MILANO L'assessore alla cultura Vittorio Sgarbi: «L'Ultima cena e Greenaway? Fatti l'uno per l'altra». Il critico d'arte Carlo Bertelli: «Non che Leonardo ne avesse bisogno, ovvio, ma non vedo che male ci sia». L'altro critico Philippe Daverio, anzi, ironizza sui critici del Guardian: «Se gli inglesi erano così preoccupati del Cenacolo, tanto per cominciare, potevano fare a meno di bombardarlo nell'ultima guerra...». E poi c'è Pietro Marani, già direttore della Soprintendenza di Milano, poi docente universitario e membro della Leonardo da Vinci Society e della Commissione nazionale vinciana: «Ecco, a dirla tutta questa cosa di Greenaway mi rende perplesso». Perplessità che Sgarbi non comprende: «Per quanto mi riguarda mi spiace solo che il Cenacolo abbia tutte queste limitazioni di visita, tutti sanno che fosse per me lo terrei aperto fino a mezzanotte. Quanto a Greenaway, non c'è forse artista più "adatto" a lui di Leonardo, il quale era il primo a sostenere che la pittura è un'opera della mente, l'animazione della scena è la caratteristica più tipica dell'Ultima cena e l'idea di Greenaway non fa che svilupparla: per questo ho concesso di riprodurla anche a Palazzo Reale, dove potrà essere vista da più gente». «E ovvio dice Bertelli che qui non è in discussione una valorizzazione di Leonardo, che è compiuto di suo. Parliamo di un lavoro di Greenaway, che nel suo genere ha già fatto cose molto belle. Penso al lavoro su Rembrandt, o quello sulla Venaria dei Savoia, o alle sue cornici che trasformavano in quadri certi scorci di Ginevra, insomma lui reinterpreta l'arte già esistente come un testo teatrale: una cosa non necessaria, se si vuole, ma comunque legittima. Vediamo come verrà questa, magari sarà interessante». Marani però è scettico: «Intendiamoci, l'arte contemporanea mi piace. Ma una proiezione sulla parete originale... che bisogno c'era? Sarà anche senza rischi, ma non vorrei che diventasse un precedente pericoloso. In fondo, anni fa, persino al Louvre era stato impedito di filmare il Cenacolo...». Daverio ride: «Pensare che l'arte sia intoccabile è una cosa bacchettona. L'arte, salvo non rovinarla, deve essere usata e vissuta. Se la Gioconda è diventata un mito, alla fine, non è un po' merito anche di Napoleone?».