La trasparenza delle attività di un museo la si legge nella relazione alla gestione. E, in particolare, dal livello d'informazione fornita sulle remune-razioni di manager e direttori. Nel Remuneration report 2007 del British Museum il direttore Neil MacGregor ha percepito un compenso annuale di 144.874 , in aumento rispetto a 120mila del 2006; sono indicati anche i versamenti effettuati verso il sistema previdenziale e la scadenza del contratto: 2011. Sempre più i direttori hanno un ruolo manageriale, ma è possibile analizzare il museo come un'azienda? È ancora prematuro parlare di «azienda-museo» soprattutto in Italia, ma negli ultimi anni, il museo ha subito numerosi cambiamenti accrescendo l'importanza degli aspetti economico-aziendali, vale a dire dell'analisi della domanda, delle politiche tariffarie, della misurazione delle performance, della qualità dei servizi offerti e della struttura organizzativa, con la definizione di una nuova «governance». Aspetto che ha permesso d'incrementare la raccolta di fondi ampliando la presenza negli organi di controllo a soggetti istituzionali. Nel mondo anglosassone viene applicata la formula del Trust, con il Trustee rappresentato da persone scelte tra professori, artisti, avvocati al quale viene attribuita la proprietà dei beni con l'obbligo di preservarla per le generazioni future e di renderla fruibile al pubblico. Qui ai buoni risultati gestionali corrispondono maggiori finanziamenti pubblici: il British Museum, ad esempio, li ha visti crescere di oltre 6 milioni nel 2008 grazie alla buona gestione. Il British Museum è una «charity» (ente benefico), ma anche un ente pubblico non ministeriale sotto la responsabilità del Ministero per la Cultura, Media e Sport (Dcms), gestito da un consiglio di Trustee, nel cui ambito 13 membri sono nominati dal Primo Ministro. Ma quali sono le principali fonti di generazione della ricchezza e quali le voci di costo di un museo? Aumentare la collezione è il primo obiettivo, ma tale dinamica non è possibile senza il sostegno e la generosità di soggetti esterni. Il museo inglese sostiene la propria attività attraverso una combinazione di mezzi finanziari garantiti dal Dcms e d'introiti provenienti da una serie di attività commerciali, di raccolta di fondi e sponsorship. L'aiuto economico del Ministero genera circa il 60 degli introiti complessivi e si basa su un accordo triennale, che subordina l'ottenimento dei finanziamenti al raggiungimento di una serie di obiettivi socio-culturali denominati Key Performance Indicatore {Kpi). I principali sono: favorire l'accesso dei giovani alla cultura e allo sport, incrementare il numero dei visitatori al di sotto dei 15 anni e alle categorie sociali più disagiate. La fotografia dei conti a fine marzo 2007 (l'esercizio 20072008 si chiuderà il prossimo 31 marzo) mostra risorse per 61,687 milioni di , di cui 38,679 milioni derivanti dal finanziamento pubblico (Dcms), in crescita rispetto ai 37,78 milioni della gestione precedente. Per il 2008 le risorse pubbliche che il BM si è aggiudicato, sulla base del raggiungimento dei Kpi, sono salite a 44,82 milioni. Importanti anche le libere donazioni economiche salite a 3,7 milioni, rispetto ai 2,5 milioni della gestione precedente, che hanno permesso lo sviluppo di diverse attività. Tra queste, un tour delle collezioni nel Regno Unito, la creazione di una biblioteca sulla pittura, la promozione della ricerca per la conservazione dei beni museali, l'allestimento di un'importante mostra («I disegni di Michelangelo» che ha attirato più di 152mila visitatori) e il proseguimento del «Portable Antiquities Scheme», un sistema di registrazione dei beni archeologici ritrovati da privati al fine di combattere ogni trafugamento e traffico illegale. A fine marzo 2007 i visitatori del British Museum erano 4,9 milioni (7 rispetto all'anno prima), superando il target indicato nei Kpi stimato in 4,5 milioni. Solo il 33 dei visitatori è residente nel Regno Unito, il resto sono stranieri. L'apparente riduzione dei ricavi commerciali del museo (da 14,2 a 12,4 milioni) è stata determinata dal trasferimento dei servizi di catering da un'agenzia a un sistema basato su commissioni, che ha permesso il risparmio dei relativi costi. I ricavi da attività benefi-che sono aumentati del 7 a 4,9 milioni, per le sponsorship commerciali delle mostre più importanti. I costi (1,4 milioni) sostenuti per il «Portable Antiquities Scheme» e lo sviluppo di altre attività hanno determinato un incremento di 5,5 milioni della spesa complessiva per attività benefiche. Il museo sta impiegando una parte delle sue riserve libere per il programma «Building for thè future», cui ha destinato 6 milioni di , ma in realtà le risorse impiegate sono state solo 3,4 milioni nonostante una forte politica di nuove acquisizioni. Gli investimenti in nuove opere sono stati pari a 2,88 milioni (2,32 milioni dell'anno precedente) e tra i principali acquisti, grazie all'aiuto, tra gli altri, di Heritage Lottery Fund, Art Fund e The British Museum Friends, una coppa d'argento iraniana dell'epoca tra il VI e il IV secolo a.c. rilevata da una collezione privata, e «La Bouche du Roi», scultura che testimonia la schiavitù, creata tra il 1997 e il 2005 dall'artista del Benin, Romuald Hazoumè, che ha partecipato all'ultima edizione di Documenta. Il miglioramento delle gallerie e del catering, del magazzi-naggio e della gestione degli immobili ha comportato una spesa complessiva di 8,9 milioni (6,9 milioni l'esercizio precedente) nell'ambito del programma di medio termine finalizzato a portare i principali edifici del museo in linea con gli standard richiesti. Il livello di custodia delle opere in condizioni ambientali corrette, misurato da un apposito indicatore, è rimasto stabile al 71. L'impiego delle risorse ha determinato da parte del Trustees la diversificazione del portafoglio investimenti che a fine marzo 2007 era pari a 63,3 milioni (26,7 milioni nell'anno precedente, cui sono stati aggiunti 33,3 milioni di nuovi investimenti), costituito per 27,6 milioni da fondi comuni d'investimento quotati britannici (24,8 milioni nell'anno precedente) e per 13,8 milioni da azioni non quotate di società situate al di fuori del Regno Unito. Nel corso della gestione sono stati sostituiti gli investimenti a breve con altri a più lunga scadenza. Le plusvalenze implicite del portafoglio ammontavano a circa 4 milioni .