Lucca. Il viceministro Marcucci conferma che è stato deciso come intervenire sul transetto ------------------------------------------- Non si nasconde dietro a un dito, Andrea Marcucci. Il sottosegretario ai Beni culturali conferma: per dodici anni il cantiere del Duomo è stato praticamente fermo. Dal 3 marzo, però, non sarà più così. Il giorno scelto dall'arcivescovo Italo Castellani per la riunione sulla cattedrale di San Martino si chiariranno tempi, modi e finanziamenti necessari per avviare (più che concludere) il risanamento del transetto. Il restauro non sarà breve, ribadisce Marcucci. Ma non durerà neppure altri 12 anni. Per il sottosegretario ai Beni culturali il nuovo intervento al transetto sarà non invasivo LUCCA. Non si nasconde dietro a un dito, Andrea Marcucci. Il sottosegretario ai Beni culturali conferma: per dodici anni il cantiere del Duomo è stato praticamente fermo. Dal 3 marzo, però, non sarà più così. Il giorno scelto dall'arcivescovo Italo Castellani per la riunione sulla cattedrale di San Martino si chiariranno tempi, modi e finanziamenti necessari per avviare (più che concludere) il risanamento del transetto. Il restauro non sarà breve, ribadisce Marcucci. Ma non durerà neppure altri 12 anni. Anche perché gli esperti sollecitati dalla direzione regionale dei Beni artistici avrebbero (finalmente) definito il sistema migliore per consolidare il transetto, senza rischiare crolli. E il metodo che verrà seguito - annuncia il sottosegretario - «sarà non invasivo». Di demolizioni, insomma, non ce ne dovrebbero essere. O al massimo dovrebbero interessare elementi di nessuna importanza architettonica. Sottosegretario Marcucci, lei anticipa un nuovo metodo di approccio e di intervento per il duomo. In concreto cosa vuol dire? «Significa che nell'ultimo anno ci siamo impegnati a studiare e a individuare, dal punto di vista tecnico, quale fosse il percorso che permettesse di salvaguardare la struttura architettonica del transetto senza dover ricorrere a interventi invasivi». Questa affermazione, però, lascia capire che quello che è stato fatto finora non fosse adeguato. «Visti i risultati ottenuti in 12 anni era evidente che il percorso progettuale dovesse essere rivisto. Lo abbiamo fatto e il 3 marzo, giorno scelto dall'arcivescovo per la riunione sul duomo con tutti gli enti locali e il ministero, segnerà la fine dell'attesa e l'inizio di un approccio diverso. Ai lavori e all'intera vicenda. È naturale che il consolidamento non si ultimerà in tre giorni, ma il duomo dovrà tornare al suo splendore naturale in tempi rapidi». Insomma, le persone potranno smettere di aspettare l'inizio dei lavori del duomo. Ma l'intervento non era iniziato 12 anni fa? «Il cantiere, nella sostanza, è fermo da molto tempo. Questa è la conclusione alla quale siamo arrivati quando, anche su sollecitazione del vescovo, circa un anno fa abbiamo effettuato un sopralluogo in San Martino. Con la Sovrintendenza di Lucca e il direttore regionale abbiamo appurato che i lavori non erano andati avanti. E che c'erano ancora problemi seri di ordine tecnico». E che cosa avete fatto? «Abbiamo effettuato perizie e riscontri, avviato nuovi studi e cercato di capire quale fosse il modo migliore per intervenire sul transetto. Questo iter si dovrebbe concludere il 3 marzo, appunto, con la riunione indetta dall'arcivescovo. In quella sede, infatti, verranno definiti, in modo ufficiale, tempo, progetto e finanziamenti degli interventi. Finanziamenti che dovranno essere nazionali ma anche locali. Si dovrà chiarire, in sostanza, non solo quanti soldi servono, ma anche dove si trovano. Anche se non è certo il reperimento dei fondi ad avere rallentato il cantiere». Che cosa lo ha tenuto fermo così a lungo, allora? «La logica progettuale seguita. Probabilmente quella scelta non era la più consona alla struttura. Il cantiere, dunque, si è fermato per esigenze di verifica e approfondimento. Di fronte a questo stallo evidente sono stati chiamati professori universitari e professionisti a occuparsi del duomo. Ho chiesto al direttore regionale delle Belle arti di occuparsi direttamente della questione, in virtù della sua esperienza e in virtù del ruolo che ricopre, come massima autorità sul territorio in rappresentanza del ministero. Il direttore questo ha fatto e ora siamo in conclusione di questo iter istruttorio. E le fila di questo lavoro verranno tirate nella riunione sollecitata dall'arcivescovo». Lei parla di una logica progettuale non adatta al restauro del duomo. Una logica che ha portato i lavori in direzione opposta a quella individuata dagli attuali esperti. Sono, allora, stati commessi danni al transetto con i primi interventi? «Le attività svolte finora sono reversibili. Non abbiamo trovato situazioni non gestibili. Comunque ora definiremo il nuovo intervento, non invasivo. E, anche se i tempi sono stretti, lo faremo prima della scadenza del mio mandato».