La decisione del Coni di sfruttare lo stadio Olimpico di Roma tappezzandolo con una serie di maxicartelloni pubblicitari, all'interno e all'esterno, per 6.000 metri quadrati di superficie, conferma la volontà di trasformare l'unico monumento del Foro Italico non soggetto, purtroppo, a vincolo architettonico, in una sorta di gigantesco luna-park. Tutto ciò all'interno di uno dei più importanti complessi architettonici del Novecento italiano ed europeo, costruito soprattutto in funzione della Scuola nazionale di ginnastica e che ora è sede della quarta Università di Roma, lo lusm, reale destinatario di tutta una serie di edifici monumentali. Si tratta di una operazione destinata soltanto ad aumentare il degrado dell'intero Foro Italico, il suo involgarimento, con un uso di massa incompatibile con strutture le quali contano ormai oltre settant'anni di vita e che già appaiono in serio pericolo, a partire dagli straordinari mosaici pavimentali di artisti importanti come il grande Gino Severini. La trasformazione dello stadio Olimpico nato per l'atletica e inadatto palesemente al calcio in un baraccone pubblicitario permanente contrasta in modo stridente: a) con la pressoché intatta collina di Monte Mario vincolata a parco e con la soprastante, straordinaria Villa Madama opera di un certo Raffaello Sanzio; b) col vicinissimo, anzi confinante, ministero degli Esteri, anni fa assediato dai maxicartelloni pubblicitari, e il cui prestigio presso i visitatori stranieri non risulterà certamente accresciuto dalla nuova veste volgarmente commerciale dell'Olimpico. Chiediamo al ministero per i Beni culturali, alla Direzione generale regionale del Lazio, alle Soprintendenze competenti, al Comune di Roma di intervenire immediatamente e con energia affinchè venga evitato questo nuovo inaccettabile guasto estetico al Foro Italico e vengano invece garantiti usi appropriati e compatibili col complesso architettonico di Del Debbio, di Moretti e di altri e col contesto paesaggistico nel quale esso è felicemente inserito. Vittorio Emiliani p. il Comitato per la Bellezza