Genova - Via del Campo non è l'Europa, ma quasi. Certo ieri sera era l'ombelico di Genova e tutte le voci mediterranee, l'impronta aristocratica, gli umori popolani confluivano sotto la nuova luce. Quella che esalta da ieri i restauri dei palazzi. Illuminazione artistica, realizzata da Enel Sole, finanziata dal ministero dei Beni Culturali, che dal basso verso l'alto, esalta la "scena" urbana. La Regione ha interamente sovvenzionato l'opera di recupero delle facciate, il ministero ne ostenta, così, la bella riuscita. Dopo aver attraversato via San Lorenzo, piazza Banchi, via San Luca, (nonostante le diffidenze delle guardie del corpo che chiedevano: ma è il caso questa passeggiata in un luogo malfamato?) il ministro Urbani, accompagnato dal presidente della Regione Biasotti, dal sindaco Pericu, dal direttore generale di Enel Sole, Gianmario Omarini, dai soprintendenti, si è goduto via del Campo come forse neppure si immaginava. Focaccerie e stucchi, puttane sui portoni e angeli sui portali, ammiratori che facevano ala al passaggio, e malintenzionati in fuga. Anche un'occhiata, da parte sua, dietro la colonna infame per commentare che il congiurato Vacherò «aveva osato troppo e se l'era meritata». Un trionfo di genovesità in onore dell'Europa che ha avuto il suo culmine nel negozio di dischi di Gianni Tassio, cultore di De Andrè. Che ha invitato il ministro ad apporre la firma (è la numero 87.001 ) sui registri di dediche al cantautore, gli ha regalato un cd di Faber e con la sua chitarra ha proposta una lunga citazione di Creuza de ma. Hanno cantato tutti meno il ministro che aveva però un largo sorriso e sembrava aver dimenticato la fretta. Nel carrugio, diventato splendido tracciato di palazzi intarsiati di colori, di marmi, di affreschi, di ardesie, il funzionario della soprintendenza Gianni Bozzo, insieme al portavoce delle imprese Lorenzo Romis, ha raccontato l'esaltazione di quel restauro, e di quella storia: le figure ammantate del palazzo Doria Invrea, la candida eleganza di Palazzo Serra, e palazzo Cybo casa natale di un Papa. «Una volta che ero venuto a Genova mi sembrava di respirare un fatalismo fuori luogo, oggi sento una ventata di orgoglio, e questo anche perché state traendo ispirazione dal vostro passato» dice Urbani facendosi fotografare sotto Porta dei Vacca che lo colpisce per l'antica intatta monumentalità. E' l' ultimo atto della sua giornata genovese. Aperta, nel primo pomeriggio, da una conferenza stampa in Regione, proseguita con la visita alla sede de "Il Secolo XIX" (dove ha incontrato Fausto Bertinotti) e proseguita con una passeggiata lungo via venti Settembre dal palazzo della Borsa scendendo lungo mosaici, colonne, soffitti a cassettoni che oggi, scrostati e sporchi, non sono in grado di rievocare l'elegante decoro primi Novecento. Fortunatamente il restauro di via Venti parte fra poche settimane anche grazie al contributo statale e Urbani in qualche modo lo "inaugura". Si informa sulla tecnica che consente il fiorire di mosaici, e gli rispondono che «è seminato genovese» e in alcuni casi anche pietre rarissime di cave egizie. E si incuriosce nel sapere che il consorzio di imprese che nel 1904 costruì via Venti Settembre, allora via Giulia, ha messo in piedi il primo project-financiang. «Perché voi siete i padri delle invenzioni finanziarie. La vostra storia dimostra che in fondo interesse e cultura possono convivere benissimo».