Il referendum si farà. Domani. Non sarà quello sulla legge elettorale promosso da Guzzetta soci, ma una consultazione non meno accesa di contrasti e controversie. I fiorentini son chiamati a pronunciarsi sui progetti di tram via che hanno suscitato discussioni a non finire. Come capita sempre, l'appuntamento referendario s'è caricato di amplificanti risvolti politici e il merito delle domande enunciate dalle due schede - una gialla e una viola: un match calcistico - rischia di essere sovrastato da dilemmi di altro tipo. Promosso da un attivo esponente dell'Udc (Mario Razzanelli), dai più è vissuto come un plateale attacco al sindaco Leonardo Domenici e alla sua giunta. La tra-sversalità degli schieramenti si è andata restringendo inevitabilmente. Così chi vorrebbe rispondere attenendosi strettamente alla lettera dei quesiti formulati e immaginando gli effetti secondo gli esiti prova non poco imbarazzo. Anzitutto di referendum consultivo si tratta. In più occasioni è stato ribadito che - quale che sia il risultato - i lavori andranno avanti, magari con ritocchi e correzioni. Sul fronte opposto - quello del sì, cioè di quanti si battono per la revoca delle delibere incriminate e quindi si oppongono al progetto approvato da anni - evocano scenari apocalittici. Carlo Ripa di Meana ha parlato, a nome di Italia Nostra, di «un misfatto che profanerà e perderà il centro». Il segretario regionale del Pd, Andrea Manciulli, controbatte che Firenze non può star racchiusa in uno scrigno. A dire il vero è un pericolo che Firenze non corre da un pezzo. La parte più antica e preziosa è sottoposta ormai a un'usura mercantile tanto violenta che ogni argine è andato in frantumi. Ma non vale la pena elencare i nomi delle squadre in campo per una partita senza esclusione di colpi, paragonabile a uno scontro del rissoso e folkloristico Calcio in costume. Certo è che un referendum - sarà lecito guardare le cose un po' da lontano - è lo strumento meno indicato per affrontare con ragionevolezza i problemi, anche di mobilità, che Firenze e il comprensorio hanno in agenda, ora che è varato un piano strutturale di ambizioso respiro. La prima e più benefica operazione da fare - la sola che in questi appunti s'intende suggerire - è l'accantonamento dei toni e degli slogan che hanno semplificato odiosamente le cose, al punto da far assurgere le tre linee della tramvia a chiave di volta del futuro o a simbolo di visioni del mondo. È stucchevole, ad esempio, sentir ripetere - come in Toscana si è preso a fare da troppe parti - che si punta su una coraggiosa «innovazione»: parola magica e fumosa, che copre ogni sorta di intervento. Questa esaltazione ideologica e acritica di un progresso da realizzare in prevalenza per aggiunzioni che puntino a innestare nelle parti più delicate del tessuto urbano, o in paesaggi di stratificata e secolare modellazione, in-vasive infrastrutture o enfatiche costruzioni esibisce un determinismo vecchio stampo. A volte è preferibile non fare, o agire con somma prudenza, e tentar di ritrovare, per via di restauro, rarefazione, silenzi e rispetto degli spazi, un progredire civile e conviviale molto più difficile da conseguire e davvero alternativo allo sviluppo egemone. Più che a una tramvia che lambisca con la sua più sinuosa traiettoria Duomo e Battistero il futuro nuovo della città fisica sarà assicurato da una pedonalizzazione estesa: favorendo una penetrazione leggera, una fruizione non congestionante o smodatamente consumistica. Ma ecco che proprio coloro che non sono turbati dal transito per le vie fiorentine delle vetture grigio-rosse Sirio afferrano al volo un tale argomento e sostengono con fervore che gli itinerari della tramvia - in tutto una ventina di chilometri, destinati a diventare 34 con le diramazioni delle linee 1 e 3 - sono indispensabili per raggiungere questo sacrosanto scopo. E giù a dimostrare - cifre alla mano -quante auto in meno sarebbero spinte ad approdare in centro e negli immediati paraggi se fossero in funzione gli osteggiati convogli. Un appello firmato da operatori dell'establishment culturale e dello spettacolo si spinge fino ad attribuire alle silenziose vetture costruite da Ansaldobreda spa, la capacità di «svegliare la città, sostenere le sue produzioni culturali, aiutare a mantenere aperti, a riaprire e a cambiare orari cinema, teatri, biblioteche, librerie, centri culturali, musei». Insomma un vero miracolo, tanto più sorprendente quanto più allarmanti sono le quotidiane notizie di sale di cinema minacciate di chiusura - da ultimo per la minaccia del multiplex di Novoli - o di seminecessitati tagli a istituzioni culturali tanto bisognose di ossigeno. Certo: riattivare circuiti più fluidi tra centro antico e aree degradate a anonime conurbazioni è impresa ineludibile, se si vuoi conferire una dimensione urbana a esigenze e desideri segregati in periferia. Da qualsiasi punto di vista si esamino i problemi è facile accorgersi che la tramvia li attraversa più di quanto non li risolvi, almeno in certi suoi tratti più arditi. Sarà vero che gli alberi tolti di mezzo saranno sostituiti. Che i rumori saranno abbassati al massimo nelle zone più delicate. Che opere d'arte come i mosaici non subiranno dannose vibrazioni. Anche molti di coloro che votano no - e dicono, pertanto, sì al complesso progetto in cantiere - avvertono oneste inquietudini. È' proprio impossibile che non si riesca a conciliare con generale soddisfazione esigenze tutt'altro che conflittuali, come la salvaguardia del patrimonio storico e una calibrata modernizzazione? È tardi, sembra, per imboccare la strada - da taluni auspicata - del veicolo automatico leggero (val), cioè di una piccola metropolitana sul modello di quella inaugurata a Torino. Altri prospettano una linea senza binari. Asor Rosa e i suoi comitati si sono espressi per una moratoria di ripensamento. È vero dopotutto che il tram a Firenze rappresenta più un ritorno al passato che uno scatto verso il domani, dal momento che nel 1908 le tram vie fiorentine si estendevano per ben 170 chilometri e le ultime sono state chiuse negli Anni Cinquanta. Questo ritorno alla grande del tram e del servizio pubblico - di per sé non deprecabile - è in ogni sua diramazione attuato in piena e convincente sintonia con i caratteri di una città come Firenze? Nelle simulazioni apprezzabili in rete il metallico serpentone (altezza: metri 3,30) scivola quatto e accorto tra palazzi e giardini. La realtà sarà virtuosa come i virtuali rendering? Sono interrogativi che esigono risposte più motivate, analitiche e intrecciate del sì e del no di un convulso referendum.
Quell'inutile tram chiamato referendum
Domani si terrà il referendum sulla proposta di costruire una linea di tramvia a Firenze. Il progetto è stato promosso dall'Udc e ha suscitato discussioni e controversie. I fiorentini saranno chiamati a votare per o contro il progetto, che prevede la costruzione di una linea di tramvia che lambirà il centro storico della città. I sostenitori del progetto sostengono che sarà utile per ridurre il traffico e favorire la pedonalizzazione, mentre gli oppositori temono che il progetto possa danneggiare il patrimonio storico della città. Il referendum è considerato un'opportunità per discutere i problemi di mobilità a Firenze e per trovare una soluzione che sia in linea con le esigenze della città.
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