Egregio direttore ho letto con attenzione e simpatia la lettera la lei pubblicata domenica 10 febbraio, scritta da una pratese nata in Piazza Duomo. È la voce di una cittadina, credente, di cui mi metto in ascolto con tanto rispetto. Quello che ella dice: crisi del lavoro, mancanza di risorse nelle casse comunali, famiglie che si impoveriscono... è tutto vero. Certamente le istituzioni, compresa la Chiesa, debbono farsene carico. Cerchiamo di farlo creando sensibilità verso la solidarietà, facendo appello, quasi ogni domenica, ai fedeli per iniziative di carità. Per cui viene la domanda: era necessaria la nuova teca per il Sacro Cingolo Mariano? Al problema posto dalla signora cerco di rispendere. Sono presidente del Capitolo della Cattedrale e quale legale rappresentate di tale ente, alla presenza del vescovo e del sindaco, ho firmato l'incarico al maestro Giampaolo Babetto perché realizzi una nuova teca per il Sacro Cingolo Mariano. È la prima tappa di un lungo cammino iniziato nel 1995 quando abbiamo celebrato il 6 centenario della traslazione della Sacra Cintola nell'attuale Cappella, affrescata da Angnolo Gaddi. Ci accorgemmo, tenendolo tra le mani, che il reliquiario stava perdendo smalti e preziose applicazioni. Facemmo un consulto con il Soprintendente dell'Opificio delle Pietre dure. Il consiglio fu che, dopo quasi quattro secoli di uso, fosse messo a riposo e fosse adottato un altro contenitore. Durante questi dieci anni, tenendo conto della comproprietà Chiesa - Comune abbiamo esaminato quale soluzione dare al problema. Emergevano due esigenze: rispettare il Duomo con le sue bellezze sedimentate nei secoli e la sacralità dell'oggetto. Allora: chi chiamare come artista e quale materiale usare? Da pratesi, con un po' d'orgoglio forse poco cristiano, abbiamo pensato di scegliere il meglio. Anche i nostri antenati fecero così. Per la Cintola chiamarono a Prato Giovani Pisano, Agnolo Gaddi, Maso di Bartolomeo, Donatello... Nel 900, per il paliotto, fu incaricato Emilio Greco. Sempre sono stati scelti gli artisti migliori del tempo. Oggi vengono da tutto il mondo a visitare il nostro duomo, non grande ma armonioso e bellissimo. Mi piace dire, quando mi trovo a certe inaugurazioni di restauri di cose antiche - quadri, parati, reliquiari, chiese.... -, che la chiesa ha due tesori da custodire: i poveri, come li chiamava il diacono Lorenzo, e i "beni culturali", testimonianza dell'arte e della fede dei secoli passati, ma soprattutto della vita di una comunità. Durante la recente conferenza stampa, in sala di Giunta comunale, ripresa poi dal vescovo, il sindaco usò la parola «simbolo». Per Prato - Chiesa e Città - la Sacra Cintola, da più di otto secoli, è simbolo di unione. Intorno ad essa «Città e Tempio crebbero insieme», ci disse Giovanni Paolo II. Simbolo può essere la margherita che un bambino coglie e dona alla mamma, simbolo può essere l'anello d'oro che si donano due sposi. Ambedue sono segni d'amore. Mi viene in mente l'episodio evangelico narrato da Giovanni (Cap. 12). Alla vigilia di Pasqua, rimproverata, Maria, sorella di Lazzaro, sciupò «una libbra di olio profumato di vero nardo» per cospargere i piedi di Gesù. Lui la difese: «I poveri li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». La Chiesa e la città di Prato i poveri, purtroppo o per grazia di Dio, li avranno sempre. Ma se anche grazie al «segno» della nuova teca la nostra città saprà tenere vivi la sua identità e i suoi valori più caratteristici - che tanta parte hanno avuto nel creare nei secoli un tessuto sociale coeso - allora tutti, a cominciare proprio dai poveri, troveranno più ascolto e più attenzione. Ma quante opere belle, nel solco della devozione mariana, sorgono per loro, tesoro comune. E certamente ne sorgeranno ancora. Mons. Eligio Francioni (Vicario generale e presidente del Capitolo della Cattedrale di Prato)
PRATO - La teca della Sacra cintola è un simbolo prezioso
Il presidente del Capitolo della Cattedrale di Prato, Mons. Eligio Francioni, risponde a una lettera pubblicata sul giornale che lamenta la crisi del lavoro, la mancanza di risorse nelle casse comunali e la povertà. Mons. Francioni afferma che le istituzioni, compresa la Chiesa, devono fare sensibilità verso la solidarietà e creare iniziative di carità. Ha firmato l'incarico al maestro Giampaolo Babetto per realizzare una nuova teca per il Sacro Cingolo Mariano, un reliquiario che è stato oggetto di discussioni per anni. Mons.
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