E' di duecento milioni di euro l'anno l'investimento delle imprese in beni culturali, circa la metà dell'importo (400 milioni annui) devoluto allo stesso scopo dalle banche. Mentre lo stanziamento che ai beni culturali viene destinato dal bilancio dello Stato ristagna al di sotto del 20 per cento della ricchezza nazionale. Si confronta anche con queste cifre il convegno "Mecenatismo e imprenditorialità", che si svolge questa mattina a Roma, nella Sala Giunta della Confindustria (via dell'Astronomia 30), nell'ambito della seconda "Settimana della cultura d'impresa", promossa dalla stessa confederazione degli industriali in diverse città (tra cui Venezia, Milano e Firenze). La relazione introduttiva, sull'impegno delle imprese nelle attività culturali, è affidata a Guido Guerzoni, docente ad Harvard e alla Bocconi. Prima dell'intervento del ministro Giuliano Urbani, il presidente della Commissione impresa e cultura della Confindustria, Cesare Annibaldi, affronterà il tema legato a conservazione e territorio; e i lavori saranno conclusi da Antonio D'Amato. Ma il tema di fondo - nel difficile rapporto tra pubblico e privato - resta la «gestione oculata» (come indica il programma del convegno) del patrimonio culturale e la «destinazione di risorse commisurate al suo valore e al costo delle tecnologie necessarie per preservarlo e trasmetterlo integro alle generazioni future», in un quadro di «regole certe e ben definite». «Occorre prendere coscienza che anche la tecnologia può diventare arte, come bellezza del quotidiano», spiega Vittorio Giulini, presidente del Sistema Moda Italia, che terrà una relazione sul Made in Italy come patrimonio culturale. Da perseguire, magari, anche nella quotidianità dei centri storici, attraverso una distribuzione commerciale che ne esalti il valore architettonico. «Le imprese di successo - aggiunge Giulini - hanno tutto l'interesse ad entrare "in rete", per così dire, con i beni culturali, inglobando il modello distributivo nella struttura industriale». Durante il convegno sarà firmata una Convenzione tra Confindustria e ministero, per la tutela e la conservazione dei beni e delle attività culturali e per lo sviluppo dell'imprenditoria. Una delle prime attuazioni riguarderà l'assetto della zona compresa tra Pompei e i Campi Flegrei.