IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA (Giovanni Gentile) «Solo così la città sarà contemporanea» Presidente Gentile, voi siete sempre stati favorevoli alla tramvia. Da cosa nasce il sì convinto che gli industriali? «Dall'essere favorevoli al cambiamento per questa città. Firenze ha bisogno di tante cose e pensiamo che la tramvia possa rientrare in questo progetto di cambiamento e adeguamento alla contemporaneità. Si può discutere del passaggio o meno dal Duomo, di tante migliorie auspicabili ma non si può pensare di rigettare in toto un progetto che per la Linea1 è già realizzato e per le Linee2e3ha i contratti già fatti. Questa è una città in cui ogni volta che si fa qualcosa, poi si rimette sempre in discussione. Non va bene». Sulla tramvia c'è il consenso di industriali, categorie economiche, sindacati. È stata decisa 15 anni fa, finanziata 5 anni fa eppure ora è oggetto di referendum. Perché? «Innanzitutto perché lo Statuto del Comune consente questa consultazione che ha formalmente l'aspetto di un referendum abrogativo ma in sostanza è soltanto consultivo e qualunque sia il risultato l'opera va avanti. Ha solo una valenza politica e mi sembra che non sia questa la strada giusta. Se si voleva fare andava fatto dieci anni fa. Si comincia a lavorare, si spendono i soldi, ci sono penali e ora si fa il referendum?». Come vive il fatto che il promotore del referendum sia un vostro associato? «Le posizioni devono essere distinte. Da una parte c'è un associato di Confindustria che fa l'industriale e come uomo libero fa quello che crede meglio. Dall'altra c'è la sua posizione politica e quella di promotore del referendum e tutto questo deve essere ben distinto se no non si capisce più nulla. Lui è libero di agire come politico, l'associazione ha i suoi organi e decide sulla base di impostazioni che tra l'altro non sono nate oggi». La posizione di Razzanelli non ha provocato qualche frizione nell'Associazione? «Credo sia una posizione rimasta distinta ed è giusto così. Non vedo niente di sconveniente nel fatto che un nostro associato faccia politica ma naturalmente questo non può impegnare l'Associazione». E dopo la tramvia cosa si dovrà fare a Firenze? «È questo il punto. Noi non abbiamo detto sì alla tramvia e basta. Questo è un tassello nella riorganizzazione generale della mobilità cittadina e metropolitana. Tramvia, Tav, sistema dei parcheggi. Fa tutto parte di un piano organico di ammodernamento della mobilità in città. In molte città all'estero in cui è stata inserita la tramvia, all'inizio ci sono state proteste ma adesso nessuno si sogna di contestarla più perché è un mezzo ecologico e pulito. Le infrastrutture cittadine, l'aeroporto, la Fortezza da Basso, la costruzione del nuovo Auditorium, fanno parte di un ridisegno di Firenze che a mio avviso va appoggiato, sostenuto e gestito al meglio. Si tratta di fare di Firenze una città realmente moderna e contemporanea o lasciarla avviarsi ad un lento declino». Ci sono gli estremi per costruire un patto sulle grandi opere? «Sarebbe auspicabile. Su questi temi si misurano anche le opzioni elettorali. Nonne faccio questione di schieramenti ma di contenuti. Confindustria è molto pragmatica in questo senso. A questo progetto di città noi teniamo molto e tutti quelli che lo condividono sono benvenuti. Noi pensiamo che un cambiamento di questa città sia indispensabile. È un disegno grande, o ci si crede o no. Se si vuole la Firenze da cartolina, la Firenze della rendita, si può campare ancora una generazione o due ma il futuro non è quello». Forze politiche del centrodestra sui dicono contro il tram. È sorpreso? «Questo referendum inquina tutto perché è stato troppo politicizzato. Ho apprezzato molto il gesto di Domenici che ha detto di non volersi candidare per portare a termine il mandato. Mi pare un gesto di grande serietà. E in questo mandato, tra l'altro, qualcosa si sta davvero ottenendo: lo scambio della Fortezza, l'Auiditorium alla Leopolda, la tramvia sono operazioni importanti per il futuro di questa città». f.san.