Collina del Pincio: Italia Nostra e i comitati sperano di scongiurare il parcheggio. Dimesso Walter Veltroni, ecco il partito filo-sovrintendenza Nuova protesta dei comitati contro il parcheggio al Pincio. Dopo le dimissioni di Walter Veltroni, Italia Nostra gioca la carta «sovrintendenza». E si appella agli ispettori dei beni culturali (che fanno capo all'ex ministro Francesco Rutelli) perché evitino «l'inutile scempio alla collina del Valadier», mentre sulla terrazza si è già aperto un cantiere occultato dal verde. Ieri mattina al Caffè Canova, l'appello di Carlo e Marina Ripa di Meana, Antonio Tamburrino, Sandro Bari, Brano Filippo La Padula e Maria Concetta Salomone per salvare la collina. A ventiquattr'ore dalle dimissioni di Veltroni, con il consenso che sfuma in nostalgia precoce, Italia Nostra tenta una mossa a tutela del Pincio, convocando una conferenza stampa d'inequivocabile messaggio: soprintendenza aiutaci tu. I comitati «Salviamo il Pincio», «Viva Valadier» e Italia Nostra s'appellano al «senso di responsabilità» dei supervisori ai beni culturali (il cui «capo» è tuttora quel candidato alla successione capitolina, Francesco Rutelli, che già ha fatto capire di avere idee proprie sul centro storico). La questione è nota: la collina del Valadier sta per essere svuotata dall'Atac (tramite la Sac di Emiliano Cerasi) per far posto a un parcheggio di sette piani: 720 posti auto di cui una percentuale riservata ai residenti. «Crediamo sia ancora possibile sventare un progetto che non risolve i problemi del centro storico e stravolge un monumento ammirato nel mondo» dice Vanna Mannucci dei comitati, mentre il caffè Canova, consueto avamposto dei «no Pincio Parking», è più affollato del solito, anche di slogan («Hands off Pincio's garden», giù le mani dal Pincio; «I barbari sventrano il Pincio, i cittadini combattono i barbari»). Primo passo verso l'emancipazione dal modello urbanistico veltroniano. Carlo Ripa di Meana tuona arrabbiato (camicia Lacoste vinaccia e cravatta verde mela) contro un progetto «devastatore e inutile» temendo che «si ripeta la storia del Gianicolo, dove i lavori hanno distrutto importanti ritrovamenti archeologici. Intanto più di un chilometro di barriera verde da Piazzale Napoleone I fino al Piazzale delle Canestre in Villa Borghese, preclude qualsiasi trasparenza sui lavori. Cosa sta succedendo dietro?». Accanto, la moglie Marina, che, nei mesi scorsi, si è spesa con altrettanto impegno a difesa del monumento. I comitati, il presidente del consiglio della Provincia Adriano Labbucci e la consigliera municipale Francesca Santolini dei Verdi si erano opposti fin dall'inizio ma l'amministrazione e Atac, hanno risposto allestendo il cantiere, iniziando i carotaggi, e solo di recente, dopo proteste e manifestazioni, promettendo almeno l'esecuzione di un'accurata ispezione archeologica dell'area. Accurata? Italia Nostra dubita e produce testimonianze a corredo, tra cui una «panoramica» di strumenti per l'analisi del terreno abbandonati ai margini del cantiere. Attività difficilmente interpretabile, insomma: «A fronte di lavori così delicati e imponenti ci saremmo aspettati un cantiere più accessibile ai cittadini, con scale e terrazzine, cartelli, informazioni» dice Sandro Bari, storico. Perimentrale al cantiere ecco il degrado del «primo parco pubblico di Roma». Abusi edilizi (con procedimenti in corso nei confronti di un funzionario del Campidoglio). Sculture divelte dai Suv. Strade divenute rampe per le corse notturne. Il cortile già c'è. Manca solo il garage.