L'onorevole Ermete Realacci, responsabile comunicazione del Pd e presidente onorario di Legambiente, è venuto a Firenze per appoggiare il progetto tramvia in vista del referendum consultivo di domenica. Ma il tram è un mezzo o un fine, nel miglioramento della mobilità fiorentina? «Il tram è uno strumento contro l'inquinamento, dunque per combattere l'uso privato dell'auto, assai diffuso a Firenze, a favore del trasporto pubblico. Ovvio che, insieme alla tramvia che è il primo passo, alla città servono anche pedonalizzazioni e integrazioni con altri mezzi pubblici su ferro e su gomma,per avere un sistema di mobilità all'altezza delle città europee. Dove, tra l'altro, il fatto che i tram passino vicino ai monumenti non è un fatto negativo, ma un valore aggiunto». Come spiega le resistenze di chi non vuole la tramvia? «Le richieste dei cittadini sono giuste quando si chiedono certezze nei tempi, nei costi e nella qualità della realizzazione di lavori pubblici. Tuttavia, l'atteggiamento dei fiorentini contrari al tram ricorda quello delle forze politiche e degli abitanti della Campania che, di fronte al dramma dei rifiuti per strada e delle discariche della camorra, scendono in piazza contro la realizzazione di nuovi impianti di smaltimento della spazzatura». La tramvia fiorentina può essere quindi definita un caso nazionale? «Sì, perché in Italia va rotto quel circolo vizioso, sintomo della crisi di fiducia tra governanti e governati, che determina l'incapacità di decidere e l'opposizione sistematica, su base di lobby, di corporazione, di sindrome "Nimby". Per far questo, serve una politica che ascolti ma che riesca anche a scegliere, legittimata a farlo nell'interesse collettivo, con coraggio e responsabilità». Perché anche grandi temi condivisibili, come ambiente e infrastrutture, diventano strumentali nell'agone politico? «Noi, quando la Moratti a Milano ha introdotto il ticket per le auto incentro, l'abbiamo appoggiata. Il centrodestra a livello nazionale spinge forte sulle grandi opere, persino sul ponte sullo Stretto di Messina che certo non è una priorità, mentre qui non vuole nemmeno il tram: siamo al cospetto di schizofrenia e opportunismo politico».