LINTERVENTO Lautore è presidente della Rete toscana dei comitati Siamo risolutamente a favore del mezzo di trasporto pubblico. E nel mezzo di trasporto pubblico privilegiamo risolutamente quello su rotaia. Sempre? E dovunque? Gli esempi estremi servono a far capire le cose semplici. Poniamo che il progetto preveda il transito della tramvia fra il Duomo e il Battistero. Ah, no: quello non si potrebbe fare, sarebbe lesivo per lambiente urbano e pericoloso per i monumenti. E invece il farlo passare a qualche metro di distanza dalluno e dallaltro, quello sì, non sarebbe nè lesivo nè pericoloso, anzi sarebbe un bene trionfale per la città e il suo prestigio? Di equivoci, contraddizioni e goffaggini di tale natura è piena laffannosa difesa che lamministrazione comunale di Firenze fa del megaprogetto tramviario in vista del voto referendario del 17 febbraio. La Questione - grave, anzi gravissima, al di là dei suoi contenuti specifici - presenta due aspetti, uno di sostanza, laltro di metodo (questo secondo forse più importante del primo, visto che lo determina). La sostanza riguarda un po tutto: i percorsi, la dimensione delle carrozze, lattuale indefinibilità e provvisorietà dei progetti (si «naviga a vista», senza uno studio dimpatto ambientale: sfido il Comune a dimostrare il contrario), labbattimento indiscriminato di centinaia di alberi dalto fusto, la destinazione finale delle enormi somme stanziate (e da stanziare), il mutamento in aeternum delle caratteristiche storiche millenarie del centro storico di Firenze, ecc. ecc. Il metodo riguarda comportamenti e abitudini del ceto politico cittadino (non farei tanta differenza fra maggioranza e opposizione) in un caso di tanta rilevanza. Il Coordinamento dei comitati cittadini di Firenze, che aderiscono alla Rete toscana (che io immeritatamente presiedo) non ha chiesto né di fermare lo sviluppo del trasporto pubblico a Firenze né di escludere da questo la tramvia. Ha chiesto che, in presenza di un accumulo così rilevante di problemi e interrogativi, si tornasse a pensare progetti, percorsi, dimensioni e finanziamenti, secondo lelenco più o meno in precedenza stilato. La risposta è stata, come si suol dire, un silenzio assordante o, peggio, la ripetizione magnetofonica di alcuni slogans propagandistici. Votare sì al referendum del 17 febbraio significa dunque due cose, una più importante dellaltra; innanzi tutto, bloccare il progetto della tramvia così come ora è; in secondo luogo, dimostrare che la democrazia rappresentativa non prevede un regime di delega, in cui gli eletti, per essere stati eletti, fanno quel che vogliono. Si chiede, in fondo, solo la possibilità di riaprire un percorso. P.S. Ci rimproverano perché diciamo le stesse cose che dice Vittorio Sgarbi (o perché Vittorio Sgarbi dice le stesse coso che diciamo noi). Ma non ci faccino ridere, sentenziava un famoso pensatore italiano del Novecento in casi del genere. I giornali sono pieni tutti i giorni di dotti e autorevoli commenti, che ci anticipano come dopo il voto del 18 aprile sia possibile, anzi auspicabile, un incontro costituente fra i due maggiori partiti italiani, il PD e il PDL (si chiamano così?), e noi dovremmo vergognarci di pensarla come Sgarbi?
FIRENZE - NO ALLA TRAMVIA Blocchiamo tutto e ripensiamo il progetto
Il presidente della Rete toscana dei comitati Siamo risolutamente a favore del mezzo di trasporto pubblico, in particolare quello su rotaia. Tuttavia, il progetto di costruzione di una tramvia a Firenze è stato criticato per i suoi impatti ambientali e storici. La Questione, un quotidiano, ha pubblicato un articolo che critica l'amministrazione comunale di Firenze per la sua difesa del progetto. L'articolo sostiene che il progetto è stato presentato in modo non trasparente e che ci sono molte domande aperte, come ad esempio la destinazione finale delle somme stanziate e il mutamento delle caratteristiche storiche del centro storico di Firenze.
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