Le idee di Giulio Tremonti hanno fatto proseliti. Già, perché stavolta a privatizzare qualche gioiello del patrimonio immobiliare dello stato non è il creativo ministro dell'economia, ma il suo collega di governo Giuliano Urbani, a capo del dicastero per i beni culturali. Ad aprire le porte ai privati sarà l'Ente per le ville vesuviane, attualmente un consorzio di diritto pubblico costituito da stato, regione Campania, provincia di Napoli e altri enti locali, con lo scopo di salvaguardare, restaurare e valorizzare un patrimonio di 121 ville settecentesche nell'hinterland napoletano, alcune delle quali di proprietà diretta dello stesso consorzio. In parlamento è appena approdato l'atto ministeriale, firmato da Urbani, che prevede la trasformazione dell'ente pubblico in una fondazione di diritto privato, primo passo per consentire l'ingresso di soci non istituzionali. «La trasformazione in fondazione di diritto privato», spiega il documento depositato dal ministero dei beni culturali, «rendendo possibile anche la partecipazione dei privati consentirà l'elaborazione di un piano industriale per la realizzazione di infrastrutture per lo sviluppo del territorio vesuviano, con la creazione di strutture di ricezione turistica, sia per gli itinerari delle ville, sia per quelli archeologici di Ercolano e Pompei». Insomma, un progetto decisamente ambizioso. Del resto l'importanza delle ville vesuviane, comprese in quel tratto di strada tra Napoli e Torre del Greco denominato Miglio d'oro, è stata riconosciuta perfino dall'Unesco. Nel 1997 le ville, insieme al Parco del Vesuvio e al Parco nazionale del Cilento, sono state inserite nella rete mondiale di riserve di biosfera all'interno del programma Mab dell'Unesco. L'Ente delle ville vesuviane possiede, tra l'altro, direttamente villa Campolieto, che ospita da tempo le attività di formazione della scuola manageriale Stoà dell'Iri. Una convivenza non sempre semplice, almeno stando all'ultima relazione della Corte dei conti sulla gestione delle ville vesuviane, quella del 2001. Alla fine dell'anno a bilancio erano iscritti crediti nei confronti di Stoà per 732 milioni delle vecchie lire.
Urbani privatizza le ville vesuviane
Il ministro dei beni culturali Giuliano Urbani ha firmato un atto ministeriale che prevede la trasformazione dell'Ente per le ville vesuviane, un consorzio di diritto pubblico, in una fondazione di diritto privato. Questo passo consentirà l'ingresso di soci non istituzionali e la partecipazione dei privati al piano industriale per lo sviluppo del territorio vesuviano. Le ville vesuviane, insieme al Parco del Vesuvio e al Parco nazionale del Cilento, sono state inserite nella rete mondiale di riserve di biosfera all'interno del programma Mab dell'Unesco.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo