Un costruttore dovrà cambiare domicilio per decisione del magistrato I carabinieri hanno sequestrato quattro ville con piscina per un valore che arriva a sfiorare i 9 milioni di euro -------------------------------------------------------------------------------- Hai commesso un abuso edilizio? Fai i bagagli e vai a vivere fuori dal Comune di residenza, in questo caso vattene da Monte Argentario. Fino a ieri misure simili venivano applicate a mariti violenti mentre in passato toccava a personaggi politici sgraditi a chi esercitava il potere. Stavolta il protagonista del divieto di dimora firmato dal gip di Grosseto Pietro Molino è un costruttore di Santo Stefano colpevole - secondo la Procura - di aver costruito due ville senza tutti i permessi necessari e per di più in una zona tutelata a livello paesistico. Nei prossimi giorni, l'uomo, dovrà comunicare ai carabinieri un nuovo domicilio, diverso da quello attuale e soprattutto fuori dal Comune dove vive con moglie e figli. Si tratta dell'ultima frontiera per fermare l'abusivismo edilizio sul promontorio dell'Argentario. In tutto sono un centinaio - ammettono gli inquirenti - le denunce che i carabinieri di Santo Stefano hanno presentato nell'ultimo anno nei confronti di proprietari, architetti e geometri per aver infranto regole e leggi durante la costruzione o la ristrutturazione di ville nella zona tra porto Ercole e Santo Stefano. Controlli a campione da parte delle autorità e le segnalazioni dei cittadini, aumentate negli ultimi mesi, hanno fatto così luce su un'illegalità diffusa che, negli ultimi trent'anni ha prodotto circa settemila domande di condono. C'è chi poi, quattro persone in tutto tra cui il costruttore ostracizzato, per aver alzato muri e scavato in zone a tutela paesaggistica si è visto convalidare dal giudice per l'indagine preliminare le misure cautelari chieste dal pubblico ministero: due divieti di dimora per altrettanti proprietari, la sospensione per due mesi di un geometra dall'albo e l'obbligo di firma per un altro costruttore. Valore totale dell'abuso scoperto in euro? Quasi nove milioni. I militari che da un anno stanno indagando sugli illeciti all'Argentario non si sbilanciano: «L'obiettivo delle misure cautelari - spiega il capitano Siazzu (nella foto) che dirige la compagnia di Orbetello - è di dare l'esempio, cercare così di prevenire quelli che potrebbero essere gli abusi futuri in questa zona». Fatto sta che nel solo 2007 sono stati un centinaio, praticamente una ogni tre giorni, le denunce nei confronti di persone che non avevano in mano tutti i permessi per poter costruire. Dall'inizio di gennaio poi, ecco gli ultimi quattro illeciti scoperti. Sei le persone denunciate, quattro le ville con piscina sequestrate e quattro le persone per le quali sono scattate le misure cautelari. Fino a pochi anni la battaglia per salvare il paesaggio del promontorio, dove si arroccano ville da sogno e clamorosi casi di abusivismo, si sarebbe trasformata in una lotta impari, dove la pena era senz'altro più lieve rispetto al guadagno ottenuto con il reato. Dal 2004 ecco l'arma che gli inquirenti hanno imbracciato per combattere il mattone selvaggio: il Codice dei beni culturali ha infatti penalizzato gli abusi edilizi nelle zone paesistiche vincolate, trasformandoli da reati lievi a delitti puniti con la reclusione da uno a quattro anni e la possibilità per l'autorità giudiziaria di disporre misure cautelari nei confronti dei trasgressori. Così la signora romana pizzicata a costruire una piscina abusiva di 120 metri quadri si è beccata il divieto di dimora nel Comune e quindi non potrà godersi, almeno per adesso, né la villa né tantomeno un tuffo in acqua. Mentre il geometra è stato sospeso per due mesi dall'attività. Sia la proprietaria che il tecnico si sono difesi spiegando di aver già presentato una Dia (dichiarazione di inizio attività) per regolarizzare i lavori. Lo stesso è successo al costruttore residente a Monte Argentario che adesso dovrà dichiarare un nuovo domicilio. E non è detto - ammettono gli investigatori - che «certe misure cautelari non passano sfociare in qualcosa di più», che tradotto significa che nel caso in cui le stesse persone commettano un reato simile in futuro non possa arrivare anche l'arresto. Tra l'altro la procura di Grosseto, sospetta che amministratori e funzionari abbiano finito per favorire gli abusi e in qualche caso per guadarci sopra attraverso il pagamento di tangenti. Nel novembre scorso undici fra funzionari, ex assessori e professionisti sono finiti sotto inchiesta per abuso d'ufficio e corruzione.