Altre 700 tombe in due campi sottoposte ad una pulizia generale. Presto altri lavori in una terza area CON IL SOLE inatteso di una mattina di febbraio, il Cimitero ebraico della Certosa conferma la descrizione che ne fa David Menasci, vicepresidente della Comunità ebraica bolognese: «Non è soltanto un luogo di dolore: è legato alla memoria della comunità ». Dopo la fine dei lavori di restauro, si è tenuta ieri una prima visita al Cimitero e oltre i vertici della Comunità,c'era anche la vicesindaco Adriana Scaramuzzino. I lavori - finanziati con la legge 175 per la salvaguardia del patrimonio culturale ebraico in Italia - hanno restituto alle fattezze originarie 89 sepolcri danneggiati dal tempo. Tutte e700letombepresenti sono state però sottoposte ad una pulizia generale. Sette mesi, sono durati i lavori - costati 160milaeuro stanziati dal Ministero dei Beni Culturali - e hanno riguardato due delle tre aree cimiteriali: il primo campo, nato dopo l'unita d'Italia, e il secondo, costruito attorno al 1930. Il terzo campo, sorto nel 1959, sarà interessato da un secondo restyling, con la costruzione di un nuovo ingresso. Ma l'idea, a breve termine, è di avviare un ulteriore e più corposo intervento : «Vogliamo restaurare i muri perimetrali e il tempietto per le funzioni funebri, riqualificare i percorsi interni»,dice Andrea De Paz, l'architetto che ha condotto i lavori, vice- presidente della Comunità. «È doveroso mostrare il vero volto della cittadinanza verso gli ebrei», aggiunge l avicesindaco Adriana Scaramuzzino. Il riferimento è alle liste di «proscrizione » antisemite, apparse recentemente su intenet, dove erano stati inseriti anche alcuni docenti bolognesi. «Segnali preoccupanti - dice Menasci - Ma vediamo una buona risposta della società civile». E Che da anni la comunità ebraica sia una parte piccola - 300 i membri attuali, senza contare gli studenti fuorisede - ma importante della società bolognese, lo dimostra proprio questo cimitero, dove riposa dal 1911 Benedetto Zamorani, fondatore del Resto del Carlino, o il docente di ingegneria Attilio Murgia, progettista della prima sinagoga. Qui la famiglia di Claudio Cividali, un giovane soldato morto a Gorizia durante la I Guerra mondiale, ha tenuto a sottolineare sulla lapide le virtù civiche del figlio scomparso. «Con il fascismo le cose sarebbero cambiate», dice Andrea Morpurgo, uno dei progettisti del restauro. Mafino alle leggi razziali, sono le tombe stesse a sottolineare l'adesione degli ebrei ai destini della nazione, pur nella consapevolezza, ancora oggi viva, di essere a cavallo tra due diverse culture. Così, alla fine dell' 800, il divieto di riprodurre l'immagine del defunto - usAnza estranea alla tradizione Ebraica - viene aggirato con le sculture che ritraggono i morti, mentre all'inizio del '900, nascono le prime cappelle.