per effetto di infiltrazioni all'interno del muro la parte resistente si è ridotta al solo rivestimento esterno che ha cominciato così a scheggiarsi denunciando il fenomeno». Per ovviare all'incipiente crollo - ricorda Gucci - «suggerii alla soprintendenza di Pisa, circa 12 anni fa, di tamponare la porta e di cerchiare con acciaio la soprastante finestra, segnalando che interventi anche con piccole demolizioni nelle parti deboli e molto caricate sarebbero stati pericolosissimi. La Soprintendenza stipulò, quindi, una convenzione per lo studio del problema con il dipartimento di ingegneria civile dell'università (allora da me diretto) che, alla fine del 1999, fornì una relazione con l'analisi del fenomeno e concreti suggerimenti progettuali per la soluzione, dopo aver scartato la possibilità di interventi di risanamento delle murature con iniezioni o sostituzioni a toppa».