IL SEGRETARIO DELLA CGIL TOSCANA «Basta evocare la paura rendiamolo un modello» Segretario, cosa pensa del referendum sulla tramvia? «Che è un paradosso:mai ci si era trovati a poter realizzare qualcosa di fortemente voluto e lungamente discusso per liberare la città dai suoi problemi più antichi come traffico e inquinamento costruendo un lavoro connesso a tutta l'area metropolitana. È un'opportunità enorme di fronte alla quale un referendum appare assurdo». Con cui, comunque, bisogna fare i conti... «E noi lo facciamo prendendo, insieme alla Cgil fiorentina e agli altri sindacati, una posizione precisa: dire sì alla tramvia e quindi votare no al referendum». Da cosa nasce questa convinzione? «Generazioni di sindacalisti si sono cementate intorno al tema di come fare per dare una risposta ai problemi della città e c'è stato un dibattito vastissimo tra cittadini e opinione pubblica. Alla fine è stata presa una strada e, pur essendo legittimo il parere di tutti, si manderebbe a monte un intero bagaglio di partecipazione democratica se si cancellasse la storia di protagonismo sociale che è alle spalle di questa scelta». Però il referendum è solo consultivo. non abrogativo «E infatti sono preoccupato perché non serve a costruire una partecipazione reale dei cittadini a questa scelta. Io rispetto chi si chiede che fine fanno gli alberi. Ma quando queste preoccupazioni diventano una rappresentazione caricaturale e viene meno la veridicità delle posizioni in campo, non è più una operazione democratica». Si rifersice a qualcosa di preciso? «Sono state messe in giro bufale incredibili alle quali però poi la gente crede. Penso a chi ha detto che ci vorranno 12 euro da Scandicci a Firenze o ai fotomontaggi che presentano i vagoni della tramvia come se fossero ciclopi che oscurano le bellezze della città. Io non voglio accusare nessuno, ma in primis chi ha sollevato i quesiti dovrebbe avere a cuore che l'ambito della discussione sia corretto. Al Pignone qualcuno ha osservato che sarebbero sorte nuove barriere per fare uscire i manufatti. È una preoccupazione legittima che il sindacato di categoria ha fatto propria e si è arrivati a una soluzione. Tradurlo con l'ipotesi che il Pignone potesse chiudere mi pare un modo irrispettoso prima di tutto per chi ha voluto il referendum». Teme che non sia stata fatta una reale informazione sul merito della questione? «Io dico che Firenze non ha bisogno di scegliere sui pregiudizi o su un muro di paura. E invece vedo in atto la stessa dinamica del Social Forum. Non si evoca come risolvere un problema ma la paura che paralizza la comunità. Questo è insopportabile. Una comunità non va impaurita ma motivata. Per qualunque valore e qualunque idea, la paura è un disvalore perché muove sull'irrazionalità delle persone. E questa irrazionalità oggi la contrapponiamo al valore del lavoro. Facendo passare un messaggio opposto alla realtà». Ovvero? «Che Firenze non è capace di fare queste cose. E invece i fatti recenti, come il Social Forum appunto, dimostrano il contrario. Di come non ci sia bisogno di paura ma di costruire un modello. Il "modello Firenze" permette oggi di gestire meglio l'ordine pubblico in tutta Italia. Per questo dico che non dobbiamo avere paura e accettare la sfida della coesione e dello sviluppo. Del resto anche il Duomo su cui tanto si discute simboleggia questa capacità di reggere la sfida della modernità e della contemporaneità. Quando Brunelleschi fece la Cupola parlava di professionalità che erano ignote. Eppure oggi è una delle opere più belle del mondo e testimonia come le sfide vadano intraprese facendo. Se si fosse detto "non ce la facciamo" il Duomo non sarebbe quella cosa straordinaria che è». I contrari chiedono però perché passare di lì? «Perché i mezzi pubblici sono spesso usati da persone deboli come le pensionate e i pensionati. Vogliamo interdire loro l'accesso al centro storico?Non hanno diritto alla mobilità? Così come i disabili, che sono preoccupati di avere mezzi che garantiscano loro l'accessibilità. Questa è la vera sfida. Fare bene, fare presto e fare qualcosa che serva davvero a tutti
FIRENZE - TRAMVIA: Il futuro passa dal tram, ecco perché
Il segretario della CGIL Toscana, non specificando il nome, esprime la sua posizione sull'approvazione del referendum sulla costruzione di una linea di tramvia a Firenze. Egli sostiene che il referendum è un paradosso, poiché la città ha bisogno di una soluzione ai problemi di traffico e inquinamento, e che la costruzione del tramvia è un'opportunità per liberare la città da questi problemi. Tuttavia, il segretario è preoccupato per il fatto che il referendum sia solo consultivo e non abrogativo, e che non serva a costruire una partecipazione reale dei cittadini a questa scelta.
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