Musei. I lavori della sottocommissione del ministero Beni culturali Triennale, grazie alla flessibilità gestionale esercizio in pari Il pareggio del bilancio non è una chimera. Noi ci autofinanziamo per il 60 circa, il resto arriva dallo Stato e dagli enti locali lombardi. Il nostro conto non è mai stato in rosso, non abbiamo debiti». È quanto afferma Davide Rampello, presidente della Triennale di Milano, parlando a margine della presentazione dei lavori della Seconda sottocommissione del Ministero per i beni culturali sul tema «La creazione del valore nei processi di gestione dei musei», tenutasi al Museo di Brera il 7 febbraio. «I nostri risultati sono resi possibili dal fatto che non siamo un ente, ma una Fondazione privata a partecipazione pubblica. Il che ci garantisce una flessibilità gestionale altrimenti impensabile». Secondo Rampello, la natura della Triennale permette «la continua ricerca di risorse e una maggiore articolazione delle offerte al pubblico». Un circolo virtuoso, perché «la qualità delle proposte porta a sua volta a maggiori ritorni a livello di biglietteria, che resta la risorsa principale». Alla luce di queste considerazioni, il presidente della Triennale non ha dubbi: «Tutti i musei dovrebbero divenire delle fondazioni». Anche in Italia, dunque, si intravedono spiragli di luce nell'oscuro pantano del rapporto tra gestione dei beni artistici e bilanci economici. Salvo poche, virtuose eccezioni, restiamo però ben lontani dai più efficienti modelli europei e statunitensi. I lavori della Seconda sottocommissione, se non altro, sembrano avere convinto gli esperti del settore che «la distinzione tra musei e aziende è priva di senso». Il rapporto conclusivo offre molte definizioni e altrettanti modelli. In particolare, la sottocommissione ha identificato i portatori d'interesse del sistema museale e come lo stesso concetto di «valore» vari a seconda degli stessi. Il problema, in un certo senso, è proprio questo: il dibattito nell'ambito delle principali istituzioni italiane verte ancora oggi sulla necessità di inquadrare delle definizioni che ricompongano il divario tra accademici, economisti e manager. Senza però toccare il delicato tema del pareggio dei bilanci. «Anche quando i musei risultano in perdita - commenta Stefano Baia Curioni, direttore del centro Ask dell'Università Bocconi, nonché membro della sottocommissione - generano in ogni caso un valore aggiuntivo che esula dal semplice calcolo economico». E se il resoconto sui lavori della sottocommissione non cita direttamente bilanci e rendiconti, contiene comunque delle indicazioni volte a migliorare l'efficacia organizzativa dei musei. Secondo Baia Curioni è necessario in particolare «rafforzare le risorse umane con competenze gestionali, una dimensione che oggi nei musei risulta strutturalmente sottodimensionata. L'aspetto economico e manageriale deve essere coltivato in modo effettivo, pur nella specificità del sistema museale e dei suoi obiettivi principali».
Italia, bilanci in pareggio solo per pochi virtuosi
La Triennale di Milano, un ente privato a partecipazione pubblica, ha presentato i lavori della Seconda sottocommissione del Ministero per i beni culturali sul tema La creazione del valore nei processi di gestione dei musei. Il presidente della Triennale, Davide Rampello, afferma che la natura della Triennale gli consente di autofinanziarsi e di avere una flessibilità gestionale altrimenti impensabile. Rampello sostiene che tutti i musei dovrebbero diventare fondazioni, come la Triennale, per poter gestire meglio le risorse e offrire maggiori proposte al pubblico. La sottocommissione ha identificato i portatori d'interesse del sistema museale e ha proposto diversi modelli per la gestione dei musei.
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